Tunnel e stazione Tav, la guerra delle carte bollate può partire

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TUNNEL e stazione Tav, la guerra delle carte bollate può partire.
Mentre i lavori della «talpa» che deve scavare 7, 5 km sotto la città da Campo di Marte a Castello non cominceranno prima del 2011 e però i cantieri preparatori tanto al Campo d’Arrigo quanto agli ex Macelli dove deve sorgere la stazione Foster sono già in corso, il popolo dei contrari, che teme danni agli edifici sulla verticale degli scavi, si prepara ad aderire al ricorso civile per chiedere lo stop ai lavori messo a punto dall’avvocato ed ex candidato sindaco dei «grillini» Alfonso Bonafede e dal collega Giampaolo Chiesi.
Sono già 600 le persone che hanno dato disponibilità ad aderire al ricorso, molte di loro residenti in uno dei 250 palazzi finiti nella «mappa del rischio» individuata dalle Ferrovie: resta da vedere però quanti firmeranno davvero e saranno disposti a sborsare i soldi necessari. Cifre che variano a seconda delle dimensioni dell’appartamento: 300 euro flno a 60 metri quadri, 400 euro da 60 a 100 metri, 500 euro oltre i 100 metri quadri. Questo è quanto ha spiegato Bonafede, annunciando anche un esposto alla Corte dei conti, ieri sera all’assemblea che si è riunita nell’ex cinema Faro di via Paoletti: erano presenti più di 200 residenti decisamente preoccupati, impauriti per le loro case. E anche per le incognite dell’ azione legale: «Ne varrà la pena?» domandava uno di loro. «E se il giudice non bloccherà i lavori quanto tempo andrà avanti la vertenza? E se le nostre case nel frattempo subiscono danni?» era la preoccupazione di altri.
Il ricorso, che l’ex candidato dei grillini vorrebbe presentare al giudice ordinario del Tribunale di Firenze entro un mese, mira a stoppare i lavori della Tav. Nel ricorso individuale – ognuno deve firmare se è interessato, non è una class action – si denuncia al giudice che i lavori sono partiti Ieri sera 200 residenti all’assemblea in un clima di grande preoccupazione anche se non si scava ancora sotto le case e che tuttavia non ci sono né sono state pensate le opportune cautele tecniche per gli edifìci. Si può vincere, dice Bonafede. «Si può ottenere il blocco dei lavori», sostiene.
E se così non sarà? Si saranno buttati i 300, 400 o 500 euro spesi? Niente affatto. Perché, dice l’avvocato, in quel caso si passerà alla fase due dell’azione legale: si chiederà al giudice di pensare ad un’opportuna cauzione per gli eventuali danni da versare per tutti gli edifici sulla verticale del tunnel (a Bologna un giudice ha condannato Nodavia, che fai lavori, a sborsare 600.000 euro per un solo condominio). In modo tale che se i danni ci saranno davvero, si potrà attingere al gruzzoletto messo da parte con il ricorso. Bonafede ritiene che possano partecipare non solo i residenti nei 250 palazzi nella «black list» del rischio ma anche chi ha la casa poco lontana dai lavori. (e.f.)

di Ernesto Ferrara, da Repubblica

Mentre i lavori della «talpa» che deve scavare 7,5 km sotto la città da Campo di Marte a Castello non cominceranno prima del 2011 e però i cantieri preparatori tanto al Campo d’Arrigo quanto agli ex Macelli dove deve sorgere la stazione Foster sono già in corso, il popolo dei contrari, che teme danni agli edifici sulla verticale degli scavi, si prepara ad aderire al ricorso civile per chiedere lo stop ai lavori messo a punto dall’avvocato ed ex candidato sindaco dei «grillini» Alfonso Bonafede e dal collega Giampaolo Chiesi.

Sono già 600 le persone che hanno dato disponibilità ad aderire al ricorso, molte di loro residenti in uno dei 250 palazzi finiti nella «mappa del rischio» individuata dalle Ferrovie: resta da vedere però quanti firmeranno davvero e saranno disposti a sborsare i soldi necessari. Cifre che variano a seconda delle dimensioni dell’appartamento: 300 euro flno a 60 metri quadri, 400 euro da 60 a 100 metri, 500 euro oltre i 100 metri quadri. Questo è quanto ha spiegato Bonafede, annunciando anche un esposto alla Corte dei conti, ieri sera all’assemblea che si è riunita nell’ex cinema Faro di via Paoletti: erano presenti più di 200 residenti decisamente preoccupati, impauriti per le loro case. E anche per le incognite dell’ azione legale: «Ne varrà la pena?» domandava uno di loro. «E se il giudice non bloccherà i lavori quanto tempo andrà avanti la vertenza? E se le nostre case nel frattempo subiscono danni?» era la preoccupazione di altri.

Il ricorso, che l’ex candidato dei grillini vorrebbe presentare al giudice ordinario del Tribunale di Firenze entro un mese, mira a stoppare i lavori della Tav. Nel ricorso individuale – ognuno deve firmare se è interessato, non è una class action – si denuncia al giudice che i lavori sono partiti Ieri sera 200 residenti all’assemblea in un clima di grande preoccupazione anche se non si scava ancora sotto le case e che tuttavia non ci sono né sono state pensate le opportune cautele tecniche per gli edifìci. Si può vincere, dice Bonafede. «Si può ottenere il blocco dei lavori», sostiene.

E se così non sarà? Si saranno buttati i 300, 400 o 500 euro spesi? Niente affatto. Perché, dice l’avvocato, in quel caso si passerà alla fase due dell’azione legale: si chiederà al giudice di pensare ad un’opportuna cauzione per gli eventuali danni da versare per tutti gli edifici sulla verticale del tunnel (a Bologna un giudice ha condannato Nodavia, che fai lavori, a sborsare 600.000 euro per un solo condominio). In modo tale che se i danni ci saranno davvero, si potrà attingere al gruzzoletto messo da parte con il ricorso. Bonafede ritiene che possano partecipare non solo i residenti nei 250 palazzi nella «black list» del rischio ma anche chi ha la casa poco lontana dai lavori.

Attenzione ai testimoniali: altolà dei comitati NoTav

È INIZIATA la stesura dei testimoniali di Stato. Cioè le perizie che accertano lo stato del proprio edificio a tutela dei danni che potrà causare in futuro lo scavo della Tav. Proprio in questi giorni hanno cominciato a girare per la città i tecnici di Nodavia, l’impresa titolare dei lavori, incaricati di fare i testimoniali. Ma i comitati No Tav lanciano l’altolà ai cittadini coinvolti: «Non solo non siete obbligati a firmare eventuali perizie ora, a mesi dalla partenza dei lavori veri e propri (conviene farlo solo a ridosso, ndr} ma se non condividete quanto c’è scritto potete e dovete rifiutare». Tiziano Cardosi, ex ferroviere e attivista no Tav, denuncia il caso di una donna che vive in u na casa con vista sul cantiere Tav in via Campo d’Arrigo, ha già la cantina allagata inspiegabilmente, e si è vista piombare in casa 4 tecnici Nodavia «piuttosto scortesi», come scrive lei stessa in una lettera che circola nella mailing list dei No Tav. Peri testimoniali si deve aspettare la partenza dei lavori: chi è nella lista nera ha diritto gratuito alla perizia a spese di Noda via ma se non si sente sicuro può ricorrere anche ad una perizia di un tecnico esterno di sua fiducia: si spendono 6-700 euro e Nodavia è tenuta a dare un rimborso di 250 euro, ricorda Cardosi. Il suo timore è che i tecnici Nodavia possano scrivere che la casa dove si esegue il testimoniale è già mal messa in modo tale da depotenziare le eventuali richieste di danni per il futuro.

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