Toscana per Kyoto: brava, però…

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E fu così che la Regione Toscana, volle introdurre nel proprio ordinamento una legge che avrebbe cambiato il volto del consumo energetico nella nostra Regione. Una legge ambiziosa, ma che tarda ad essere attuata per una serie di contingenze tecniche e giuridiche.
La Legge 39 del 2005 si pone come obbiettivi: la razionalizzazione della produzione energetica e del suo consumo, la promozione delle fonti rinnovabili e la riduzione della dipendenza da quelle fossili, l’armonizzazione delle infrastrutture energetiche con il paesaggio ed il territorio, la promozione del mercato e il contenimento dei costi per le utenze finali.
La legge prevede anche un sistema di programmazione in materia di energia, il PIER (Piano d’Indirizzo Energetico Regionale), in questi mesi al vaglio dell’amministrazione Regionale. Sono previsti una serie di finanziamenti con fondi di rotazione, oltre a quelli in conto capitale, per quei soggetti che realizzano “iniziative per le finalità di cui è oggetto la legge”.
Tra le novità più concrete introdotte dalla legge c’è l’obbligo di installare i pannelli solari su tutti gli edifici di nuova costruzione e per quelle ristrutturazioni che modificano il tessuto urbanistico, sostituendolo con un altro.
Purtroppo tale obbligo si fonda su un meccanismo d’intesa, mai realizzato, tra: Regione, soggetti di distribuzione dell’energia elettrica e gas in Toscana, e rappresentanze delle possibili utenze. L’intesa avrebbe stabilito quei meccanismi di devoluzione di corrispettivi, da parte dei soggetti di distribuzione alle utenze, ma adesso che l’intesa è naufragata, anche le possibilità di obbligare all’eco-efficienza sono incerte.
La Legge prevede inoltre, sempre per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni urbanistiche, una “attestazione tecnica di rendimento energetico”, che, come le attuali relazioni tecniche previste dalla Legge 10/91, dovrebbe accompagnare l’unità abitativa certificandone il rendimento energetico. In concreto, come gli elettrodomestici, anche gli edifici dovrebbero essere classificati per il consumo energetico sulla base di criteri d’isolamento, riscaldamento e refrigerazione.
Dalla Regione dicono che il regolamento è in ritardo perché manca una metodologia esatta per rilevare il rendimento energetico degli edifici, e c’è inoltre la necessità di formare i professionisti che saranno incaricati delle certificazioni. Eppure a Bolzano e dintorni questi certificati esistono da anni… Comunque entro la fine del 2006 il regolamento dovrebbe esserci, ed esprimere quantomeno i rendimenti minimi, che dovrebbero allinearsi – almeno per quanto riguarda i criteri di coibentazione e riscaldamento – a quelli previsti dal DL 192/05.
Ovviamente in assenza di regolamento sono inapplicabili anche le sanzioni e “le modifiche necessarie per adeguare l’unità immobiliare ai requisiti minimi fissando un termine”.
Infine, la Legge regionale prevedeva l’apertura del mercato della distribuzione elettrica a partire dal 1 Gennaio 2006, ma lo Stato ha impugnato la legge di fronte alla Corte Costituzionale dalla quale dovrebbe arrivare una sentenza il prossimo Aprile.
Nel frattempo la Regione sta svolgendo studi sulla possibilità di creare consorzi di cittadini in modo da ottenere dai nuovi gestori elettricità a miglior prezzo, come già accade nella P.A. toscana attraverso il consorzio CET. Dunque, se per ora sono in pochi a farsi la corrente in casa, quando dal 2007 (o forse prima) si potrà usufruire degli ipotetici vantaggi offerti dal mercato, non facciamoci cogliere impreparati per evitare che accada quello che successo già per la telefonia!

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