Terra Futura senza contadini

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Non c’è terra futura senza contadini che la lavorino, la proteggano e la riconsegnino fertile. È lo slogan di numerose organizzazioni agricole che hanno boicottato la manifestazione Terra Futura di quest’anno per protestare contro il Piano di Sviluppo Rurale (2007-2013) approvato dalla Regione Toscana.
Le associazioni, tra le quali figurano Aiab Toscana, Movimento Allevatori e Foro Contadino – Altragricoltura, contestano la logica di “qualità nella competitività” adottata dalla Regione, accusata di provocare la chiusura ogni giorno in Toscana di decine di piccoli produttori. I dimostranti si sentono “usati” per far risuonare il made in Italy nel mondo e poi abbandonati dalle amministrazioni che – dicono – non prendono in alcuna considerazione i limiti entro cui operano i piccoli produttori, che rinunciano ad aumentare i profitti per offrire alimenti sani: limiti legati alla conduzione familiare, all’alta manualità, ad un costante controllo di qualità, alla disponibilità diretta delle materie prime, alla cura del territorio e del paesaggio.
Le organizzazioni agricole chiedono di spostare l’indirizzo politico del Piano verso un nuovo modello di agricoltura sostenibile, che riporti al centro il biologico, come indicato dalla stessa Commissione Agricola Europea. Contestano così Terra Futura: “Non possiamo più condividere il messaggio fuorviante sull’agricoltura: da una parte si parla di buone pratiche, dall’altra se ne riduce il campo di applicazione alle sole logiche di mercato”. Una bruciante contraddizione, specialmente ricordando che la manifestazione Terra Futura è nata dalla forte spinta del Social Forum Europeo del 2002, quando sembrava possibile e necessario affrontare i grandi problemi del pianeta ricreando un sistema economico rispettoso dell’ambiente e della persona.

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