Tra missione e professione

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L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità”. A queste parole del giurista fiorentino Piero Calamandrei si ispirano i giovani avvocati che dal 2000 forniscono consulenze legali gratuite presso l’Associazione “Il Muretto” delle Piagge.
Per la prima volta dopo tanti anni, uno di loro si è preso la briga di raccogliere e rielaborare tutti i dati relativi agli utenti che si sono presentati allo “Sportello legale”, in modo da presentarli in una sorta di censimento legato a questa attività. Duecentosedici è il numero delle persone che si sono rivolte al servizio fino a settembre 2007. Quasi il 60% delle consulenze riguardano questioni di diritto civile, per il 23% si tratta di problemi legati alla legislazione sull’immigrazione e per il 13% ci sono risvolti di diritto penale. Gli utenti sono per lo più italiani (70%). Tra gli stranieri, prevalgono i rumeni e gli albanesi. Le età variano. Molti sono sotto i 50 anni, ma c’è anche qualche ultraottuagenario.
“Dietro questi numeri freddi e asettici, ci sono storie, vite e persone che abbiamo conosciuto e che speriamo di essere riusciti ad aiutare”, ci dice Chiara, volontaria fin dalla nascita del progetto. “Molto spesso siamo stati uno sportello di ‘assistenza sociale’ per gli sfoghi delle persone. Ma anche questo è un primo modo di entrare in contatto con realtà molto particolari…”, continua Chiara.
I casi più frequenti? Un difficile rapporto con le aziende che forniscono le utenze domestiche, in particolare le compagnie telefoniche che fanno firmare contratti in maniera fraudolenta; un supporto per la richiesta di rateizzazione delle bollette, ecc.; assistenza alle separazioni; difficoltà di rapporti con Casa spa, l’ente che gestisce le case popolari. C’è stato anche un caso di molestia in una cooperativa sociale da parte del datore di lavoro ai danni di una ragazza immigrata.
Uno dei temi più caldi però è sicuramente quello legato all’immigrazione, in particolare al rilascio e al rinnovo dei permessi di soggiorno. “La legge Bossi-Fini è una vera e propria finzione giuridica”, ci spiega Chiara con la passione di chi conosce bene la materia, “un immigrato che trova un’occupazione deve tornare al suo paese e farsi chiamare dal datore di lavoro in Italia. Basterebbe dare il permesso di soggiorno per un anno e, da una parte, si eliminerebbe il lavoro nero, dall’altra si avrebbe la certezza sulla provenienza dell’immigrato e quindi, nel caso di chi è propenso a delinquere, sarebbe molto più semplice attuare le espulsioni”.
Lo “Sportello legale” è aperto il lunedì ogni due settimane alle 18.00.
Per informazioni, tel. 055/373737.

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