Tav, giù 200 case per l'assessore Conti

image_pdfimage_print

Riceviamo dai Comitati dei Cittadini di Firenze e volentieri pubblichiamo

Il recente convegno sulla cosiddetta “Metrotramvia della Piana”, tenutosi sabato 28 febbraio a Calenzano, ci offre l’occasione per alcune riflessioni. Appariva prima di tutto deludente la partecipazione di pubblico, limitata com’era a esponenti del PD, a qualche ambientalista e a pochi professori universitari “embedded”. La folla di assessori – Conti per la Regione, Barducci per la Provincia di Firenze, Pallini per quella di Pistoia, Giardi per Prato (che ha rilasciato dichiarazioni pur non partecipando) – ha dato l’impressione di un “rappel à l’ordre” degli ex DS del PD, in vista delle amministrative, sull’importante questione delle infrastrutture in Toscana (sottoattraversamento AV e tramvia a Firenze in primo luogo). Si davano insomma segnali anche per “altro”.

Parlando appunto d’altro, Conti e Barducci non hanno mancato di ribadire a se stessi, alle Ferrovie e alla propria parte politica più che agli oppositori e ai comitati dei cittadini “che il sottoattraversamento di Firenze – perdinci – si farà!”

Per sostanziare questo assunto, il vernacolo dell’assessore Conti è giunto a sfiorare il procurato allarme sociale con un’affermazione priva di qualsiasi fondamento: il passaggio in superficie dell’Alta Velocità (quello proposto dall’Università) provocherebbe la demolizione di “un paio di centinaia di abitazioni”.

Il solitamente misurato Andrea Barducci (assessore alle infrastrutture della Provincia di Firenze e probabile prossimo Presidente della Provincia) è giunto a dire che “nel tratto di Sesto l’Alta velocità è stata fatta con l’assoluto controllo degli impatti ambientali”. Alcuni effetti sul sistema idrogeologico di Monte Morello sembrerebbero negarlo (per non parlare del sistema Mugello…).

Venendo ai contenuti più propri del convegno, dobbiamo dire che i Comitati dei Cittadini, come anche Italia Nostra, unica voce critica presente con il prof. Leonardo Rombai, non sono contrari all’idea della metrotramvia. Tant’è vero che per l’area tra Firenze e Prato abbiamo recentemente lanciato insieme all’Università l’idea del metrotreno, cioè l’utilizzazione di rami ferroviari per farvi correre mezzi tranviari. Non rivendichiamo per questo alcuna primazia, visto che idee del genere erano già state presentate molti anni fa. Né vogliamo per ora, prima di un’analisi accurata, esprimerci sulle ipotesi di tracciato per l’area tra Prato e Pistoia.

Siamo persino d’accordo con Conti sul fatto che il problema principale è quello del potenziamento del trasporto ferroviario locale, quello che lui chiama “metropolitana di superficie”, da estendersi però ad un bacino più ampio di quello della Piana, in primo luogo (e qui sta il difficile) allzona di forte pendolarismo nel Valdarno.

Ci preoccupa ciò che appare in filigrana: l’idea vagamente di città sovietica (ma senza la pianificazione sovietica) che si sovrappone al disordine insediativo della nostra epoca. La creazione di infrastrutture che non mitigano il parossismo della mobilità ma lo accrescono, diffondendo il modello urbano anche negli spazi residui di suolo naturale, creando non un’area metropolitana ben governata, ma un continuum cementizio.

Come interpretare altrimenti la dichiarazione di Conti secondo la quale “Il Parco della Piana è un’infrastruttura”?

O l’altra, di Massimo Morisi: “Le nuove infrastrutture possono essere considerate come parte del paesaggio … quest’area potrà diventare una grande città europea”.

In assenza di un vero piano complessivo e seguendo la diffusa ispirazione vagamente megalomane, Piero Baronti, presidente di Legambiente, non si fa mancare nulla: “Non abbiamo preferenze tra tram e metrò, lo sterile e pregiudiziale dibattito tra destra e sinistra deve finire. L’unica cosa che conta è la fattibilità tecnica e la rapidità di realizzazione. Le soluzioni, se tecnicamente possibili, potrebbero essere molteplici: (a) una metropolitana sotterranea che colleghi Firenze, Prato e Pistoia (!) collegandosi alla tramvia una volta raggiunto il capoluogo toscano o in alternativa (b) un sistema tramviario che si estenda su tutta l’area metropolitana o ancora (c) un sistema integrato di metrò e tram”.

Insomma si va sopra dove si dovrebbe andare sotto e sotto dove si dovrebbe andare sopra. Un vero sottosopra generale. Ma l’importante è fare, costruire, mettere binari, compreso il passaggio della tramvia dal Duomo (quello di Firenze, non quello di Prato).

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *