Tra gli Acampamentos dei Sem Terra che lottano per la giustizia in Brasile

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È un pomeriggio come tanti quello in cui, scorrendo velocemente la posta, scopro casualmente che stanno per scadere le domande per partecipare ai campi di lavoro dell’Arci. Due soli giorni per decidere. Sul sito dell’Arci varie possibilità, ma il campo che colpisce tra tutti la mia attenzione è quello in Brasile. “Condivisione dell’esperienza dei Sem Terra – Maranhão, 12-28 luglio”: questa la sintetica descrizione. Bastava. Dei Sem Terra avevo più volte sentito parlare e questo mi sembrava sufficiente per dare un significato importante all’esperienza.

È così che sono partita per il Brasile, dove non ero mai stata, per cercare di conoscere e condividere la vita e l’organizzazione di uno dei più grandi movimenti sociali di tutto il Sud America: il Movimento Dos Trabalhadores Do Sem Terra (MST). Il Maranhão è uno stato del Nord Est del Brasile. Da Fortaleza, dove con i miei compagni di viaggio siamo arrivati con volo diretto da Roma, abbiamo raggiunto Sao Luìs, la capitale del Maranhão. Ad accoglierci, alcuni militanti del movimento che, attraverso una dimostrazione recitata, la mistica, ci introducono subito nella realtà di un movimento che si batte per la giustizia ugualitaria, per l’unità dell’America Latina e di tutti i movimenti dei poveri che lottano per la giustizia sociale. Immediatamente, si respira lo spirito di solidarietà e di impegno che caratterizza il movimento e così, mano nella mano, ci ritroviamo a seguire i canti intonati da Zaira, Antonio, Neri, Enjug, Ines ed altri. Il Brasile è un paese povero con forti disuguaglianze sociali.

Uno dei problemi maggiori è rappresentato proprio dalla terra; un problema storico che in Brasile non è mai stato risolto. Anche Lula, l’attuale Presidente nato povero in una delle tante aree rurali del paese e eletto nel 2002 anche grazie all’appoggio dei Sem Terra, ha deluso le aspettative di quanti speravano in una vera riforma agraria. La terra in Brasile è ancora e per la maggior parte, in mano a pochi e ricchissimi fazendeiros ed è per guidare le lotte dei tanti contadini per ottenere la riforma agraria che, nel 1984, nasce il Movimento dei Sem Terra. Lo strumento principale della lotta è, quindi, quello dell’occupazione, un’occupazione pacifica di terre abbandonate e spesso improduttive. Perché possedere la terra è segno di potere e non importa se poi la si lascia abbandonata a se stessa. La lotta per la riforma agraria è, quindi, una lotta per la giustizia sociale: i poveri contro il latifondo. Quando i Sem Terra occupano, quello che succede è che la gente, sul quel pezzo di terra, si accampa e sono centinaia le famiglie che improvvisamente si trovano a vivere come in una vera e propria comunità fatta di baracche, semplici e spoglie capanne di legno.

Quando vedi per la prima volta un Acampamento, il cuore si stringe perché non ci puoi credere. Ma, nonostante questo, scopri e ti raccontano che nell’Acampamento è molto forte il senso di appartenenza alla comunità e forte è lo spirito della lotta, perché la gente vive in attesa di veder riconosciuto, da parte del governo, il diritto a vivere su quella terra, il diritto ad una vita dignitosa attraverso la legalizzazione della loro esistenza. E dalla legalizzazione nasce un nuovo modello dell’abitare: l’Assentamento. Ogni occupazione ha chiaramente la sua storia; possono passare anni per vedere riconosciuto il diritto alla terra e non è detto che questa lotta si svolga sempre in modo non violento. Il movimento conta le occupazioni ma, purtroppo, anche i suoi morti. Durante il nostro campo abbiamo visitato due Assentamenti, quelli di Nova Conquista e di California e, anche se per poco, l’Acampamento di Joao Do Vale in occupazione dal 5 maggio del 2007. Questi luoghi si trovano nel municipio di Açailândia, città tra Belém e Imperatriz, a centinaia di chilometri dalla capitale di São Luís. È una zona molto simile all’Amazzonia chiamata appunto “pre-amazzonia maranhense”: una terra ricca di risorse naturali, resa improduttiva dalle estese monocolture da esportazione e dalle enormi piantagioni di eucalipto che hanno impoverito la terra rendendola sterile perfino alle coltivazioni originarie. Una terra rossa e brulla dove vivono le famiglie che abbiamo conosciuto e di cui siamo stati ospiti, famiglie che vengono per la maggior parte dalle periferie degradate, povere e spesso violente, di città come Açailândia e Imperatriz. Il ruolo dell’MST è quello di cercare di “organizzare” la vita di queste persone che improvvisamente si ritrovano a vivere una dimensione comunitaria. E tra loro abbiamo trascorso le nostre giornate.

All’inizio non è certo stato facile capire dov’eravamo finiti perché la differenza con il nostro mondo è davvero enorme. Ma ci è bastato veramente poco per sentirci improvvisamente parte di quella vita e di quelle comunità. Abbiamo mangiato riso e fagioli per giorni e giorni; siamo andati a riempirci l’acqua nel pozzo per poterci lavare, abbiamo imparato a servirci delle latrine perché non tutte le case avevano il bagno. Abbiamo vissuto anche alcune difficoltà dovute al fatto di non parlare la lingua ma, nonostante questo, siamo stati bene. Abbiamo partecipato ai diversi incontri che il movimento ha organizzato per noi per introdurci nella loro realtà e, in tutti questi momenti, Reynaldo e Ines, militanti dell’MST, sono stati sempre i nostri punti di riferimento, pazientemente e allegramente vicini. È a loro che va il mio sentito ringraziamento per tutta la disponibilità che hanno dimostrato per far si che questa esperienza rimanga unica, per sempre nei nostri cuori.

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