18 settembre 2018

Telestreet, diritto di parola

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Chiamatele tv di quartiere, di rione o di strada. Poco importa e poco cambia. Quello che conta è il progetto e la grande ventata di novità che hanno portato nel mondo dell’informazione televisiva, da anni inchiodata nel duopolio Rai-Mediaset. Stanno nascendo, si stanno moltiplicando, come un virus si stanno diffondendo nella società. Sono indipendenti ma lottano per lo stesso obiettivo e cercano di aiutarsi riunendosi in un network. Le potete trovare all’indirizzo www.telestreet.it.
A Firenze c’è Gli Anelli Mancanti tv. “L’articolo 21 della Costituzione italiana garantisce a ogni cittadino la libertà d’espressione. Attraverso la nostra tv di quartiere, esercitiamo questo diritto”. Esordiscono così Dede e Giulia, due dei promotori della prima tv di strada fiorentina legata all’ associazione gli Anelli Mancanti che dal 1997 si occupa di accoglienza ai cittadini migranti e della promozione di una cultura multietnica. “Mancano solo gli ultimi dettagli tecnici e poi siamo pronti per andare in onda, al massimo un mese e ci potrete trovare sintonizzandovi sul canale 49”. Ma sarà un privilegio di pochi, a Firenze la vedrete solo se abitate nella zona compresa tra Piazza Santa Maria Novella e Porta al Prato. Le tv di strada, il cui raggio di trasmissione è limitato ad alcune centinaia di metri, trasmettono sfruttando i cosiddetti coni d’ombra, scampoli di frequenze assegnate ma non utilizzate dai legittimi concessionari, senza creare alcun disagio alla ricezione dell’emittenza tradizionale.
“Per il momento – continuano Dede e Giulia – abbiamo iniziato ad accumulare materiale perché quando hai una televisione nasce immediatamente il problema dei contenuti. Gli immigrati saranno i principali destinatari dell’iniziativa. Non solo come spettatori ma anche come partecipanti attivi. Le idee non mancano e la creatività è la nostra arma vincente: abbiamo pensato, tra le altre cose, a un programma di cucina etnica e a una serie di interviste a personaggi famosi sui temi dell’informazione, nonché a servizi in più lingue sulla normativa relativa all’immigrazione”.
L’investimento è minimo, circa mille euro, e il kit necessario per andare in onda è facile da reperire: con un’antenna, un trasmettitore e un modulatore ognuno potrà crearsi la propria televisione. Il progetto Telestreet sta diventando una vera e propria rete nazionale e il carattere collettivo del progetto è alla base del suo successo. Sul sito www.ngvision.org ogni singola tv può inserire i propri materiali creando così un archivio collettivo a cui possono attingere le altre tv di strada, all’insegna della libera circolazione delle idee e dell’informazione.
Ma le tv di strada sono illegali, non hanno concessioni governative per trasmettere e rischiano multe che variano dai 2 ai 10 mila euro, fino al carcere da sei mesi a un anno per i recidivi. Un gruppo di parlamentari ha dato vita a un comitato per la loro tutela con una specifica proposta di legge che punta a legalizzarne la posizione.
In attesa di un riconoscimento legislativo le tv di strada collaborano con altre iniziative di comunicazione indipendente. In particolare con No War Tv, la tv satellitare finanziata da trenta sindaci della Toscana e promossa da Giulietto Chiesa che commenta così l’iniziativa: “La minaccia alla democrazia viene dal di dentro del sistema informativo. Bisogna difendersi dalla manipolazione del sistema mediatico. Non pensiamo certo di poter competere con le tv nazionali, ma vogliamo creare un movimento di opinione sui temi dell’informazione e della comunicazione che coinvolga molti soggetti: giornalisti, volontari, le tv di strada, mediattivisti, insomma tutti coloro che rifiutano l’attuale sistema televisivo”.
E chissà che il destino delle tv di strada non sia proprio quello di uscire dal cono d’ombra dell’etere per “sbarcare” finalmente legali e riconosciuti su un canale satellitare.

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