24 settembre 2018

Un altro suicidio a Sollicciano: "Condizioni insostenibili, responsabilità di tutti".

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di un carcere che contiene piu del doppio dei detenuti che può e deve ospitare. Basterebbe questo dato a creare condizioni non umane, con persone accatastate l’una sull’altra, chiuse in celle sovraffollate anche per 22 ore al giorno perchè non c’è personale di sorveglianza per farle uscire, senza acqua calda, spesso senza luce perchè le lampadine rotte non vengono sostituite, con cibo scadente perché manca una seconda cucina. In questo inferno tutte le istituzioni hanno responsabilità. Certamente ne ha il Governo, che dovrebbe cominciare ad abrogare leggi come la Bossi Fini sull’immigrazione, la Fini Giovanardi sulle droghe e la Cirielli sulla recidiva, provvedimenti incivili che hanno riempito a dismisura le carceri criminalizzando situazioni e comportamenti che dovrebbero essere trattati in ben altro modo (immigrati e tossicodipendenti in primis).

Ma nessun’altra istituzione può chiamarsi fuori, a partire dal Comune di Firenze che, per sua competenza, dovrebbe porsi il problema delle strutture per l’applicazione delle misure alternative alla detenzione che la legge prevede e che non vengono applicate perchè le strutture non ci sono. Già questo allenterebbe il sovraffollamento. Più volte il Consiglio comunale ha affrontato il tema delle condizioni di vita di Sollicciano, anche tenendo sedute all’interno del carcere stesso e soprattutto approvando atti che chiedevano alla Giunta impegni precisi. Si veda, ad esempio, la mozione presentata da perUnaltracittà, fatta propria da commissioni consiliari e approvata all’unanimità il 30 novembre 2009; vi si impegnava l’Amministrazione, tra le altre cose, a: “Puntuale azione di verifica delle condizioni igienico-sanitarie della struttura; reinserimento dei detenuti e delle detenute individuando anche strutture idonee all’accoglienza a coloro che sono in permesso o ammessi alle misure alternative, come pure sistemazioni temporanee per fine pena; coordinamento con altri Comuni dell’area metropolitana etc etc”. Impegni a cui non è stato dato seguito.

Il carcere rimane, al di là delle parole formali puntualmente espresse nelle circostanza drammatiche in cui un detenuto si toglie la vita come in questo caso, un grande rimosso collettivo, in fondo alla classifica delle priorità di amministrazioni che privilegiano operazioni d’immagine e di cassetta. E pensare che lo stato in cui versano le carceri è un indicatore che rispecchia direttamente il grado di civiltà di una società. Su questo Firenze ha molto da lavorare, a dispetto delle ribalte luccicanti e delle operazioni d’immagine che appaiono sempre più lontane e scollegate dai problemi reali della città.

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