Tribunal 12, Europa alla sbarra

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Unità nella pace, statua di B. Romain

Cora Ranci da il manifesto

A Stoccolma, il 12 maggio prossimo, per la prima volta salirà sul banco degli imputati un accusato d’eccezione: l’Europa. L’accusa è grave: violazione sistematica dei diritti umani di migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Una giuria, anch’essa d’eccezione, considererà l’Europa responsabile per il maltrattamento riservato entro i suoi confini a chi scappa dalle guerre e dalla miseria in cerca di una vita migliore. L’iniziativa è nata nell’ambito del progetto International Cities of Refuge Network (Icorn), in collaborazione con la città di Stoccolma e il Forum svedese per i Diritti Umani. Ma l’evento sarà di respiro tutto europeo. Chi scappa dalle guerre in cerca di asilo in Europa non ha vita facile. Secondo gli ultimi dati Eurostat, lo status di rifugiato viene riconosciuto in media solo a uno su tre richiedenti asilo. Sono difficilissime le condizioni in cui sono costretti a vivere in Europa i migranti irregolari, cui molti paesi non accordano nemmeno il diritto di accesso alle cure mediche. Per non parlare dei respingimenti nel paese di origine, che spesso avvengono in palese violazione delle Convenzioni sui diritti umani.

Quattro sessioni
Tribunal 12 auspica un cambiamento in un sistema che espone i migranti a sistematiche e disumane violazioni dei loro diritti. Attraverso quattro sessioni tematiche – controllo dei confini, processo di asilo, migranti irregolari e detenzione e deportazione – il tribunale metterà a nudo i meccanismi che permettono che in Europa si verifichino violazioni tanto gravi. E una giuria di eccellenza avrà il compito di individuare le responsabilità morali, legali e politiche, perché, spiega Anneli Bäckman, producer del progetto, il trattamento dei migranti è un problema che va ben oltre la sfera giuridica. Per questo motivo, del ruolo di giudici saranno investiti intellettuali di fama internazionale, provenienti da diversi settori disciplinari. Ci saranno la scrittrice e attivista egiziana Nawal el Saadawi, la sociologa olandese Saskia Sassen (Columbia University di New York), lo scrittore somalo Nuruddin Farah, il filosofo siriano Sadik J. Al-Azm, lo scrittore svedese Henning Mankell, l’attivista iraniana Parvin Ardalan e il giurista indiano B. S. Chimni. Durante ciascuna sessione verranno esaminate le prove raccolte da ogni angolo d’Europa – a proposito, chi dall’Italia volesse contribuire con testimonianze o storie può già farlo semplicemente collegandosi al sito tribunal12.org . Dopo l’analisi delle prove e un dibattito aperto, la giuria pronuncerà il verdetto finale. Il tutto sarà accessibile al pubblico e trasmesso in streaming sul web. Diverse città europee hanno organizzato manifestazioni di supporto e proiezioni in diretta dell’evento. Tribunal 12 è nato ispirandosi al Tribunale Internazionale sui crimini di guerra istituito nel 1966, che, nelle parole del suo illustre fondatore, Bertrand Russell, era nato innanzitutto per «prevenire il crimine del silenzio». Che sia di buon auspicio.

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