21 novembre 2018

Tutti i modi per perseguitare i bambini stranieri. Dalle ordinanze dei comuni alla sentenza della Cassazione

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di Elisabetta Reguitti

Il Comune di Milano ci aveva già provato nel 2008 vietando l’accesso all’asilo ai bambini di genitori irregolari. In quella occasione il tribunale aveva però dato ragione a Rachida la mamma di origine marocchina che aveva presentato e vinto il ricorso. Oggi ci vorrebbero cento, mille Rachida per ribaltare la sentenza della Cassazione che di fatto antepone lo status di non regolare del genitore al diritto del minore all’unità familiare. La sentenza infatti non travolge gli altri diritti del minore ma mette in secondo piano un’esigenza molto importante: quella di vivere con entrambi i genitori. All’indomani della sentenza però il vicesindaco di Milano (con delega alla Sicurezza) Riccardo De Corato non ha perso tempo nel dichiarare “che non si può fare carta straccia della legalità con la scusa dell’istruzione ai minori, un principio che quando due anni fa venne applicato dal Comune di Milano fu bollato di razzismo”. Le cose però non stanno esattamente così secondo l’avvocato Alberto Guari-so (dell’ Onlus Avvocati per Niente) e legale di Rachida. “La Cassazione si è limitata a ribadire un principio che aveva già affermato e cioè che in assenza dei gravi motivi   , come previsto dall’art. 31 del Testo Unico sull’ immigrazione, il genitore irregolare non abbia diritto di ottenere quella speciale autorizzazione a restare sul territorio, che è appunto prevista da tale articolo – spiega Guariso – Recenti sentenze della Cassazione avevano però capovolto questo orientamento”. Insomma, la Corte sembra tornata all’orientamento precedente ma il discorso rimane del tutto aperto.

L’impressione è che più si riesce a complicare la vita agli stranieri e più possibilità si avranno di rimandarli nei propri paesi d’origine. Chiamiamolo pure “mobbing istituzionale”, avviato inizialmente e in modo sperimentale dalle amministrazioni locali ma destinato ad essere esteso a livello nazionale   e non solo agli irregolari. Un esempio sono le innumerevoli ordinanze “creative” dei sindaci: un autentico carosello dei provvedimenti che vanno dalla più recente proposta della regione Friuli Venezia Giulia di rifiutare le cure mediche non urgenti agli immigrati clandestini e ai lavoratori transfrontalieri (di cui la regione è piena) non regolarizza-ti ai “buoni vacanza” del ministro Brambilla. Da un minimo di 250 euro a un massimo di 500, a seconda del reddito e dei figli a carico, ma “ovviamente” solo per i nuclei familiari italiani.

Tornando invece ai minori, i giudici hanno invece cassato le ordinanze emesse da due comuni nel bresciano. Il primo aveva bandito un concorso per studenti   specificando che il premio di “eccellenza scolastica” sarebbe toccato solo a coloro che possedevano la cittadinanza italiana, escludendo, in tal modo, tutti i giovani stranieri. Il secondo era una gara per delle borse di studio, ma solo per alunni italiani. In provincia di Bergamo, l’amministrazione ha ritenuto opportuno deliberare un sostegno economico per spese dentistiche e oculistiche per ragazzi tra gli zero e i 19 anni anni: un contributo del 50% della spesa sostenuta, con un limite di mille euro per tutti i richiedenti purchè cittadini italiani. Sul fronte “quote Gelmini”, secondo cui in una classe ci dovrebbero essere al massimo il 30% di alunni stranieri, sono partiti   i ricorsi di due mamme, una rumena e una egiziana. Saranno i giudici (il prossimo 9 aprile) a stabilire se le circolari ministeriali ledono il principio di parità del trattamento tra italiani e stranieri al diritto all’istruzione. Il Testo Unico sull’immigrazione, infatti, vieta al legislatore l’introduzione di regimi differenziati in ragione della cittadinanza quando si tratta di diritti fondamentali. Il nocciolo della questione è che non si possono attuare delle esclusioni attraverso il criterio della cittadinanza (articolo 3 della Costituzione). Al contrario, sarebbe utile anche secondo gli stessi ricorrenti, trovare un sistema migliore per agevolare l’integrazione evitando le cosiddette classi-ghetto.

Fonte Il Fatto

0 Comments

  1. Cristina Leal

    C’è anche una normativa comunale che un bambino straniero, anche se presente nel PERMESSO DI SOGGIORNO DEL PADRE, se non ha il passaporto aggiornato, non puo ottenere la RESIDENZA in quel Comune… Per me questo è l’assurdo degli assurdi. Nel caso mio. Il bambino non ha il passaporto aggiornato per cattiveria della mamma nei confronti del padre, negando la sua autorizzazione. Di conseguenza il Consolato non lo puo rinnovare perchè nn autorizzato dalla mamma e così… il bambino prosegue anche nel suo proprio comune di residenza, senza una RESIDENZA, pur sfruttando la scuola pubblica, la mensa, il pulmino. ma alle altre agevolazioni, non puo accedere… tipo posto gratuito in piscina, centro estivo.. ecc..

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