Un giorno con l'assessore Marson: "La Piana è un caos, il parco metterà ordine"

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volo di germani all'Oasi di Focognano

Alessio Gaggioli dal Corriere Fiorentino

Proust diceva che «il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». Oggi, più che nuovi occhi, per orientarsi e scoprire i tesori nascosti della piana fiorentina, servirebbe una bussola. O per lo meno un più moderno Tom Tom. Perché il viaggio con l’assessore regionale all’urbanistica Anna Marson è il viaggio in un immenso, caotico retrobottega. Dove tutti — i Comuni — hanno scaricato dagli anni ’70 in poi labirinti di capannoni, funzioni, grandi e piccoli palazzi. Anche se l’intenzione di fare della piana un parco agricolo e naturale è ormai vecchia di 50 anni. L’intenzione sotto cui nascondere la polvere.

«Per ogni Comune è come se il proprio confine fosse stato il retrobottega perché sono cresciuti per ospitare ciò che veniva espulso da Firenze. Il sindaco Renzi che paragona il suo piano strutturale all’incremento volumetrico degli altri Comuni dovrebbe metterlo in conto. Tutte le attività indesiderate sono finite qui. A partire dall’impianto di trattamento dei rifiuti. Ma i Comuni, sia chiaro, non hanno subito passivamente, erano contenti anche loro».

Il viaggio con Marson nel retrobottega comincia dai suoi uffici a Novoli. Dalla finestra da cui ogni mattina vede, come se fossero in fila «i due mostri»: Multiplex e Palazzo di Giustizia e laggiù seminascosta, la cupola del Duomo. Un viaggio che comincia con il cemento («abominevole», dice l’assessore) della Scuola Marescialli. Per capire ciò che sembra incomprensibile: un parco nella piana?

Il progetto c’è. È fermo nelle commissioni del consiglio regionale (la giunta ha elaborato e proposto l’area di salvaguardia che una volta adottata dalla Regione imporrà lo stop al cemento per tre anni in attesa dell’istituzione vera e propria del parco) e va incastrato con il futuro dell’aeroporto. «Ma il parco serve a dare ordine al caos», spiega Marson. A mettere in rete i tesori nascosti (come i puntini della settimana enigmistica da unire) per liberarli dalla ragnatela del cemento senza criterio. I puntini in realtà sono il Polo scientifico di Sesto, le ville medicee sopra la Perfetti Ricasoli (la Regione ha chiesto il riconoscimento dell’Unesco), l’oasi del Wwf Focognano nata ai piedi della discarica di Case Passerini; lo splendido parco di Travalle, la Pompei della Toscana (Gonfienti); Villa Montalvo; il Bisenzio (forse un giorno ciclabile) che dalla Rocca Strozzi di Campi potrebbe congiungersi con Gonfienti; Cascine di Tavola sotto l’argine dell’Ombrone dove l’antica fattoria sopravvissuta ad un maxiprogetto di lottizzazione è ormai un rudere; fino all’acqua del Parco dei Renai, al mulino che rischia di cadere a pezzi sul fosso macinante a San Mauro a Signa. Puntini che oggi si trovano solo con il Tom Tom.

L’assessore Marson quando è arrivata in Regione ha trovato sul tavolo solo il titolo del parco (e il lavoro del garante della comunicazione Massimo Morisi che ha raccolto negli anni i pareri di cittadini e amministratori). Nulla di più. «È un progetto antico che coincide con l’inizio dell’espansione urbanistica nella piana. Negli anni ’80 si è cercato di dare forma al piano, di dare ordine a ciò che era costruito e ciò che doveva restare agricolo. Ma i terreni strappati al cemento sono eccezioni: l’oasi di Focognano, il parco dei Renai, Cascine di Tavola, il parco di Travalle. Nella scorsa legislatura si è fatto questo masterplan, senza un vero progetto territoriale. Solo uno slogan e alcuni finanziamenti».

Questa è la storia dei continui rinvii perché forse era più conveniente costruire, cacciare fuori da Firenze e dai centri storici, nel retrobottega, i palazzacci, le aree industriali labirintiche in cui, nonostante l’assessore munito di mappa (e il solito Tom Tom) ci siamo persi. Un gioco di incastri, come si incastrano l’area di salvaguardia del parco e quella dell’aeroporto che dipende da che pista (se) si farà. Un tormentone, proprio come il parco della piana. Un tormentone — quello della pista parallela — a cui bisogna aggiungere almeno due ostacoli insormontabili (secondo un recente studio sulla sicurezza commissionato dalla Regione) il Palazzo di Giustizia, la Scuola Marescialli e in seconda battuta il futuro camino del termovalorizzatore e il Novotel. Mentre l’aereo dell’Alitalia parte, Marson, in fondo alla pista, dietro alla recinzione, fotografa e riflette: «Firenze ora vorrebbe allontanare da sé anche l’aeroporto (con la pista parallela, ndr), ma proprio per tutto quello che è stato inserito attorno credo che non sia più praticabile. Non c’è stata pianificazione».

Questa è la storia della Piana. Mentre da Peretola raggiungiamo il Polo Scientifico, dove con il finanziamento regionale è cominciata la realizzazione della ciclabile che dovrebbe congiungere il Polo con Sesto l’assessore racconta: «Il Polo avrebbe bisogno di non avere un aeroporto accanto, ma già ce l’ha. Avrebbe la necessità di essere connesso con percorsi ciclopedonali a Firenze e di essere raggiunto dal trasporto pubblico. I ricercatori di agraria invece sarebbero interessati a fare qui dell’agricoltura sperimentale». Tra il Polo e la discarica di Case Passerini c’è un gregge di pecore. Sono di un pastore sardo, Renato Ghisu, che ogni anno regala le caciotte ai dipendenti della Quadrifoglio. Per raggiungere la discarica ci si deve infilare in un dedalo di strade, di traffico. Ci perdiamo. Più di una volta. Le strade cambiano, i sensi di marcia pure. La voce elettronica del Tom Tom ripete «cambiamento dell’itinerario, cambiamento dell’itinerario». Questa è la piana che nasconde i suoi tesori. Che non può perdere l’occasione della svolta. Il gregge intanto si è spostato ai piedi della collina di rifiuti coperti da un metro e mezzo di terra e prato. La discarica è quasi piena. La strada del termovalorizzatore è ormai segnata. A giorni verrà aggiudicato il progetto per la realizzazione di un camino alto circa 102 metri sul livello del mare.

È incredibile pensare che proprio qui, ai piedi della discarica, ci sia un’oasi come quella di Focognano. Un’isola inimmaginabile se non arrivando fin quassù: «L’esempio straordinario di rinaturalizzazione e di come anche le aree apparentemente più degradate possano di fatto essere trasformate — dice Marson — in zone di elevata valenza paesaggistica ambientale». Sotto è di nuovo caos. Disorientamento. Invischiati nella ragnatela senza criterio. Fino al prossimo scollegato punticino: Gonfienti. La città etrusca sepolta, schiacciata dall’Interporto. Quasi inaccessibile (se non passando da una strada disastrata). «Eppure questa è la Pompei della Toscana», indica l’assessore. Nel progetto del parco sarebbe fondamentale valorizzarne il museo, riprendere davvero gli scavi di quello che era l’itinerario commerciale etrusco. Un filo unico che dall’Elba arrivava a Gonfienti passando dalla Val di Cornia e poi verso Est, fino a Marzabotto, fino all’Adriatico a Spina, nel ferrarese.

Da Gonfienti verso Cascine di Tavola, tra Prato e Poggio a Caiano — dopo aver attraversato lo splendido parco di Travalle — per arrivare davanti all’antica cascina che cade a pezzi, abbandonata. Quasi un rudere, accanto ad un campo da golf. Dall’altra parte dell’Ombrone c’è la Villa medicea di Poggio a Caiano e un progetto già ben avviato per la costruzione di un ponte pedociclabile. Nel mezzo c’è Campi Bisenzio e un altro simbolo abbandonato — la Rocca Strozzi — che però tornerà a vivere. Ci sono Simone e Claudio che è arrivato fin dal Valdarno per pescare cavedani nel Bisenzio («che prima era una fogna») ai piedi della Rocca. «Nei giorni scorsi abbiamo siglato un accordo con il Comune — spiega l’assessore — il primo vero tassello del Parco per riqualificare la Rocca e valorizzare il sistema archeologico di Gonfienti. Un accordo da oltre 3 milioni di euro che comprende anche la piantumazione di 1500 alberi nei 200 ettari di parco di proprietà del Comune». Il primo passo concreto. Perché la questione ora più che mai è politica.

Quando il piano uscirà dalla Regione saranno i Comuni a doverne dare attuazione. A riempirlo di contenuti per favorire l’aumento delle aziende agricole e soprattutto le piste ciclabili che sono poi la ragnatela che congiunge i punticini. Mettere da parte insomma gli appetiti di cemento. La partita si gioca ora, nella definizione dell’area di salvaguardia del parco che mangia alcune previsioni urbanistiche. E che si intreccia con il futuro di Peretola. Il tempo è scaduto: «C’è la questione dell’aeroporto e dei Comuni che rivendicano di poter dare attuazione ad una serie di previsioni urbanistiche non ancora operative ma che loro hanno promesso. Questo progetto è importante per la qualità di vita della piana. Riconnettiamo quei punti, diamo senso e forma all’insieme di elementi che possiede. Altrimenti questa piana se la tengano così. Finora la discussione pubblica è stata più sull’aeroporto. Ma quando si discute di Peretola i Comuni sono tutti ambientalisti. Quando si discute del parco un po’ meno».

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