Terza corsia, rifiuti speciali smaltiti in modo irregolare

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di Simone Innocenti

Le betoniere sversavano diret­tamente il loro contenuto sul ter­reno dei Bottai, all’Impruneta, in­vece di seguire una procedura corretta. È il motivo che ieri mat­tina ha spinto gli addetti dell’Ar­pat — coordinati dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi e dal sostituto procuratore Gianni Tei — a mettere i sigilli a un impian­to di calcestruzzo. Quattro le per­sone finite sul registro degli inda­gati con l’accusa di abbandolo al suolo di rifiuti speciali: tra di lo­ro c’è l’ingegnere Lorenzo Scola­vino della «Baldassini Tognozzi e Pontello». Secondo l’accusa, l’in­gegnere ha agito in concorso con altri tre indagati, compreso il re­sponsabile dell’impianto di calce­struzzi, Flaviano Iezzi. Un impian­to, come si evidenzia nel decreto di sequestro preventivo, usato per la costruzione della terza corsia. L’inchiesta risale allo scorso lu­glio, quando i funzionari dell’Arpat, probabilmente durante un normale controllo, scovarono due siti (tra cui uno a Casellina) dove c’era qual­cosa che non andava. E sarebbero ri­saliti anche all’impianto di calce­struzzo, usato per il tratto che va da Firenze-Sud a Firenze-Nord.

In questa indagine è finita sul re­gistro degli indagati anche una tren­tenne di Vibo Valentia: risulta esse­re la titolare della ditta di camion usati dalla «Baldassini Tognozzi e Pontello» per trasportare il calce­struzzo. Anche la ditta, che ha sede in Calabria, è stata perquisita ieri mattina, ma i funzionari dell’Arpat e i carabinieri del Noe non hanno trovato nulla di significativo.

Nel maggio 2008 Ambiente e La­voro Toscana, Amici della Terra, Ita­lia Nostra, Legambiente, Lipu e Wwf si erano «occupati» del cantie­re della Galleria «Poggio Secco» del­la terza corsia autostradale. Il Comu­ne di Firenze aveva emanato una diffida alla ditta appaltatrice «Bal­dassini Tognozzi e Pontello» per­ché pare che le lavorazioni nel can­tiere per la realizzazione del by pass del Galluzzo avvenissero in violazio­ne dei limiti di legge in materia di rumore.

[Fonte Corriere Fiorentino]

0 Comments

  1. gli operai dell'impianto BTP

    alcune delle cose scritte in realtà sono vere, per colpa di due persone che gestivano in malo modo il cantiere circa 20 operai rischiano il proprio posto di lavoro, ora queste due persone si sono dimesse è sono andate a lavorare
    in una altra ditta.
    se l’arpat fa un controllo a tutti gli impianti di calcestruzzo della toscana non ne trova uno regolare, perchè si sta accanendo su questo impianto, abbiamo chiesto spiegazioni, non c’è stata risposta, abbiamo messo in sicurezza tutto l’impianto ma per loro non basta, non so cosa vogliono ancora, questo è un lavoro statale utile per tutta gli italiani, per un dipendente arpat che è contro l’azienda BTP è non si conosce il motivo, tutti noi operai rischiamo il licenziamento in tronco.

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