Terremoto, allarme Toscana. Il 70% degli edifici è a rischio

image_pdfimage_print

di Federica Sanna

Non basta talvolta rispettare le semplici norme antisismiche per rendere un edifi­cio a prova di terremoto. So­no circa mille, fra scuole, ospedali, municipi e caser­me, le strutture pubbliche nelle zone più a rischio della Toscana, che per essere più sicuri hanno bisogno di in­terventi. Ma realizzarli ha un prezzo: cinquecento milioni di euro.

A fare i conti sono gli ecolo­gisti del Pd, che lanciano an­che una proposta: «Il gover­no Berlusconi non sprechi soldi per l’anti-election day: la cifra potrebbe essere utiliz­zata per il miglioramento si­smico di tutti gli edifici e per rilanciare l’edilizia di quali­tà», dice Erasmo D’Angelis, presidente regionale del grup­po ecologista dei democratici e presidente della commissio­ne ambiente della Regione.

La Toscana ha un milione e 700 mila edifici, costruiti con diverse tecnologie e di diver­se tipologie. Il 70 per cento si trova in un’area a medio-alto rischio. La maggiore pericolo­sità è nelle zone della Lunigia­na e Alta Versilia, Garfagna­na, Media Valle del Serchio e area Lucchese, la montagna Pistoiese, Mugello e Valdisie­ve, Casentino, Valtiberina e Valdichiana, e Amiata; dove, nei 90 comuni presenti, sono 1.700 le strutture pubbliche. «I tecnici fanno continui con­trolli, ma solo 200 risultano già adeguati. Cinquecento so­no le strutture per cui sono stati avviati gli interventi. Ri­mangono mille edifici che po­trebbero essere più sicuri».

Questo non significa che non rispettino le norme anti­sismiche: «Sono stati costrui­ti rispettandole — afferma Pietro Novelli, responsabile qualità edilizia della Regione Toscana — ma questo non as­sicura che siano esenti da le­sioni, più o meno gravi, nel caso in cui si verificasse un si­sma forte». Ad esempio le scuole: secondo un censimen­to di Legambiente circa il 40% risale agli anni tra il 1940 e il 1974, anno in cui si è defi­nita la legge sull’edilizia anti­sismica. «È evidente l’urgen­za di una svolta nelle nostre politiche — afferma D’Ange­lis — purtroppo servirebbero 500 milioni di euro per far partire tutti gli adeguamenti in Toscana. Ma come al soli­to, quando si parla di rischi ambientali, i governi si accor­gono delle emergenze solo in caso di disastri, come quello che si è verificato in Abruzzo. Recenti manovre hanno ridot­to le risorse per la prevenzio­ne antisismica e l’ultima fi­nanziaria li ha assurdamente quasi cancellati».

[Fonte Corriere Fiorentino]

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *