Un cristianesimo ribelle. Si è spento Enzo Mazzi,voce della comunità dell'Isolotto

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Riccardo Chiari da il manifesto

Come ogni domenica, anche oggi l’appuntamento della Comunità dell’Isolotto è alle 10.30, alle «Baracche» in via degli Aceri 1. «Fra le altre cose – anticipa Carlo Consigli – socializzeremo l’assenza di Enzo, e la continuità della sua presenza». Nel solco di quella esperienza comunitaria che Enzo Mazzi considerava essenziale. Come una bussola che lo ha guidato per una intera esistenza. Di cui ha fatto dono, non solo metaforico, alle donne e agli uomini della comunità. Con loro non potrà più camminare insieme. Grazie a loro, e ai tantissimi che di settimana in settimana, anno dopo anno, hanno socializzato negli appuntamenti comunitari della domenica, Enzo Mazzi continuerà ad esserci.

Per sua espressa volontà, la morte non doveva essere una notizia. L’ennesimo rifiuto della «caratterizzazione personalistica» che l’ex parroco del quartiere popolare e operaio dell’Isolotto aveva abiurato, fin dagli albori della Comunità. «Ma il manifesto era importante per Enzo», riconosce Consigli. Perché l’eretico quotidiano comunista era per lui un altro luogo dove comunicare con gli altri i temi delle riflessioni comunitarie della domenica. Riflessioni che, negli anni, sarebbero finite anche sulle pagine fiorentine di altri quotidiani. Perché affrontavano questioni, fossero l’acqua bene comune oppure la democrazia in fabbrica, insieme locali e globali.

Anche in questi ultimi mesi, quando già la malattia ne fiaccava il corpo ma non lo spirito, a Enzo Mazzi non erano sfuggiti avvenimenti come il «Se non ora, quando?» del 13 febbraio. Affrontato così: «Le donne che si riprendono le piazze si riprendono anche per se stesse e per tutti noi il potere sulla sacralità della natura, dei corpi, della sessualità e, mettendo un po’ di enfasi, sulla sacralità di tutto l’esistente. «Se non ora, quando?». Poi erano arrivate altre riflessioni critiche, di fronte al tentativo di considerare anche Primo Maggio «una festa da sacrificare all’orgia del consumo».

Infine, lo scorso 28 agosto sul manifesto, l’ultimo graffio: «Per la strategia liberista la gente deve scordare il suo passato sociale, e non avere altro ideale e identità che la religione del danaro». Sempre nel segno delle comunità cristiane di base di cui all’Isolotto, insieme a Sergio Gomiti e Paolo Caciolli, era stato precursore. Raccontate in quel «Cristianesimo Ribelle», edito tre anni fa per “manifesto libri”, dove tirava le fila di quella spinta profonda che da 43 anni ha portato molti credenti a mettere in discussione le gerarchie ecclesiastiche e i nessi tra chiesa e potere. Trovando nelle comunità un luogo-laboratorio dove socializzare riflessioni ed esperienze.

0 Comments

  1. Leda (Suor Stefania) Baldini

    Enzo, fratello carissimo, pesa dentro la tua assenza, tanto, per tutta la grande famiglia dell’Isolotto ma anche per le innumerevoli persone che da te hanno ricevuto speranza e rinnovata fiducia e che tu non conoscevi prima d’ora. E adesso tutto vedi con stupore e gratitudine. Continua a camminare con i tuoi amici, sempre con il tuo splendido sorriso. Ti vogliamo bene. Grazie.

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  2. Dario De Santis

    Enzo caro, ho avuto la fortuna di incrociare il tuo cammino solo due anni fa e, al rimpianto per non averti conosciuto prima, antepongo l’onore di aver condiviso con te, alla comunità dell’Isolotto, tantissime esperienze di crescita, pertecipazione e scambio. Dicevi che tutte le cose non muoiono e che per non reiterarsi inutilmente nelle stesse forme (come le istituzioni…) rinasceranno su altre basi. Credo prorpio che tu avessi ragione e ci hai momentaneamente lasciati nel modo più signorile che indubbiamente ti è proprio. Portero’ sempre dentro il tuo sorriso contagioso e, mi auguro, quella luce speranzosa che eri in grado di emanare in ogni tua analisi e occasione di confronto. Grazie e un grande abbraccio

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