Tutti sporchi comunisti?

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Perché intitolare un libro sul movimento pacifista “Tutti Sporchi Comunisti”?

che vengono indicati come i reietti della società, i sovversivi, coloro che si muovono contro. Sono quindi sporchi comunisti un signore polacco, noto bolscevico di nome Karol Woityla, ma anche Kofi Annan, Jimmy Carter, il sindaco di New York… Chiaramente il titolo è ironico, tra gli esempi riportati non c’è neanche un quasi comunista, ma persone che hanno elaborato prese di posizione sofferte, che hanno fatto valutazioni etiche, morali ma anche politiche, per dire: “questa guerra è una follia”.
Con la cattura di Saddam, il fronte della guerra canta vittoria e accusa i pacifisti di aver voluto lasciare soli gli iracheni. Parlare di pace oggi, dicono, non ha più senso. La cattura del raìs segna una sconfitta dei pacifisti?
È un ragionamento troppo elementare. Sarebbe una semplificazione dire che, con la cattura di Saddam, chi ha voluto la guerra ha risolto i problemi dell’Iraq, e chi invece vi si opponeva è stato sconfitto. La cattura è soltanto un passaggio di una crisi che è ben lontana dall’essere risolta. I pacifisti non erano certo a favore di un Saddam o dei tanti Saddam che ci sono in giro per il mondo. Anzi, hanno detto fin da subito che il problema della democrazia in quell’area non era soltanto il dittatore. Questo semmai era un elemento della crisi, ma la democrazia è minacciata dal sottosviluppo, dallo sfruttamento dei paesi ricchi sui paesi poveri, dagli interessi globali delle multinazionali. In questo senso, si continuerà sempre a parlare di pace.
Alcuni esponenti del movimento pacifista si sono subito dichiarati felici della cattura di Saddam. Molti giudicano il fatto un controsenso.
Le due cose non mi sembrano in contraddizione. Essere pacifisti non significa difendere i diritti del despota. Purtroppo è questo che cercano di attribuire al movimento contro la guerra.
Il fronte istituzionale della pace, Francia Germania e Russia, si trova in una situazione di crisi?
Non credo. Innanzitutto penso che sia difficile inserire degli stati, con interessi e politiche statuali forti, nella schiera dei pacifisti. Dobbiamo precisare che questi paesi erano contro l’intervento americano per come si è sviluppato, cioè fuori dalle normative delle Nazioni Unite. La contraddizione semmai sta nell’immaginare che uno stato in quanto tale, cioè come istituzione, sia pacifista. Francia, Russia e Germania erano soltanto stati contro quella guerra. Dicevano che l’intervento non era motivato dall’esistenza di armi di distruzione di massa e che non avrebbe aiutato la lotta al terrorismo. In questo continuano ad aver ragione. Per gli altri paesi invece, quelli che la guerra l’hanno voluta, forse adesso sarà un po’ più facile introdurre il modello occidentale di democrazia in Iraq, ma con questo non hanno risolto il problema, né del terrorismo né tanto meno delle rivendicazioni antioccidentali che tutt’ora segnano quei paesi, e che sono legate al problema della ricchezza, delle risorse, dell’autonomia, dello sviluppo. Su questi problemi non vedo come incida la cattura di Saddam.

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