23 settembre 2018

Un appello da Sollicciano

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Noi che stiamo scrivendo questa lettera siamo 80 detenuti albanesi di Sollicciano. Con questa lettera vi rivolgiamo agli organi competenti e al nostro consolato albanese per i nostri diritti come detenuti che ci sono stati negati. Le nostre richieste di 80 detenuti sono che veniamo rispettati come detenuti italiani e che danno anche a noi gli stessi diritti che hanno loro come detenuti perché noi come albanesi non veniamo considerati nella stessa maniera e veniamo essere dimenticati. Noi vi rivolgiamo a questi organi per far si che tutto ritorna come prima anche la vita qui in questo carcere. Noi albanesi per circa 50 anni siamo stati sotto la dittatura e abbiamo sofferto tanto dal dittatore Hoxha perché anche lui ci ha tenuti in isolamento e distaccati dagli altri e anche qui in questo carcere dove siamo 80 albanesi si comportano in tale maniera isolato da altre persone. Noi come albanesi abbiamo sperato che in Italia c’è democrazia e non razzismo perché anche quando arrivano persone da fuori per sentire noi i nostri problemi e noi non ci lasciano esprimere i nostri problemi perché appena noi parliamo veniamo chiamati dall’ispettore che ci fanno rapporto. Noi vi chiediamo agli organi competenti che veniamo trattati come tutti altri carcerati di Italia e niente di più. Le nostre richieste che levino il nostro isolamento, che danno il diritto di lavorare i 4 posti di lavoro che sono nella sezione che questo diritto non lo abbiamo più perché anche noi albanesi vogliamo lavorare in questi posti di lavoro e loro portano altri detenuti da altri sezioni italiani e tunisini, di avere aria come italiani tutti i giorni e non 1 ora al giorno anche questo diritto non l’abbiamo più, il diritto di andare in chiesa come tutti altri anche questo diritto non l’abbiamo più, di poter andare nel campo sportivo come tutti altri anche questo diritto non l’abbiamo più: c’è stato negato tutto questo. Chiediamo di essere visitati dal medico come tutti altri e non come animali, per un dolore del dente ci danno supposte, per una visita devi aspettare 1 giorno a settimana anche se sei troppo malato, quando vai dal dottore non ti danno le medicine che servono ma ti dice che li devi comprare: e dove li troviamo i soldi noi albanesi. Nella nostra sezione hanno portato anche persone che sono portatori di malattie infettive come AIDS e altre malattie gravi; quelli che li hanno portati lo sanno perché li hanno portati da noi e non li hanno portati da italiani. Noi non sappiamo se questo è razzismo: abbiamo parlato con organi ispettori e loro hanno risposto con rapporti e isolamento. Voglio fare un appello al nome di tutti detenuti che quel che stanno fori non lo sanno la nostra situazione e non possono credere che questa è la verità perché loro non sanno la vita che noi facciamo qua; solo chi la prova lo crede e tutto questo è solo la verità che esce da dietro le sbarre di 80 albanesi che si trovano a soffrire e essere isolati senza colpa solo perché vogliono che sia cosi per noi. Spero che qualcuno si renderà conto di tutto questo perché siamo umani. Noi ci troviamo 4 persone in una cella piccola che uno di loro è costretto a dormire in pavimento; per noi albanesi c’è una sezione dove ci troviamo tutti e qui si trovano una parte che sono stati condannati e sono definitivi ma a nessuno importa niente di noi e vengono lasciati senza giudicare per tanto tempo; noi non sappiamo ancora come va finire la nostra situazione se facciamo domandine all’ispettore per parlare non veniamo chiamati da parte loro perché non vogliono sapere di nostri problemi. Perché con altri non si comportano in questa maniera o c’è questa parola che se ne frega sono degli albanesi? Preghiamo che gli organi competenti e l’ambasciata albanese ci risolvono questa situazione e che fanno luce sulle richieste nostre di 80 persone umani nel carcere di Sollicciano.

Un saluto da 80 albanesi
con fiducia in voi.
Sollicciano, Firenze

Le condizioni già tragiche di sovraffollamento e perdita di diritti del carcere di Sollicciano si sono ulteriormente appesantite per i detenuti albanesi dopo la recente evasione di cinque loro connazionali. Pare questo infatti il pretesto delle limitazioni e restrizioni loro imposte a dispetto del regolamento: niente lavoro, aria a turno, scuola e attività sospese, vigilanza accentuata.
Alcune ispezioni di parlamentari hanno denunciato pubblicamente questa situazione inaccettabile, ma malgrado un recente suicidio, ad oggi tutto tace.
è paradossale che tutto ciò accada proprio nella democratica Toscana che per prima nella storia abolì la pena di morte e che oggi si promuove a strenua difesa dei diritti umani nel mondo.
Per saperne di più:

www.firenzesocialforum.net/isttotali
 

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