Tutti a casa. Una ricetta semplice e veloce per il campo rom di Quaracchi

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Alla fine il campo rom di Quaracchi è stato sgomberato. Anzi, chiuso definitivamente, come dice il comunicato ufficiale della Regione, che parla di persone “avviate al rientro” e di “percorsi di accoglienza”. E anche i principali giornali locali riportano la notizia con uguale serenità di toni, come raccontassero la felice conclusione di una vicenda problematica.

Per quanto ci risulta, non è andata esattamente così. Oltre cento persone, tra cui anziani, malati, bambini anche piccolissimi sono stati lasciati a se stessi per quasi due anni, anzi, in questo tempo hanno subito sgomberi, controlli, multe, sequestro del denaro per “questua molesta”, e persino un incendio. Proprio e soltanto quest’ultimo episodio ha riacceso su di loro non diremo dei riflettori, ma almeno una timida lucina: solo allora qualcuno si è accorto di queste persone che vivevano nel fango tra rovine piene di amianto.

Ed è proprio l’amianto che ha determinato questa “soluzione finale”. Lì non ci potevano più stare, così, dopo 6 mesi, dal famoso “tavolo” costituito dalla Regione è uscito quello che per il Corriere fiorentino è addirittura un “percorso di reinserimento”: tutti a casa in Romania.

Nei giorni scorsi abbiamo parlato con Marzio Mori, responsabile della Caritas fiorentina, che ha gestito lo sgombero. Mori ci ha spiegato tutti i dettagli e le difficoltà della situazione: i comuni di Firenze e Sesto piuttosto sordi alle richieste della Regione, e una indiscutibile carenza di risorse e di posti nelle strutture di accoglienza, han fatto sì che, secondo Mori, il rientro assistito fosse l’unica opzione possibile. La Caritas ha così accettato di gestire la mediazione con le famiglie del campo, mettendo in campo allo scopo mediatori romeni ed esponenti della Caritas di Bucarest. Curiosamente, fino a 10 giorni fa la Caritas in quel campo non ci era mai andata, né conosceva le persone, né aveva idea di quante e quali fossero. Tuttavia, è stata incaricata di spiegare alle famiglie la proposta della Regione: una quota ora per rientrare in Romania, e qualcos’altro a rate, per esser certi che non tornino subito indietro.

In effetti, mille o duemila euro a testa non sono così risolutivi per chi ha lasciato il proprio paese per mancanza di lavoro, casa, futuro. La Romania, ci ha spiegato Mori, è in una situazione pesante, che nei villaggi rom diventa pesantissima: baracche autocostruite, povertà, arretratezza. Il costo della vita è vicino a quello italiano, ma gli stipendi sono un quarto. Inoltre, fino a non molto tempo fa il governo romeno era decisamente ostile ai rom, c’è stato un lieve miglioramento soltanto dopo l’ingresso in Europa.

Quali prospettive si aprono dunque per queste persone, “grazie” alla Regione e alla Caritas? Ce lo chiediamo con una certa angoscia, e con molta amarezza. L’amarezza di chi pensa che potevamo fare di più, che ci voleva più impegno, inventiva politica e coerenza per appuntarsi sul petto le medaglie dell’accoglienza, dei diritti umani, della solidarietà.
Ma tant’è: rispedire a casa, con le buone o con le cattive, è la ricetta del momento, una ricetta pratica e veloce. L’accoglienza, però, è davvero un’altra cosa.

0 Comments

  1. Maurizio Sarcoli

    uno sgombero camuffata da mi ssione umanitaria: ma di che percorso ciancia quell’allocco di Allocca? dare mille euro a persona per tornare in Romania è un percorso?
    Spero solo che queste persone una volta finiti i sioldi tornino alla carica (come nel bel film ‘La vita è un lungo fiume tranquillo’?). L’elemosina al posto dei diritti e della solidarietà, oggi con i rom rumeni e domani anche con i cittadini italiani.
    Mi pare poi che la Caritas in questo caso sia l’esecutrice di politiche cretine e miopi, invece che un attore sociale propositivo di soluzioni nuove.
    Siamo alle solite: i migranti spesso devono guardarsi da chi sulla carta ha la missione di aiutarli, ma in concreto è complice di dinamiche e scelte che vanno contro di loro. Mi spiace che chi ha gestito il progetto (=finanziamento) abbia accettato la logica del meno peggio, utile a rimanere a galla e abbia smarrito il significato letterale e sostanziale della parola
    ‘caritas’ (latino): non mi pare significhi complicità, ciao, maurizio

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  2. ABCATJIA1943

    Ciao Maurizio, io non ho la tua preparazione intellettuale,e pertanto già da ora ti chiedo scusa se troverai il mio commento confuso e mal spiegato. Ogni abitante di questa piccola e disgregata Italia è utile ad essa. In un modo o in un altro tutti, dico tutti o quasi tutti si ingegnano anche con stipendi da fame a portare a casa la propria sussistenza, e a pagare le tasse.Le badanti ucraine, moldave, albanesi, e via dicendo, le donne di servizio della stessa nazionalità, i ragazzi neri che troviamo in ogni dove che almeno tentano di venderti qualcosa, e se non accetti, ricevono il tuo euro con dignità (almeno dalle mie parti). I ragazzi che nel salernitano e in ogni dove fanno gli stagionali per raccogliere la frutta e la verdura. Altri migranti ancora che lavorano presso gli stalloni di allevamento intensivo di animali. I Rom no, i Rom attendono che lo stato Italiano provveda loro. Come si può? Non siamo uno stato assistenzialista, lo vediamo ogni giorno che corre, vecchi che muoiono soli nelle loro case per inedia, abbandono, con pensioni irrisorie dopo una vita spesa a lavorare duramente. Dov’è la forbice che divide queste due identità umane? Perchè dare ad uno, togliendo ad un altro. Queste persone che tu dici bistrattate, hanno una legge interna molto crudele: mandano le donne ed i bambini a chiedere l’elemosina e gli uomini spendono quello che i poveretti hanno guadagnato in grosse macchine e quant’altro a loro convenga. Qualcuno una volta disse: non gli dare il pesce già pescato, fornisci loro le canne da pesca, sarà loro cura sostentarsi. Ma se questa gente ha nel DNA la volontà di rimanere agli albori della creazione, non posso io con la mia misera pensione, guadagnata dopo quarant’anni di duro lavoro provvedere anche a loro. Certo, una soluzione va trovata, ma non piangiamo per chi ha deciso che vivere in favelas è l’optimum, da noi anche il più povero dei poveri possiede una scopa, un pezzo di sapone ed un pettine. Perchè loro no? A questo punto con molta amarezza si deve per forza fare un distinguo loro e noi.

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  3. Maurizio Sarcoli

    ringrazio il signor ABCATJA1943 (ma non era più semplice il suo nome di questa sigla?) di chiamarmi intelletuale, io però non lo sono.
    Io vedo quel che vedo e lo interpreto con l’esperienza non con l’ideologia.
    Nel mio intervento mi sono scagliato contro chi, avendo una responsabilità pubblica (l’assessore, ma anche la caritas) la usa per distruggere anziché costruire dei ponti tra persone.
    Quella che lei descrive infatti in maniera molto chiara è una guerra tra poveri, che lascia lei pensionato, me lavoratore, i rom rumeni reduci dal regime di Ceausescu e poi della liberalizzazione postcomunista a lottare tra di loro: chi vince porta a casa la cena, briciole di un sistema che adesso anche in Italia fa pagare i disastri di banche e finanziarie a poveracci (vedi la non rivalutazione delle pensioni).
    I rom rumeni che girano non si sono fatti un viaggetto fino a qui perché erano stanchi del danubio e desiderosi di vedere l’arno.
    Le migrazioni economiche sono parte di fenomeni internazionali precisi: l’entrata della romania nella comunità europea ha aperto la via, ma anche nella direzione opposta: sarebbe inetressante censire quante imprese italiane vanno in romania a fare affari togliendo il lavoro agli italiani (e magari anzi prendendo incentivi dalla comunità europea).
    IN conclusione io non so quale sia la soluzione per problemi così complessi, ma di certo non accetto il gioco al ribasso di distinguere in ‘buoni’ e ‘cattivi’ perché se devo farlo inizio a scrivere la lista partendo dai cattivoni:
    il fondo monetario internazionale, le banche americane che hanno inziato la crisi che viviamo (lehman brothers, goldman sachs, morgan stanley), le industrie di armi che spingono gli stati a fare guerre pur di vendere i loro prodotti e per l’italia sergio marchionne e chiunque gli vada dietro nel togliere diritti ai lavoratori.
    e poi se una persona si comporta male io non mi chiedo se è rom o italiana o di un altra nazione, la giudico sul comportamento e non sulla provenienza.
    Grazie di nuovo per l’intervento, arrivederci, Maurizio

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