Un altro sgombero al freddo

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Al campo Olmatello il 14 gennaio Muharen Bejzak ha visto sequestrare la sua roulotte e distruggere la piccola costruzione dove abitava con la famiglia (il figlio più piccolo ha sette anni). Erano presenti le forze dell’ordine ed operai e tecnici del Comune di Firenze e del Quartiere 5. I motivi di questa azione non sono risultati chiari.
Lo sgombero è avvenuto nonostante Bejzak abbia i documenti in regola (risulta rifugiato) e tutti gli atti rilasciati dal Comune (carta d’identità, stato di famiglia ecc.) indichino la sua residenza al campo. E soprattutto nonostante le temperature polari di quei giorni.
Muharen non ha nessuna copia dell’ordinanza, né un verbale di sequestro della roulotte di sua proprietà. L’atto è indicato come legittimo dal Quartiere 5.
Il fratello Adem, dell’Associazione Amalipé Romanò si sfoga: “Vogliamo vivere insieme, collaborare. Noi cerchiamo l’inserimento, lavoravamo come autisti in Kossovo, avevamo una casa, la guerra l’ha distrutta. Adesso lavoriamo qua in Italia, siamo onesti e non abbiamo mai dato problemi. Perché non possiamo ragionare con la presidente del Quartiere 5 e trovare una soluzione? Mi sembra che la Madonnina del Grappa (la coop. sociale che gestisce il campo) protegga e aiuti alcuni e altri invece li combatta: non capisco questo comportamento”

Piero Colacicchi dell’Associazione per la Difesa dei diritti delle Minoranze (ADM), interviene “Come membro del Comitato di gestione del campo mi sento chiamato in causa, e annuncio la sospensione mia e quella dell’associazione di cui faccio parte finché non verrà fatta chiarezza. Il Comitato è formato da due rappresentanti rom, due delle associazioni di solidarietà, un rappresentante della cooperativa che gestisce il campo e i rappresentanti politici e tecnici del Quartiere 5. Fino alla passata presidenza (Stumpo) avevamo la possibilità di discutere le scelte che venivano fatte, ma con la presidenza Collesei e con l’entrata della cooperativa nella gestione del campo le cose sono cambiate: è stato istituito un altro Comitato di controllo ristretto alla sola cooperativa e al Quartiere 5. Di fatto quest’ultimo sembra delegittimare il Comitato di gestione. La cooperativa a mio giudizio non ha rispettato i termini del contratto, che la vincolava a tenere in buono stato il campo impegnando anche i rom e promuovendo percorsi di inserimento lavorativo, oggi più che mai indispensabili per garantire la prosecuzione del permesso di soggiorno”.
Colacicchi allarga la sua critica anche al Comune, esibendo un fax del 30 luglio 2002 a firma dell’assessore all’immigrazione Monciatti. Il fax, arrivato dopo la vergogna dello sgombero dell’area Masini nel Quartiere 4, parla di una commissione, aperta alla società civile – associazioni comprese – con compiti di studio, proposta e possibile concertazione di progetti per gli insediamenti rom. È in sostanza un impegno del Comune per l’attuazione di una delibera del 1996. Da allora però non si è visto nulla di ccncreto. Il rischio paventato da Colacicchi è che possano ripetersi episodi come lo sgombero di numerose famiglie avvenuto al campo Masini nel luglio scorso, senza che fossero state già predisposte soluzioni di accoglienza alternative, o la vicenda della famiglia Bejzak, visto che nessun piano sembra guidare il progressivo superamento/smantellamento dei campi spesso annunciato.

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