Tav, nel “far west” dei cantieri. Irregolari i lavori per la nuova stazione Foster

image_pdfimage_print

di Duccio Tronci

Gli abitanti della zona intorno a via Circondaria – dove da mesi si lavora per realizzare la stazione dell’alta velocità – avevano previsto ciò che oggi si è verificato. Nero su bianco: le ditte che effettuano i lavori non rispettano le prescrizioni previste dal progetto. E così vengono a mancare le garanzie per i cittadini, più volte garantite dal Comune. Che riguardano soprattutto la salute pubblica. Nello specifico, gli operatori hanno “utilizzato il frantumatore di inerti in posizione diversa da quella autorizzata, più vicina alle abitazioni e non protetta dalla barriera acustica che era stata appositamente realizzata”. A rilevarlo è la stessa Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpat), che è intervenuta in seguito ad una segnalazione dei cittadini di via Zeffirini, una piccola strada senza uscita proprio dietro il cantiere della Tav, attanagliata nella morsa di polveri e rumori. Il Comune per questi lavori aveva anche autorizzato le deroghe al limite consentito pe ri decibel. E nonostante Arpat abbia effettuato il sopralluogo quando ormai l’attività che disturbava i cittadini era già conclusa, la stessa Agenzia sottolinea comunque che “è molto probabile che questa collocazione irregolare della macchina possa avere portato al superamento di entrambi i limiti delle autorizzazioni in deroga e, quindi, ad una violazione delle norme”. Un fatto grave. Soprattutto perché episodi del genere potrebbero verificarsi ogni giorno, al cantiere di via Circondaria, come in quello di via Campo D’Arrigo. Ed in verità nella zona di Castello, per i lavori dello scavalco e di preparazione al tunnel (che sbucherà proprio da qui), sono già accaduti.

I sistemi di controllo sui cantieri, come peraltro era previsto, si mostrano così evidentemente inadeguati. Una macchina farraginosa non in grado di tutelare i cittadini nel contesto di realizzazione di un’opera che coinvolgerà la città almeno per i prossimi dieci anni. E che la stessa Arpat mette a nudo nella sua relazione: “In questo caso i cittadini hanno segnalato il problema dopo aver fatto svolgere una perizia fonometrica a loro spese – segnala l’agenzia – in realtà avrebbero potuto ottenere una verifica urgente facendo attivare subito il monitoraggio acustico per la gestione delle emergenze (condotto da Italferr) che è previsto per il funzionamento dell’Osservatorio Ambientale. Tale monitoraggio può essere attivato da Arpat, in qualità di supporto tecnico dell’Osservatorio, o dagli enti che compongono l’Osservatorio (in questo caso il Comune di Firenze). Purtroppo è una possibilità ancora poco nota e probabilmente non sufficientemente segnalata dalla informazione che è stata fatta sui cantieri”. “Allo stesso modo – prosegue Arpat – è ancora poco noto che le caratteristiche di impatto acustico dei cantieri sono dettagliamene studiate nel Piano Ambientale di Cantierizzazione, approvato dall’Osservatorio, e che le ditte che conducono i cantieri sono tenute a non discostarsi dalle soluzioni”. “Sull’esito del controllo – conclude Arpat – è stato prodotto un parere tecnico al Comune ed all’Osservatorio Ambientale proponendo provvedimenti per evitare che l’attività futura riproduca questo tipo di problema”. I risultati positivi di quest’azione sono tutt’altro che scontati.

Fonte Corriere Fiorentino

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *