20 settembre 2018

Un freno al WTO

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La scuola? Una merce. La sanità? Una merce. L’acqua? Una merce. In nome della libera concorrenza globale, saranno queste le proposte dell’Unione Europea al prossimo vertice di Cancun a proposito di GATS, l’Accordo generale sul commercio dei servizi. La nuova versione di questo accordo potrebbe ampliare ancora i diritti delle grandi imprese a discapito dei diritti dei cittadini, della democrazia e della trasparenza.
A questa ennesima deriva liberista si oppone la neonata campagna“Questo mondo non è in vendita”, in difesa dei servizi pubblici e contro l’allargamento dei poteri del WTO, sorta nell’ambito del coordinamento europeo di organizzazioni non governative “Seattle to Brussels” e della rete internazionale OWINS (“Our World Is Not for Sale”), presenti al Forum Sociale Europeo di Firenze e al World Social Forum di Porto Alegre, appuntamenti cruciali per organizzare e rafforzare l’offensiva dei movimenti in vista dell’appuntamento di Cancun. Il primo passo è una forte azione di pressione sui presidenti di Camera e Senato, sui gruppi parlamentari e sulle commissioni Esteri e Commercio perché si apra con la massima urgenza un dibattito parlamentare su questo tema, visto che entro il 31 marzo l’Unione Europea dovrà presentare la propria proposta ufficiale al WTO e che i governi nazionali avranno solo un mese di tempo per presentare i loro commenti alla bozza che sarà pronta ad inizio febbraio.
La campagna – che oltre a contrastare la liberalizzazione dei servizi pubblici, punta l’indice sul temadell’agricoltura, del diritto ai farmaci e delle minacce all’ambiente – assume nel nostro paese una particolare importanza considerata la presidenza italiana dal luglio 2003 del Consiglio Europeo. L’Unione Europea è infatti al momento in prima linea non solo nel sostenere la liberalizzazione dei servizi nell’accezione più ampia, ma anche nel fare pressioni affinché al prossimo vertice ministeriale WTO, tra il 10 e il 14 settembre di quest’anno, vengano aperti nuovi tavoli di trattative sugli investimenti, gli appalti pubblici e le regole di concorrenza.
L’effetto principale sarebbe una limitazione della democrazia nei paesi aderenti, tanto che i governi nazionali e locali sarebbero ostacolati nel regolamentare l’attività delle imprese straniere sul proprio territorio e addirittura – è già previsto da vari accordi commerciali bilaterali – potrebbero vedersi citati in giudizio per “mancato profitto”, ad esempio per l’applicazione di leggi di protezione ambientale o di tutela dei lavoratori.

Oltre alla difesa dei servizi pubblici ed al blocco del tentativo di allargamento del mandato e dei poteri del WTO, la campagna mira alla cessazione della pratica dei sussidi alle esportazioni di prodotti agricoli, applicata dall’Unione Europea, ponendo fine ad un fenomeno di dumping a svantaggio dei piccoli produttori, ed alla modifica dell’accordo TRIPS in modo che sia cancellato l’obbligo di brevettazione delle risorse genetiche e sia garantito l’accesso ai farmaci essenziali in tutti i Paesi del pianeta.
Le iniziative previste dalla Campagna “Questo mondo non è in vendita” proseguiranno nei prossimi mesi con azioni di informazione presso i cittadini e i sindacati, proposte di mozione agli enti locali, azioni di pressione sui parlamentari e sui ministeri coinvolti, con l’obiettivo di evitare che il Vertice di Cancun sancisca la supremazia delle regole del commercio su tutti gli accordi internazionali, esistenti e futuri, in materia di sicurezza e sovranità alimentare, di protezione dell’ambiente, di diritti alla tutela della salute, di educazione, dell’accesso all’acqua, e più in generale di tutti i diritti umani fondamentali.
Info: http://www.campagnawto.org

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