Toscana, immigrati in aumento nonostante la crisi. 56mila a scuola

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Francesco Paletti da ToscanaOggi

Quasi quattrocento mila, ossia il 7, 7% in più rispetto al 2009. Gli immigrati “toscani” sono aumentati anche negli ultimi dodici mesi, nonostante la crisi abbia continuato a mordere l’economia e il mercato del lavoro: secondo la stima di Caritas/Migrantes gli stranieri regolarmente presidenti sul territorio regionale, infatti, sono circa 399 mila mentre i residenti, secondo l’Istat, sono circa 365mila. In ogni caso significa ogni 100 cento persone iscritte nelle anagrafi comunali della Toscana dieci sono d’origine immigrata, un’incidenza elevata e soprattutto superiore sia alla media nazionale (7,5%) che a quella dell’Unione Europea (6,5%).

Come ogni anno a scattare la fotografia dell’immigrazione in Toscana ha pensato il Dossier Statistico Immigrazione di Caritas e Fondazione Migrantes, il volume giunto alla 21ª edizione, come da tradizione presentato ufficialmente, in contemporanea, sia a Roma che nelle diverse sedi regionali. Il fatto è che «di anno in anno in misura crescente  sono i processi di radicamento e integrazione, più che le opportunità occupazionali, a consentire l’aumento della popolazione d’origine immigrata» hanno sottolineato gli esperti della Caritas aprendo la presentazione regionale ospitata giovedi 27 ottobre nella bella cornice della Cassa di Risparmio di Firenze. A confermarlo sono sia i dati relativi ai permessi di soggiorno, da cui emerge come i documenti per ricongiungimento familiare abbiano ormai uguagliato quelli per lavoro (124.320 contro 124.502), che soprattutto le statistiche riferite ai nuovi nati dato che quasi un quarto (24%) dei bambini che hanno visto la luce in Toscana nel 2010 sono figli di madri straniere.

I motivi del soggiorno
Che quella immigrata sia ormai una componente strutturale della popolazione toscana, e soprattutto che sia destinata ad esserlo in misura sempre maggiore negli anni a venire, d’altronde, emerge con chiarezza anche dall’analisi dell’archivio dei permessi di soggiorno, «una banca dati che, per quanto non sia più in grado di fornire una stima attendibile della popolazione regolarmente presente sul territorio regionale, resta uno degli archivi più interessanti fra quelle disponibili per guardare anche alle caratteristiche più significative dei progetti migratori grazie all’indicazione del motivo del rilascio» come hanno spiegato i redattori del Dossier. Stando alla quale, in Toscana, i titolari di un documento di soggiorno a tempo indeterminato hanno ormai uguagliato quelli in possesso di un permesso di soggiorno a scadenza se è vero che ben il 37,5% dei circa 251mila regolarmente soggiornanti sul territorio regionale ha un documento di soggiorno permanente contro il 42,6% che, invece, ne ha uno di durata limitata e sottoposta a rinnovo. «È un’incidenza percentuale elevata, per quanto inferiore a quella media nazionale che è del 39,9% – spiegano gli esperti della Caritas – e che racconta, non solo della volontà, ma anche della crescente capacità degli immigrati “toscani” di costruire percorsi, se non proprio d’integrazione, quanto meno di forte radicamento sul territorio regionale». Un aspetto che emerge anche dall’analisi delle diverse tipologie di permessi di soggiorno riconosciuti agli extracomunitari soggiornanti in regione: al 48,3% di essi, infatti, ne è stato rilasciato uno per lavoro e al 47,7% uno per motivi familiari. In totale,quindi, ben il 96% è titolare di un documento di soggiorno che prevede una permanenza quanto meno di lungo periodo.

Il lavoro
Peraltro, nonostante la crisi economica, dopo la diminuzione del 2009 l’occupazione straniera è tornata ad aumentare, quanto meno stando alla banca dati Inail che, a fine 2010, ha registrato 210.494 assicurati stranieri contro i 209.141 dell’anno precedente. Il quadro, comunque, rimane tutt’altro che roseo anche per la manodopera immigrata: «Visto in prospettiva decennale, infatti – spiega Federico Russo, uno dei redattori del Dossier che ha curato il capitolo dedicato alla Toscana – possiamo dire che gli ultimi tre anni sono stati contraddistinti da una sostanziale stasi del numero di occupati netti nati al di fuori dei confini nazionali, che prima della crisi – fra il 2000 e il 2008 – invece crescevano ad un ritmo medio di quindici mila all’anno».
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale con 62.709 lavoratori stranieri la provincia di Firenze rimane la capitale dell’occupazione immigrata, seguita da Prato (33.388). Molto più staccati gli altri contesti territoriali che, sommariamente, possono essere distinti fra quelli che si collocano fra i quindici e i venti mila occupati – Arezzo (18.484), Pisa (17.154), Siena (17.133) e Lucca (16.128) – e quelli, invece, che si pongono al di sotto di quota «quindici mila», ossia: Livorno (14.022), Grosseto (13.288), Pistoia (11.590) e, assai più staccato, Massa Carrara (6.618).
Le rimesse. La spia più evidente, però, del deterioramento delle condizioni economiche dei lavoratori stranieri è emerge guardando al vero e proprio crollo segnato dalle rimesse inviate nei Paesi d’origine dagli immigrati «toscani», passati dalla quota record di 934 milioni e 579 mila euro del 2009 ai 563 milioni e 484 mila dell’anno scorso: ben il 39,7% in meno nello spazio di dodici mesi.
La destinazione prevalente delle rimesse toscane, comunque, rimane la Cina (43,7%). Seguono Romania (12,1%), Filippine (5,4%), Senegal (4,2%), Marocco (3,6%), Perù (3,4%), Albania (3,2%), Georgia (1,9%) e Ucraina (1,7%).

La scuola
I segnali più eloquenti del carattere strutturale assunto dai flussi migratori sul territorio regionale e, al tempo stesso, delle sfide e dei futuri nodi cruciali dal sciogliere in materia d’integrazione arrivano, invece, dal mondo della scuola. Dove, ovviamente, aumentano gli alunni stranieri che nel 2010/2011 sono stati oltre 56mila per un’incidenza sul totale della popolazione studentesca pari all’11,4%, nettamente superiore a quella media nazionale (7,9%). E in cui sono in aumento soprattutto i bambini di «seconda generazione», ossia gli studenti nati in Italia da genitori immigrati. In Toscana sono già oltre 23mila, pari al 41,4% di tutti gli alunni immigrati. Ma la loro incidenza sale in modo significativo alle scuole dell’infanzia (79,2%) e sia, pure in misura meno accentuata, alle elementari (52,7%) e scende, invece, sia alle medie (24,2%) che soprattutto alla superiori (7,2%).

La questione salute
Da «migrante sano» a «migrante esausto» il passo può essere assai più breve di quel che può sembrare a prima vista. Quanto meno per quel che riguarda le condizioni di salute degli immigrati toscani. È la conclusione cui sembra giungere uno studio che l’amministrazione regionale ha affidato al Laboratorio «MeS» dell’Università Sant’Anna di Pisa e al Dipartimento di sanità pubblica dell’ateneo fiorentino, di cui dà conto anche l’edizione 2011 del Dossier statistico Immigrazione tracciando un quadro con diverse luci e altrettante ombre. Se è vero, infatti, che gli oltre 40mila ricoveri di cittadini provenienti da Paesi a forte pressione del 2010 coprono appena il 6% del totale, un incidenza nettamente inferiore a quella degli immigrati sulla popolazione residente, è altrettanto vero che negli ultimi si sono accese alcune spie preoccupanti come l’aumento dei ricoveri per traumatismi – principale causa di ricovero degli uomini immigrati (12%) – e la crescita delle ospedalizzazioni per motivi psichiatrici passatedal 3,5 al 4,6% nel biennio 2008-2010. Segnali preoccupanti, appunto, che fanno a evidenziare ai ricercatori dei due atenei come «le condizioni di salute di salute degli immigrati tendano a peggiorare nei Paesi che li accolgono, in seguito alle condizioni non ottimali in cui si trovano a vivere (malnutrizione, sfruttamento, impiego in lavori pericolosi e precari, timore di rivolgersi alle strutture sanitarie) così che dall’effetto migrante sano si sta passando all’effetto migrante esausto».

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