Tutto nasce dal basso

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Nel 2001 la Comunità delle Piagge ha dato origine a un’interessante esperienza di microcredito: il Fondo Etico. Molti ne avranno già sentito parlare perché l’Altracittà in passato ha dato più volte spazio a questa realtà. Eppure non è mai troppo lo spazio che si dedica a coloro che hanno il coraggio di coltivare ostinatamente un’alternativa, soprattutto se si pensa alla piattezza di prospettive in cui siamo immersi quotidianamente. Ed è proprio per questo che oggi più che mai sentiamo il bisogno di capire meglio questa realtà, come funziona e quali sono i buoni motivi per continuare a investire nel Fondo Etico. Ne abbiamo parlato con Chiara, una delle socie.
Intanto non si tratta di un investimento, ma di un’adesione a un progetto. è una raccolta di denaro certo, ma partecipata. E questa è una delle cose più importanti da sottolineare. Per quanto riguarda i buoni motivi, ti dico quali sono i miei. Per me è importante cercare di cambiare un pezzo di mondo e provare a essere partecipi di questo cambiamento. Nel Fondo Etico questo è possibile: ci si rende consapevoli che tutti possiamo fare qualcosa, anche se si tratta solo di un angolo del mondo, come sono le Piagge. Ma non è questo che importa, perché è dalle piccole azioni, quotidiane e magari marginali, che nascono i cambiamenti e “gli altri mondi possibili”.
Come funziona il Fondo?
Si tratta di mettere a disposizione degli altri una piccola parte del denaro che in questo momento non ti serve per vivere. Ma non è un regalo, non è beneficenza. Il denaro resta in possesso della persona che lo ha reso disponibile, che può richiedere un tasso di interesse pari a quello dell’ inflazione. Anche se degli 85 soci attuali, pochi hanno chiesto gli interessi. Le quote del resto sono in genere basse. Noi preferiamo avere più soci con piccoli contributi ciascuno, piuttosto che viceversa. Ad esempio gli studenti di solito mettono quote di 25 o 50 euro. Insomma, ognuno partecipa secondo le proprie possibilità, ma la cosa fondamentale è che partecipi. Non ci interessano i soldi di quelli che poi non si fanno mai vedere alle riunioni perché la scommessa grossa del Fondo è quella sulle persone e se le persone non ci sono non c’è nemmeno il Fondo.
I soldi raccolti vengono versati alla Mag6 di Reggio Emilia, nostra compagna di viaggio in quest’avventura, e la Mag6 effettua i prestiti. Ovviamente la Mag è solo un intermediario, noi le sottoponiamo il prestito e lei lo approva (anche perché ha la copertura totale della cooperativa sociale Il Cerro). Ma il lavoro che c’è a monte, di incontro con le persone che chiedono il prestito, di discussione e selezione delle richieste è fatto dai membri del Fondo.
Com’è organizzato il Fondo? Siete tutti volontari?
Si, siamo tutti volontari. C’è una commissione, in tutto 12 persone, che esaminano le richieste di prestito e prendono i primi contatti con le persone che ne hanno fatto richiesta. Ci si incontra e ci si conosce, si inizia una vera e propria relazione con queste persone, ci facciamo spiegare i motivi delle loro richieste e in dei casi, se è possibile, li aiutiamo a trovare delle strade alternative. Poi c’è l’ assemblea dei soci, a cui vengono sottoposte le richieste pervenute e di cui entrano a far parte anche tutti coloro che hanno avuto un prestito. E’ l’assemblea che decide quali prestiti accogliere, che vengono presentati tutti in forma anonima. Il metodo per decidere è quello del consenso, non si va mai a votazione. Per ogni prestito approvato ci deve essere una persona del Fondo Etico che fa da referente, prendendosi direttamente a cuore la questione.
Quali sono i principali motivi dietro a una richiesta di prestito?
Di solito si tratta di richieste di mutuo soccorso, cioè prestiti per far fronte alle necessità più immediate: pagare le bollette, gli affitti e i condomini arretrati oppure le spese mediche, come il dentista. La cifra massima che si può richiedere per questo tipo di spese è di 2600 euro, ma in media la cifra richiesta è di 1500 euro, che può essere restituito anche con rate di 25-30 euro al mese. Sono pochi invece i prestiti chiesti per intraprendere delle attività, il 20% soltanto, e questo ci dispiace molto perché il Fondo era nato anche per incoraggiare queste iniziative e promuovere una ripresa del quartiere delle Piagge.
Chi sono le persone che si rivolgono al Fondo sociale e che tipo di rapporto avete con loro?
Il Fondo si rivolge esclusivamente agli abitanti del quartiere delle Piagge perché pensiamo che agire su un territorio circoscritto ti permette di avere un rapporto diretto con le persone che chiedono aiuto, di conoscerle e frequentarle. Questo per noi è molto importante, anzi è il principio su cui si regge tutta l’idea del Fondo. La cosa fondamentale è che si instauri un rapporto umano, di amicizia e rispetto tra noi e coloro che ci chiedono una mano. Questa è l’unica cosa che vogliamo da chi si rivolge a noi. Del resto è l’unico modo per far funzionare il Fondo, mettersi tutti sullo stesso piano. Partecipare a questa esperienza ti cambia la visione di te stesso, dei rapporti con le persone, e del denaro. Impari a non giudicare e a capire di più gli altri. E non vale solo per noi, ultimamente ad esempio ci è capitata una cosa molto bella, una persona che aveva usufruito del prestito dopo averlo estinto è entrata a far parte della commissione del Fondo. E questo ci ha dato tanta soddisfazione perché uno dei nostri obiettivi è quello di far capire alle persone che è necessaria la partecipazione di tutti e che ognuno di noi può fare qualcosa.

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