24 settembre 2018

Tav, il Tribunale conferma le gravi accuse per le imprese Nodavia e Seli

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L’inchiesta sul tunnel Tav di Firenze ha portato alla luce circostanze estremamente pesanti: frodi, rischi di cedimenti strutturali, truffe, gestione «abusiva e clandestina» dei fanghi di lavorazione, interessi privati prevalenti sull’interesse pubblico. Lo conferma il tribunale del Riesame, che ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico di Furio Saraceno, già presidente di Nodavia, la società che esegue i lavori, e di Aristodemo Busillo, procuratore della Seli, che deve realizzare il tunnel con la trivella Monnalisa, anche se quest’ultimo è stato rimesso in libertà perché, essendo la Seli decotta, il tribunale ha ritenuto che non vi sia più il rischio di reiterazione dei reati.

Riguardo ai danni causati dai lavori alla scuola Ottone Rosai, «appare circostanza incontrovertibile — scrive il tribunale — l’avvenuto superamento sia della soglia di “allerta” che di quella di “allarme”, con omesso e carente monitoraggio di ciò, ed il timore del Saraceno… che di tali eventi venisse a conoscenza la parte pubblica». Saraceno «si era raccomandato con tutto il cantiere di “tenere la bocca cucita”» e «mostrava preoccupazione non tanto per l’incolumità delle persone bensì per l’eventualità che venissero interrotti i lavori». «Pretestuosa» viene giudicata la riduzione delle frese da due a una «per mere esigenze economiche, prospettate invece agli enti pubblici come esigenze tecniche». «Poco tranquillizzante e sistematica » «la interazione fra soggetti controllanti e controllati», «con sottordinazione dell’interesse pubblico». Per Saraceno è stato confermato l’obbligo di dimora a Rapallo.

di Franca Selvatici per Repubblica Firenze

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