Tav, ecco la mappa dei 180 palazzi a rischio

image_pdfimage_print

di Sandro Bennucci

Le ferrovie vogliono vincere la scommessa: aprire i cantieri dell’Alta velocità sul nodo di Firenze entro aprile. Però mancano sedici giorni alla scadenza e sorgono nuovi problemi. Per esempio la necessità di una nuova conferenza dei servizi, rapida quanto volete ma, si dice in Regione, indispensabile perché è cambiato il tracciato della tramvia. Una modifica che incide anche sul percorso della Tav e sulla nuova stazione sotto i Macelli. Ragion per cui sarà necessario procedere a un’ulteriore integrazione dell’accordo procedimentale. Eppoi c’è la questione dei monitoraggi sugli edifici «toccati» prima dai lavori eppoi dai supertreni. Anna Rita Bramerini, assessore all’ambiente della Regione, rispondendo a un’interrogazione di Marco Carraresi (Udc), ha reso noto l’elenco degli immobili da controllare.

Sono 180. Di questi, quasi 150 sono definiti «come potenzialmente impattabili dai lavori di scavo; ovvero, per la loro posizione e loro caratteristiche, potrebbero avere qualche ripercussione dovuta alla realizzazione del sottoattraversamento per l’alta velocità». Sono costruzioni di varie zone cittadine: via Vasco da Gama, via delle Tre Pietre; i viali Corsica, Belfiore, Lavagnini, Pacinotti, don Minzoni, piazza della Libertà. E altre ancora. Ma nell’elenco della Bramerini sono comprese anche opere pubbliche: dal Ponte del Pino al sottopassaggio carrabile di piazza Dalmazia, a quello del Terzolle. Tuttavia, come l’assessore precisa nella sua lettera di accompagnamento, l’elenco degli edifici censiti è da considerarsi «provvisorio» e passibile di integrazioni, non appena il contraente generale, Coopsette-Ergon, presenterà il progetto definitivo. Si sussurra che il numero degli edifici possa salire, comprendendo almeno quelli in un raggio di 200 metri dai lavori.

Non basta ancora. Come riportato da La Nazione due settimane fa, Gaia Checcucci ha scritto a due ministri (Stefania Prestigiacomo, ambiente, e Altero Matteoli, infrastrutture) perché l’Autorità di bacino non sarebbe stata coinvolta nell’opera di controllo e monitoraggio. Morale? Mancherebbero troppi documenti, e troppi visti, per dare il via alla «talpa» che perfora il sottosuolo. Riccardo Conti, assessore ai trasporti e all’urbanistica della Regione, fa sapere che gli ostacoli non sono insormontabili e che la scadenza di aprile sarà verosimilmente rispettata. Intanto però, Marco Carraresi, capogruppo dell’Udc in Regione (e ora anche candidato a sindaco di Firenze), oltre all’interrogazione per conoscere le «zone a rischio», ne ha presentate due nuove: una sul progetto esecutivo del sottoattraversamento, ossia sottolinea la necessità che venga convocata la conferenza dei servizi; l’altra sui controlli da fare sugli edifici che potrebbero correre pericoli di lesioni in seguito ai lavori. Edifici di cui finalmente si conosce l’ubicazione, ma che sembrano destinati a salire di numero.

L'elenco dei palazzi a rischio (clicca per ingrandire)
L'elenco dei palazzi a rischio (clicca per ingrandire)

L’Osservatorio ambientale dovrà ricevere tempestivamente anche il nuovo elenco in modo da poter informare in maniera esauriente, secondo gli impegni presi da Palazzo Vecchio, tutti i cittadini potenzialmente interessati dall’«operazione Tav». In sostanza, l’apertura dei cantieri entro aprile assomiglia ora a una vera corsa contro il tempo. Appunto la scommessa d’aprile. Che le Ferrovie non vorrebbero perdere.

[Fonte La Nazione]

0 Comments

  1. Roberto Budini Gattai

    Vorrei chiedere ai consiglieri regionali di Rifondazione perchè non hanno fatto
    nemmeno un’interrogazione, una mozione sul sottoattraversamento A. V.
    Quali motivi li inducono al silenzio di fronte all’imbroglio che è il tunnel? Il patto di alleanza con (il partito di) Riccardo Conti ? R. B. G.

    Reply
  2. alessandra

    Io abito in viale don minzoni 35, vorrei sapere esattamente se il mio palazzo è fra i 22 a rischio e quali danni si prevedono… rischio che mi crolli la casa addosso??

    Reply
  3. aldo

    la storia dei danni agli edifici è una balla colossale. E’ chiaro ed evidente che vanno prese tutte le precauzioni e controllae le condizioni dii tutti gli stabili nella zona del perocrso. Ma con la talpa TBM si è scavato a Torino, a Brescia (passando addirittura sotto il municipio) e a Bologna, dove – guarda caso . i danni ci sono stati solo nel chilometro poco più non scavato con questa tecnica.
    Le maggiori città europee sono piene di gallerie sotterranee, anche in sedimenti alluvionali recenti, e non è mai crollato niente…

    Sono d’accordo sul fatto che si possa eventualmente contestare il progetto o il suo costo, che si possa contestare la TAV, che nel Mugello siano stati fatti dei danni…
    ma agitare lo spettro di crolli di edifici è semplicemente una balla colossale

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *