Tra i rom nella favela di Quaracchi: «Qui rischio colera»

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Si avvicina lo sgombero per i rom accampati a Quaracchi. Dopo il sopralluogo della ASL che ha definito invivibile la situazione, il Comune di Sesto ha già inviato in due riprese la Polizia municipale, e solo l’intervento, fra gli altri, di don Santoro, ha impedito che le persone venissero cacciate su due piedi,senza neppure raccogliere quel poco che hanno. Per il dopo sgombero, che ormai è imminente, è pronta la consueta tradizionale soluzione: lasciare che si arrangino. Purchè vadano più in là. E’ da gennaio che vanno più in là, questi rom qui, hanno dormito fuori nel gelo e ora bollono nelle baracche di cartone. Pazienza…
Malgrado l’esistenza di fondi europei inutilizzati, destinati specificamente all’incusione dei rom, i comuni dicono di aver finito i soldi e quindi di essere impotenti.
Certo, per ottenere i fondi bisogna presentare dei progetti, e per fare progetti occorre una volontà politica che, evidentemente, non c’è.
Così come ci appare tristemente latitante la chiesa… il nostro pensiero corre alle decine di strutture religiose – istituti, conventi, canoniche – abbandonate o semivuote, oltre che esenti dall’ICI, che invece di accogliere lo straniero restano sbarrate e inespugnabili.
Malgrado i tanti discorsi sulla vita sacra, sull’infanzia da proteggere, sui diritti umani… Questi sono zingari, mica umani.
di Antonio Passanese, dal Corriere Fiorentino
Tra i rom nella favela di Quaracchi: «Qui rischio colera»
Un cancello arrugginito divide il mondo reale da quello irreale. A Quaracchi, a due passi dalle industrie della Piana c’è una vera e propria favela. Ci vivono un centinaio di rom tra grossi ratti, zecche, pulci, tonnellate di immondizia, escrementi. Hanno occupato due capannoni completamente rivestiti di amianto. Le strutture cadono a pezzi ma «gli zingari che sono qui non sanno dove andare» denuncia Arianna Contini di Opera Nomadi.
C’è un rischio epidemia, hanno segnalato gli ispettori del dipartimento di prevenzione della Asi 10. Dopo il sopralluogo del 29 giugno scorso i medici hanno riscontrato «che le condizioni complessive dell’area in oggetto sono attualmente incompatibili, dal punto di vista igienico sanitario, con la permanenza di persone». Nella favela di Quaracchi non è difficile prendere la tubercolosi «e tra un po’, se qualcuno non interviene, potrebbe scoppiare il colera». Cartoni e lastre di compensato dividono le improbabili camere da letto. Non c’è acqua, non c’è elettricità «la situazione è gravissima — continua Arianna Contini —, in particolare per i numerosi bambini, quasi tutti malati».
Gli oltre cento rom che oggi occupano quell’area dell’Osmannoro (di proprietà di un’azienda di Verona poi affittata alla Cir, ora fallita), fino a qualche tempo fa, erano alla ex Osmatex. «E’ inutile scaricarli qui e lì come dei pacchi. Bisogna risolvere il problema alla radice», continua la rappresentante di Opera Nomadi.
Nella favela di Quaracchi i rom hanno paura. Non vogliono parlare e non vogliono farsi fotografare altrimenti «ci mandano via. Però fate vedere come stiamo vivendo». I miasmi sprigionati dalla spazzatura, che da mesi non viene raccolta, prendono allo stomaco. La zona circostante è una fogna a cielo aperto e con il caldo di questi giorni l’odore acre delle urine rende impossibile la permanenza in quell’area, anche per pochi minuti.
Il sindaco Gianassi, qualche giorno fa, ha voluto rendersi conto in prima persona della precaria situazione di Quaracchi. Dice di avere le mani legate perché «non ci sono più fondi. E poi devo anche pensare agli altri 65 rom che alloggiano nel campo di via della Madonna del Piano». Qualche giorno fa il primo cittadino ha ricevuto la nota della Asl e «adesso sto cercando di capire se il rischio epidemia ed amianto sia circoscritto a quel dormitorio abusivo o se riguarda tutta l’area». Intanto nella favela di Quaracchi la spazzatura cresce. E così anche il rischio malattie.

Si avvicina lo sgombero per i rom accampati a Quaracchi. Dopo il sopralluogo della ASL che ha definito invivibile la situazione, il Comune di Sesto ha già inviato in due riprese la Polizia municipale, e solo l’intervento, fra gli altri, di don Santoro, ha impedito che le persone venissero cacciate su due piedi,senza neppure raccogliere quel poco che hanno. Per il dopo sgombero, che ormai è imminente, è pronta la consueta tradizionale soluzione: lasciare che si arrangino. Purchè vadano più in là. E’ da gennaio che vanno più in là, questi rom qui, hanno dormito fuori nel gelo e ora bollono nelle baracche di cartone. Pazienza…

Malgrado l’esistenza di fondi europei inutilizzati, destinati specificamente all’inclusione dei rom, i comuni dicono di aver finito i soldi e quindi di essere impotenti.

Certo, per ottenere i fondi bisogna presentare dei progetti, e per fare progetti occorre una volontà politica che, evidentemente, non c’è.

Così come ci appare tristemente latitante la chiesa… il nostro pensiero corre alle decine di strutture religiose – istituti, conventi, canoniche – abbandonate o semivuote, oltre che esenti dall’ICI, che invece di accogliere lo straniero restano sbarrate e inespugnabili.

Malgrado i tanti discorsi sulla vita sacra, sull’infanzia da proteggere, sui diritti umani… Questi sono zingari, mica umani.

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di Antonio Passanese, dal Corriere Fiorentino

Un cancello arrugginito divide il mondo reale da quello irreale. A Quaracchi, a due passi dalle industrie della Piana c’è una vera e propria favela. Ci vivono un centinaio di rom tra grossi ratti, zecche, pulci, tonnellate di immondizia, escrementi. Hanno occupato due capannoni completamente rivestiti di amianto. Le strutture cadono a pezzi ma «gli zingari che sono qui non sanno dove andare» denuncia Arianna Contini di Opera Nomadi.

C’è un rischio epidemia, hanno segnalato gli ispettori del dipartimento di prevenzione della Asi 10. Dopo il sopralluogo del 29 giugno scorso i medici hanno riscontrato «che le condizioni complessive dell’area in oggetto sono attualmente incompatibili, dal punto di vista igienico sanitario, con la permanenza di persone». Nella favela di Quaracchi non è difficile prendere la tubercolosi «e tra un po’, se qualcuno non interviene, potrebbe scoppiare il colera». Cartoni e lastre di compensato dividono le improbabili camere da letto. Non c’è acqua, non c’è elettricità «la situazione è gravissima — continua Arianna Contini —, in particolare per i numerosi bambini, quasi tutti malati».

Gli oltre cento rom che oggi occupano quell’area dell’Osmannoro (di proprietà di un’azienda di Verona poi affittata alla Cir, ora fallita), fino a qualche tempo fa, erano alla ex Osmatex. «E’ inutile scaricarli qui e lì come dei pacchi. Bisogna risolvere il problema alla radice», continua la rappresentante di Opera Nomadi.

Nella favela di Quaracchi i rom hanno paura. Non vogliono parlare e non vogliono farsi fotografare altrimenti «ci mandano via. Però fate vedere come stiamo vivendo». I miasmi sprigionati dalla spazzatura, che da mesi non viene raccolta, prendono allo stomaco. La zona circostante è una fogna a cielo aperto e con il caldo di questi giorni l’odore acre delle urine rende impossibile la permanenza in quell’area, anche per pochi minuti.

Il sindaco Gianassi, qualche giorno fa, ha voluto rendersi conto in prima persona della precaria situazione di Quaracchi. Dice di avere le mani legate perché «non ci sono più fondi. E poi devo anche pensare agli altri 65 rom che alloggiano nel campo di via della Madonna del Piano». Qualche giorno fa il primo cittadino ha ricevuto la nota della Asl e «adesso sto cercando di capire se il rischio epidemia ed amianto sia circoscritto a quel dormitorio abusivo o se riguarda tutta l’area». Intanto nella favela di Quaracchi la spazzatura cresce. E così anche il rischio malattie.

0 Comments

  1. Mariangela

    Costituiamo un gruppo e occupiamo/espropriamo un edificio inutilizzato e di cui non ci sia bisogno da tempo, per urgente emergenza umanitaria (oltre che sanitaria, di rischio ce n’è più d’uno e non servono i pompieri su questo fronte, anche se concordo che non sia pagante la politica dell’allarrmismo tout court). Gli inetti amministratori vanno messi davanti al fatto compiuto, se c’è un solido gruppo di fiorentini che occupa un edificio dismesso e argomenta con proprietà sulle motivazioni, potrebbe diventare più facile per i politici addivenire a ratificazioni o scelte ex novo di buonsenso e umanità. Il difficile viene dopo, perchè queste persone (che sono di quelle meno affascinanti, con nessuna caratteristica di simpatia radicate nell’immagginario collettivo, tipo sofferenza indicibile sopraffata mitigata da musica organetti e danze, queste persone non hanno proproiio niente…) queste persone dicevo hanno da essere un pò “governate”, per esempio nell’insegnare o pretendere che gestiscano gli spazi con criteri di pulizia che non si assoggetta a costumi estili di vita “da rispettare”, da parte nostra… Qundi un poco di regole, mediatori che traducano bene i concetti e le regole, la prima cosa, secondo me… Vorrei sapere cosa intendono fare Medu, Arci, Caritas e Fondazione Michelucci, se loro dessero un input di non contrarietà a una iniziativa di occupazione per procura?

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