Tre mesi dopo la comunità senegalese ricorda i suoi morti. "Politica, dove sei?"

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Pape Diaw: «Vogliamo un incontro col Sindaco, aspettiamo la risposta da un mese».

Cecilia Stefani per l’Altracittà

A tre mesi dalla morte di Samb Mor e Diop Modou, uccisi perché neri dall’estremista di destra Gianluca Casseri, la comunità senegalese si ritroverà oggi alle 15 in piazza Dalmazia davanti alla targa che li ricorda.

Sarà un presidio di preghiera e riflessione, ma il suo significato è anche politico, come ci spiega Pape Diaw: «Dopo quei tragici fatti abbiamo avuto una grande risposta da parte della cittadinanza, con la manifestazione antirazzista del 17 dicembre e poi con la solidarietà concreta di tante persone… proprio in questi giorni sono stati consegnati alla comunità 8mila euro raccolti per le famiglie delle vittime. Invece – continua Diaw, sono state del tutto assenti le istituzioni. Ormai un mese fa abbiamo chiesto un incontro al Sindaco e ancora nessuno ci ha risposto. Vorremmo discutere con lui della situazione generale e di ciò che si può fare davvero per l’integrazione degli stranieri».

Anche perché di recente Firenze è stata teatro di altri due episodi inquietanti ai danni di cittadini stranieri, questa volta somali: l’aggressione a rifugiati ospiti del progetto Paci da parte di due poliziotti e l’incursione con pestaggio dentro il centro autogestito Kulanka. Episodi ancora da chiarire ma tuttavia molto preoccupanti.

«Firenze fa parte della Coalizione delle Città Europee contro il razzismo – dice ancora Diaw, un’iniziativa nata nel 2004, ma forse non se lo ricorda… altrimenti darebbe attuazione al “Piano d’azione in 10 punti” che è stato prodotto da questo organismo. Di questo vorremmo parlare con il Sindaco, e anche della necessità di punti di aggregazione, di un centro culturale per favorire la conoscenza e il dialogo».

Pape Diaw ci ricorda poi che Moustapha Dieng, uno dei senegalesi feriti da Casseri, è ancora ricoverato in ospedale, non si muove e non parla: «Abbiamo bisogno di risposte dalla politica. La società civile può fare tanto, ma poi ci sono le leggi, che vanno in senso contrario, come per esempio con questa farsa del permesso a punti. Sembra che si siano dimenticati che parliamo di essere umani, della loro vita, non di una lotteria».

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