Testimonianza dai Cpt

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tunisini, marocchini, non vogliono andare via, allora si tagliano. La prima volta puoi rifiutare l’aereo, la seconda non ti dicono nulla: entrano la mattina mentre dormi e tre o quattro persone si buttano su di te, ti mettono le manette, lo scotch in bocca, e ti portano fino all’aeroporto.
A Ramadan ci portano il maiale. Se gli dici “noi siamo musulmani, non possiamo mangiarlo”, dicono “non ce ne frega niente”. Ho passato tutto il mese di Ramadan là e stavo quasi morendo di fame. Abbiamo fatto tante domande, raccolto tante firme, ma non si è risolto niente. Per andare in infermeria devi fare un casino, sennò non ti ci mandano. Se ti fai male e chiedi di andarci, ti dicono “stai zitto”.
C’è un freddo da morire, non c’è riscaldamento. Ogni giorno ti dicono “domani, dopodomani”. Per questo abbiamo fatto proprio un casino. Ma non è cambiato niente nei due mesi passati lì. Il bagno e la doccia fanno schifo. Non ci puoi entrare. Quelli delle pulizie, il bagno non lo toccano proprio.
Stai lì… aspetti, aspetti che ti chiamino per uscire, solo quello.
La mattina in cui sono arrivato era successo un casino: avevano bruciato tutto, lenzuoli, materassi. Questo perché non vogliono accendere il riscaldamento, il mangiare non vogliono cambiarlo, non ti fanno parlare con nessuno. Hanno mandato tante persone in galera da là. Tutti quelli che hanno fatto casino. Hanno picchiato tanta gente.
L’avvocato, per quello che ne so io, potrebbe entrare sempre. Loro dicono, “no, un giorno a settimana”. Se tu ne hai bisogno il lunedì, ti dicono che devi aspettare il giovedì. Non viene nessuno a vedere come stai, i volontari, o qualcun altro, come succede in carcere. Nessuno che viene a chiederti perché non vuoi andare via.
Trattano male anche le donne. Quelli che lavorano là dentro, quando entra una donna nuova, che non sa niente, se ne approfittano. Quando vedono una ragazza bella le dicono “se non vuoi che ti mandi via….”. Tante mi hanno raccontato “quello vuole stare con me, poi mi fa uscire”. Fra gli uomini e le donne c’è un cancello: possiamo vedere tutto: la notte entrano alle due, alle tre; a quell’ora non potrebbero entrare nelle camere. Una mattina una ragazza piangeva; mi ha detto che era venuto uno da lei . Le diceva “devi stare con me”. Lei aveva risposto “no, non posso stare con te, ho il ragazzo”. E diceva “oggi o domani mi mandano via”. Io le ho detto “non ti preoccupare, lui lavora e basta, lui non comanda niente”, ma lei continuava a piangere.
(testimonianza raccolta da Sara Bartoloni)

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