"Un atto di arroganza ecclesiastica". La chiesa di base si stringe intorno alle Piagge

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Preoccupati per il futuro della Comunità delle Piagge ecco alcuni degli attestati di solidarietà della Chiesa di base italiana.

di Valerio Gigante

Adista
che scrivono che riconoscere la sacralità dell’amore di Sandra e Fortunato “è compito delle relazioni comunitarie che essi stabiliscono, prima e più che dell’autorità”. Per questo, di fronte a una sanzione di tale gravità, scrivono le CdB, “riteniamo che la comunità ecclesiale, la ecclesia, abbia il dovere di far sentire la propria voce nei modi che si riterranno opportuni, perché si sospenda il provvedimento e si convochino gli organismi della partecipazione per consentire a don Santoro e alla comunità delle Piagge di socializzare i problemi che si sono creati e per far sentire loro che la Chiesa non è un organismo burocratico, ma una comunità di persone credenti nell’amore che si parlano, si sostengono, si amano…”. “Chi ha deciso il provvedimento ha un’idea di Chiesa preconciliare, come realtà di sudditanza verso la gerarchia e di controllo totale da parte del potere. Il ‘Popolo di Dio’ per loro non esiste”.

Noi Siamo Chiesa: la Curia si pone contro la legge

Sulla stessa linea Noi Siamo Chiesa, che bolla la rimozione di don Santoro come “un atto di arroganza ecclesiastica”. Questa decisione, scrive il movimento, “è anche in opposizione indiretta (e ingiustificabile) a una legge dello Stato che definisce l’anagrafe di ogni cittadino, prendendo saggiamente atto delle possibili modifiche che possano essere intervenute in una persona nel corso della vita, in conseguenza di un complesso e rigoroso iter, rispetto alla identità sessuale alla nascita”.

Enzo Mazzi: Betori più rigido del Diritto Canonico

Fa eco a queste parole anche Enzo Mazzi, da 40 anni animatore di un’altra Comunità di base fiorentina, quella dell’Isolotto. La decisione della Curia, scrive Mazzi, è “incomprensibile per chi orienta la propria vita senza fare riferimento alla fede religiosa ed è inaccettabile per chi fa riferimento al Vangelo. ‘Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato’”. “Chi ha redatto il testo canonico dimostra di averne tenuto conto almeno in parte. Tant’è vero che proprio il Diritto Canonico prevede stati di necessità nei quali le regole sono sospese”: “Le autorità diocesane vogliono essere più rigide e impietose del Diritto?”.

Don Barbero: “Disobbedire in nome del Vangelo”

“Piena solidarietà” alla comunità e al “carissimo don Alessandro” anche da un altro prete, don Franco Barbero, duramente colpito dalla gerarchia per aver voluto, con la sua vicinanza alle coppie gay, dare risposte concrete ai tanti credenti che vivono situazioni di emarginazione nella Chiesa e che chiedono accoglienza e dignità: “È estremamente importante saper disobbedire alle gerarchie ecclesiastiche per obbedienza al Vangelo in questa Chiesa cattolico-romano-talebana. Il provvedimento dell’arcivescovo è privo di qualunque validità sul piano evangelico perché non è stata ascoltata la comunità di cui Alessandro è presbitero”. “Ciò che la comunità delle Piagge ci testimonia è prezioso: è sempre un segnale evangelico saper resistere ai tiranni e difendere il diritto alla libertà dei figli e delle figlie di Dio”.

Don Tonio Dell’Olio: un potere che non dialoga

Dal sito di Mosaico di Pace (www.peacelink.it/mosaico) anche don Tonio dell’Olio esprime vicinanza e sostegno al prete delle Piagge ed alla sua gente, attraverso una lettera aperta: “L’aspetto che maggiormente mi amareggia”, scrive don Tonio, è sapere come “l’arcivescovo non sia mai venuto ad incontrare il quartiere e i suoi problemi, la tua comunità e i suoi operatori, ovvero non abbia tenuto in conto il complesso della tua/vostra azione pastorale e sociale a favore della gente che abita le case de Le Piagge e soprattutto degli ultimi accanto ai quali vi spendete quotidianamente”.

Don Vitaliano: il dissenso, amore per la Chiesa

“È facile parlare e sputare sentenze dalle stanze ovattate e asettiche dei sacri palazzi; il difficile è confrontarsi con le persone in carne, ossa e fiato e con le loro contraddizioni”, scrive un altro prete vicino agli esclusi ed ai senza voce, don Vitaliano Della Sala: uomini e donne “che chiedono di non essere emarginati anche dalla Santa Madre Chiesa, che in queste vicende mostra di essere poco chiesa, per niente madre, pochissimo santa”. “Don Alessandro e la sua comunità delle Piagge, hanno cercato di dare risposte, hanno accolto e riempito di calore umano e cristiano Sandra e Fortunato, li hanno fatti sentire ‘normali’, forse l’unica volta nella loro vita”. Dopo il provvedimento di rimozione, “la Chiesa è più povera di profeti”. Don Vitaliano chiude con un appello: “Noi cristiani abbiamo il dovere di dissentire quando ci accorgiamo che certe scelte producono ingiustizie e sofferenze nel mondo; se poi queste ingiustizie avvengono all’interno della Chiesa, allora noi cristiani dobbiamo dissentire con più forza, proprio perché amiamo la Chiesa e crediamo nella Chiesa, un’altra Chiesa possibile, necessaria, indispensabile, continuamente in costruzione!”.

Fonte Adista

0 Comments

  1. Alessandro Cristofaro

    Nel 2007 Benedetto XVI ha accusato alcune tesi della teologia della liberazione, a cui anche comunità di base si ispirano, di aver eletto i poveri a “luogo teologico fondamentale” – cioè a principale fonte di conoscenza –, al posto della “fede apostolica trasmessa attraverso la Chiesa a tutte le generazioni” (cito da un’enciclopedia on line).
    Mi faccio una domanda, e la faccio anche ai rappresentanti delle c.d.b.
    Perché persone perbene e in buona fede si ostinano a rimanere nella chiesa cattolica, frapponendo tra la loro condizione e la coerente osservanza del Vangelo un gigante che non si può combattere (come lo ha definito don Santoro domenica scorsa), ma a cui, volenti o nolenti, sacrificano la propria vita e la propria libertà?
    L’esclusiva dell’osservanza del Vangelo è appannaggio della chiesa cattolica? Extra ecclesiam nulla salus? Non si osserverebbe meglio il vangelo, tornando all’essenzialità dell’amore per l’altro, senza per questo mischiarsi alla perversa multinazionale, che strumentalizza la vita di Gesù, solo al fine di fondare e perpetuare il proprio potere?
    Il Vangelo, mi pare, è profondamente anti-istituzionale. La chiesa, invece, è un ente storico, nato, nella sua forma attuale, per il volere di un imperatore romano, e tuttora connivente con il potere, anche quando quest’ultimo annulla i diritti dei più deboli
    Mi scuserete se dico che il combattere dal di dentro la chiesa è un’espressione suggestiva, ma che non mi ha mai convinto.
    Si può alzare la voce, indignarsi, denunciare, opporsi, resistere.
    Ma si sta dentro la chiesa, e le si deve obbedienza volenti o nolenti; finché si è utili alla rappresentanza, c’è tolleranza, ma quando poi si inizia a non osservare il sabato, per far prevalere il Vangelo, si fa paura, e dunque si è prontamente messi a tacere.
    Un giorno, va da sé, si finirà per essere strumentalizzati: accadeva già ai tempi di Gesù (MT 23,30), e accadrà sempre.
    Se sbaglio mi correggerete (cito un esponente della vostra casta prossimamente santo), ma, mi pare, che Gesù stesso, pur avendo probabilmente frequentato correnti interne al giudaismo, tra cui forse anche i farisei, né uscì e le combatté, fino a pagare con la morte: vi siete mai chiesti perché? Non era questa condizione di libertà che lo rendeva libero di dire “voi ipocriti”?

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