23 settembre 2018

Tre domande sul WTO

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Cos’è il WTO?
Negli anni ’80 si iniziarono dei negoziati internazionali con l’obiettivo di eliminare le barriere commerciali e di facilitare al massimo la libera circolazione delle merci. Si trattava di abbattere le distorsioni prodotte da dazi e tariffe e di impedire che questi provvedimenti introducessero nel mercato elementi di ‘dumping’, meglio noto come Uruguay Round, scaturì nel 1994 la nascita del WTO.
Perché il movimento anti-liberista lo contesta?
Il WTO è stato concepito in pieno vento neo-liberista: a ridosso del crollo del muro di Berlino, si riaffermava con forza l’idea del libero mercato e del primato dell’economia, ogni ingerenza ‘politica’ era avvertita con fastidio e insofferenza. Il primo ‘vizio’ originario del WTO è il suo sganciamento dalle Nazioni Unite. Gli stati devono dunque decidere di aderirvi, accettandone le clausole specifiche come se si trattasse di un club privato. Oggi siamo a 149 paesi, dopo il recente ingresso delle Isole Tonga. Né si deve pensare che l’ingresso nel WTO sia prerogativa esclusiva dei paesi ‘liberisti’, perché Cina, Cuba, Vietnam, per dirne alcuni, hanno chiesto e ottenuto l’adesione. Un altro peccato originale consiste nella pretesa del WTO di essere ‘incondizionato’ titolare delle regole economiche, non riconoscendo alcun diritto di parola a organismi internazionali portatori di altre priorità (sanità, ambiente, diritti umani, diritti del lavoro). Proprio per questo il WTO fuoriesce dal limite angusto dei dazi e delle tariffe e pretende di dettar legge sull’industria, sull’agricoltura, sui servizi. Per temperare queste forzature il WTO si ammanta di democrazia e sbandiera il fatto che ogni paese conta un voto per cui le Isole Tonga valgono quanto gli Usa. In realtà non è così perché vige il principio delle decisioni unanimi e degli accordi globali su tutto il complesso del negoziato, il che ovviamente gioca a favore dei più forti…
Il WTO è davvero così potente?
Il WTO ha funzionato finchè Usa e Unione Europea hanno potuto far valere tutta la loro influenza e il loro potere di ricatto. L’unanimità è venuta meno a Seattle, nel 1999, quando i paesi poveri si sono ribellati e il giocattolo si è rotto.

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