Toscana, cresce l'esercito dei precari. 150mila secondo l'Irpet

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Tremonti evoca il posto fisso ma in Toscana il vento dell’occupazione soffia dalla parte opposta. Nei primi sei mesi dell’anno infatti su cento nuovi assunti, ottantasei lo sono stati con un contratto a termine. Il posto fisso è ormai divenuto un miraggio.
Lo sa bene l’esercito delle oltre 2mila persone (ma le domande sono state il doppio) che il 29 settembre scorso ha invaso Montecatini per partecipare ad un concorso per cinque posti nell’Asl di Pistoia. «Dell’elogio del tempo indeterminato fatto dal ministro Tremonti la Cgil non ha che da compiacersene», sottolinea Debora Giomi, responsabile del mercato del lavoro della Cgil Toscana.
«Il ministro Tremonti invece di lanciare proclami dovrebbe fare qualcosa di concreto per i precari. La Regione, pur con scarse risorse, nel 2007 ha istituito un fondo per la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, che prevede incentivi alle aziende che regolarizzano i lavoratori, un fondo per l’assunzione delle donne che hanno perduto il lavoro e per i lavoratori», polemizza l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini.
Industriali contro. Se il sindacato plaude all’uscita di Tremonti, non pochi imprenditori ne prendono le distanze: «Piuttosto che aprire un nuovo dibattito sul posto fisso, mi concentrerei sulla salvaguardia di tutti i posti di lavoro, che sono precari nella loro totalità. Detto questo sono innegabili i meriti introdotti nel mercato del lavoro, ad esempio dalla legge Biagi, che ha permesso al datore di lavoro di conoscere il proprio dipendente prima di assumerlo a tempo indeterminato», spiega ad esempio Andrea Gemignani, presidente della Confindustria labronica. E Carlo Lancia, direttore dell’Ance, l’associazione dei costruttori, sostiene che nell’edilizia non si potrebbe «fare a meno dei lavoratori a tempo determinato».
Triplicati i precari. Resta il fatto che i numeri danno un sapore di «provocazione culturale», come la definisce Nicola Bellini, direttore dell’Irpet, all’uscita del ministro Tremonti. L’esercito dei precari in Toscana è in fatti in forte crescita. Dell’oltre un milione di occupati, i dipendenti a termine sono 153mila, pari al 13,8%. Nel giro di un quindicennio la quota complessiva dei lavoratori temporanei sull’occupazione dipendente si è triplicata, passando dal 4,5% del 1993 al 13,8% del 2008, lievemente al di sopra della media nazionale (13,3%).
Generazione precari. Un tasso in linea con la media europea (14%). «Nel complesso chi dichiara di essere flessibile, perché non ha trovato un lavoro a tempo indeterminato, è la maggioranza degli occupati. Ciò che colpisce è anche l’evoluzione nel tempo: la percentuale è cresciuta dal 75% del 2004 a oltre l’88% nel 2008, in maniera più evidente per la componente maschile», sostiene l’Irpet.
Precari e sfruttati. Colpiscono soprattutto i dati forniti dalla Cgil che evidenziano come nel primo semestre del 2009 i lavoratori autonomi siano aumentati di 25mila unità, mentre i giovani che hanno aperto (o sono stati costretti ad aprire una partita Iva) sono 2.370. «Le dichiarazioni di Tremonti abbattono definitivamente il feticcio della flessibilità. Un feticcio perché in questi anni si è guardato solo ad un aspetto. Si è guardato cioé solo alla libertà di licenziare e di pagare poco i precari», spiega Bellini. Che aggiunge: «La soluzione non è il posto fisso. La strada giusta è quella di una mobilità adeguatamente pagata. Occorre poi non tanto la stabilità del posto quanto che ci siano opportunità di lavoro».

Mario Lancisi

[Fonte: Il Tirreno]

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