Tav, dall'Osservatorio il via al Cantiere Firenze. L'opinione di Ornella De Zordo

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La capogruppo di perUnaltracittà sul parere dell’organismo sul nodo fiorentino dell’Alta Velocità: “Le prescrizioni dell’Osservatorio sono solo toppe. Le falle restano e i pericoli anche. I rischi idrogeologici e ambientali sono gli stessi, mentre i costi lieviteranno”

“Le prescrizioni dell’Osservatorio Ambientale sembrano delle toppe applicate su un progetto con troppe falle. Il nodo fiorentino dell’Alta Velocità rimane un’opera molto pericolosa per Firenze, per i rischi idrogeologici e ambientali che comporta”. Lo ha detto la capogruppo di perUnaltracittà Ornella De Zordo, commentando il parere definitivo dell’organismo presieduto da Pietro Rubellini. “L’ìimpressione è che l’Osservatorio abbia dovuto agire tirato per la giacca dai vari soggetti che lo compongono, che nella vicenda hanno avuto posizioni parzialmente diversificate”, ha aggiunto De Zordo.

Non esiste mitigazione possibile per un progetto sbagliato in partenza. Dove sono finiti anni di pareri tecnici che hanno rilevato costantemente l’incompletezza e la pericolosità dell’opera? Sono stati superati solo da decisioni politiche,  ora avallate da un organismo in cui è rappresentato anche il committente del progetto: controllore e controllato nell’unica sede decisionale? Questa è la triste conclusione di una vicenda in cui, come stiamo purtroppo abituandoci a vedere, gli interessi privati a braccetto con una politica compiacente e prona, fanno dell’ambiente una terra di conquista per gli affari, alla faccia di una sostenibilità sempre sbandierata a parole, sempre calpestata nei fatti.

“Non abbiamo a disposizione gli incartamenti del progetto esecutivo di Rfi, che ha invece avuto in mano questo organismo, e quindi attendiamo di conoscere finalmente le previsioni dell’intero progetto – ha spiegato la capogruppo di perUnaltracittà – ma questo non ci impedisce di dire che gli interventi per mitigare l’impatto dell’opera – l’installazione di radar, di pompe per il drenaggio dell’acqua, così come gli interventi per mitigare l’impatto ambientale dell’abbattimento degli alberi, o alle scuole – sono soltanto dei palliativi che si riveleranno presto un flop, e che otterranno l’unico risultato di far lievitare i costi dell’opera, ancor prima dell’inizio dei lavori. Ma questo pare essere l’ultimo dei problemi”.

“Inoltre – ha proseguito – lascia perplessi anche la decisione sui testimoniali di stato: se da un lato è positivo aver aumentato gli edifici che saranno sottoposti alla verifica, dall’altro non è ancora chiaro quale sarà il supporto che verrà  offerto agli abitanti degli edifici coinvolti, così come non si sa chi dovrà pagare gli interventi. E l’esempio di via Fanfani, a Castello – dove sono in corso i lavori per lo scavalco e di preparazione al tunnel – non lascia presagire niente di buono: gli abitanti,che hanno visto le proprie case danneggiate dai lavori, sono stati abbandonati dall’amministrazione pubblica al loro destino. Non è possibile che a pagare debba finire per essere sempre l’ente pubblico – ha concluso De Zordo – mentre ad essere penalizzati di questo “rimpallo” di competenze siano ancora i cittadini”.

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