Tra i due litiganti, il terzo muore

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“A Genova si è giocata una partita tra carabinieri e polizia”. Un anno dopo il G8 Vittorio Agnoletto, all’assemblea del Genoa Legal Forum indetta per fare il punto sulle indagini, cerca di allargare la prospettiva. Venerdì 20 luglio, giornata della disobbedienza civile e della morte di Carlo Giuliani, i carabinieri agiscono a freddo, senza coordinarsi con la polizia. Nella centrale operativa c’è Fini, e l’Arma riformata dal governo D’Alema si accredita il ruolo di braccio armato del governo. Sabato 21 i capi della polizia si rendono conto che a pagare il prezzo della giornata precedente potrebbero essere proprio loro, e decidono di mostrare i muscoli. Ma gli scontri di strada non erano bastati, così nasce l’irruzione alla scuola Diaz, sia per recuperare filmati che accusavano la polizia di connivenza con agitatori di piazza mascherati da black bloc, sia per riconquistare il proprio sigillo di fedeltà. Da quel momento il capo della polizia De Gennaro, nominato dal precedente governo, è diventato inamovibile e ha continuato a proporsi come interlocutore attendibile.
Le inchieste sono ancora in corso, ma i Pubblici Ministeri impegnati nelle indagini di Genova non sono stati sollevati dagli incarichi ordinari per cui il tempo è limitato, la polizia non collabora e chi indaga sulle forze dell’ordine dispone di mezzi inferiori rispetto a chi indaga sui manifestanti.
Le indagini sui fatti di Piazza Alimonda, simbolo delle giornate genovesi, sono le più avanzate. Il problema è: come si concluderanno queste indagini? Si sta cercando di scagionare Placanica, e il rischio è quello dell’archiviazione del caso senza la celebrazione di un processo, come avvenne per Giorgiana Masi nel 1977. Rivendichiamo il diritto ad assistere a pubblici dibattimenti, unica possibilità per la formazione di un’opinione consapevole sull’accaduto. La Procura della Repubblica deve superare le sue remore a indagare sulle scelte di gestione dell’ordine pubblico, se è vero che non siamo in tempo di guerra, se è vero che questo paese può ancora chiamarsi democratico.
Signore, si parte!

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