Tav lenta, ditte felici

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Chi realizza le opere dell’Alta Velocità ferroviaria in Italia non corre alcun rischio economico: i costi ricadono sempre sulle casse dello Stato. Inoltre, geologiche o di altro genere) sono approssimative: chi realizza i lavori nomina anche il suo controllore. Ecco perché nel nostro Paese le strutture si realizzano con grandi ritardi e con spese che sono cinque volte superiori a quelle di Francia e Spagna. A sostenerlo ora, non sono i “soliti comitati” che si oppongono ai lavori, ma l’”Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori servizi e forniture”, un organismo nominato d’intesa dai Presidenti di Camera e Senato e composto da personalità operanti in settori tecnici, economici e giuridici. Una critica durissima al meccanismo che ha caratterizzato la realizzazione delle “grandi opere”, in cui i lavori si assegnano ad un “General Contractor” (gruppo in grado di seguire tutto il ciclo di lavori, spesso affidando ad altre ditte alcune commesse). L’organismo istituzionale – che denuncia anche la mancanza di “un’adeguata progettazione” nelle varie fasi del progetto – ha così chiesto a Tav S.p.A. e ai General Contractor un chiarimento in merito. Ed è proprio per conoscere la risposta dei diretti interessati che l’associazione ecologista Idra ha scritto all’Autorità ed attende una risposta. Per tutti questi motivi, nella tratta Toscana la stima dei costi è passata da poco più di un miliardo (1991) ad oltre 4 miliardi di euro del luglio 2007. Tutto senza considerare – come precisa la stessa Autorità – ulteriori costi che faranno superare abbondantemente i 5 miliardi di euro. Circa 105 milioni a chilometro di tratta. “E’ stata realizzata un’architettura ad hoc per sfuggire al sistema delle tangenti. – affonda duramente Ivan Cicconi, esperto di appalti pubblici – I 13 miliardi di debito accumulati da Tav S.p.A. costano agli italiani ben 850 milioni di euro l’anno di interessi”. Ma questi rischi coinvolgono anche i lavori per la realizzazione del tunnel di 7 km nel nodo fiorentino? “Coopsette (il consorzio di cooperative rosse che si è aggiudicato l’opera) – aggiunge Cicconi – non ha interesse ad accelerare i lavori: secondo questo sistema allungare i tempi significa aumentare i costi e quindi i guadagni a cascata per tutte le ditte coinvolte”. “Le fonti ufficiali – dice Girolamo Dell’Olio di Idra – parlano già oggi di 1,7 miliardi per il sottoattraversamento, cifre che sono già adesso il 30% rispetto a quelle iniziali. I tempi del primo progetto parlavano di nove anni, ma quella stima ancora non prevedeva la realizzazione dello scavalco di Castello in corso di realizzazione”. Dell’Olio critica anche gli studi dei geologi, diffusi qualche giorno fa ad un convegno a Palazzo Vecchio e ne chiede la pubblicazione: “Secondo le rilevazioni effettuate dal Ministero dell’Ambiente nel 1998-99, per i lavori si consumeranno circa 80 litri di acqua al secondo. Che fine farà Firenze d’estate?” Chiedere ai cittadini del Mugello, rimasti spesso “all’asciutto”: colpa del depauperamento delle falde per cui è tuttora in corso un processo a Firenze.

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