Tav, allargamento del Mugnone. Sospetti sull’abbattimento degli alberi

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di Anna Mannino, abitante e giornalista partecipativa di via Gordigiani

Dietro la grande e spaventosa muraglia di cemento di via Gordigiani e viale Redi e oltre le fitte reti di protezione dei cantieri che da molti mesi tormentano gli argini del fiume, sta avvenendo giorno dopo giorno un enorme danno ambientale a carico della città e soprattutto della salute dei cittadini. Intelligentemente venduto come “messa in sicurezza del Mugnone” si tratta piuttosto di un’altra opera probabilmente inutile (le inondazioni in grado di straripare dal Mugnone sono state stimate statisticamente di 1 ogni 200 anni…), estremamente impattante e dispendiosa.

Lo stesso risultato poteva, infatti, essere raggiunto con un allargamento più contenuto del letto del torrente (dai 7 metri attuali ai 14 invece che 24, come è stato deciso dai progettisti delle Ferrovie, nonostante fossero state avanzate alternative meno distruttive). Il fatto è che in realtà questi lavori dovrebbero servire a contenere un eventuale innalzamento delle acque dovuto al grave dissesto dell’assetto idrogeologico che sarà inevitabilmente causato dallo scavo del tunnel dell’alta velocità e dal cratere previsto per la stazione Foster nel quadrato adiacente al fiume (via Circondaria-viale Corsica). Un allargamento così ampio del letto creerà scompensi all’equilibrio faunistico del torrente, ma soprattutto sta già precludendo agli alberi dei viali ogni possibilità di sopravvivenza.

In questo momento i lavori stanno ancora interessando prevalentemente il versante del viale Redi dove si è scavato e trivellato a circa un metro dalle radici dei platani che per decenni hanno svolto un’importante azione purificatrice dell’aria del quartiere e non solo.

Questo massiccio intervento sulle radici e l’asporto di gran parte della terra che li nutriva e sosteneva, sta gravemente destabilizzando gli alberi. Sono a rischio di instabilità e quindi di abbattimento circa 150 enormi platani (oltre ad altri alberi più piccoli alternati ai platani) sul tratto dei cantieri di viale Redi, via Gordigiani e via Bonsignori.

Sul primo tratto del viale Redi, all’altezza del Ponte all’Asse, nove platani sono già stati segnati a morte e verranno abbattuti per ovvi motivi di sicurezza perché le radici sono state tranciate di netto alla base, “per sbaglio”(?!?) a detta dei tecnici dell’Arpat che hanno effettuato alcuni controlli. Un secolo per crescere e pochi minuti per essere abbattuti. Questo sembra essere l’insopportabile destino di questi alberi. Un’azione simile merita senz’altro l’attenzione della magistratura, un accertamento delle responsabilità e l’attribuzione certa delle giuste e pesanti penali. E forse questo verrà anche fatto quando i tempi lenti della burocrazia metteranno in moto la macchina legale, ma nessun risarcimento potrà mai restituire quegli alberi alla gente.

Su via Gordigiani e via Bonsignori, dove ancora non sono iniziati i devastanti lavori di smantellamento dell’argine, in attesa del colpo di grazia alle radici, i platani hanno intanto appena subito una pesantissima potatura che li indebolisce invece che rafforzarli; da notare che questi alberi erano già stati potati lo scorso anno, a fine marzo, un periodo molto tardivo per una corretta potatura. Che senso ha intervenire nuovamente? A questi alberi non serve una potatura annuale.

Il paesaggio lunare che si presenta ai passanti e ai residenti è inquietante.

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La questione della potatura detta “capitozzatura”, cioè il taglio radicale delle fronde e dell’apparato ramifero, è uno strano fenomeno al quale si assiste da qualche anno in moltissime zone della città. Più che l’ultima moda in fatto di taglio di capelli, si tratta di una tecnica crudele, pesante e dannosa, dagli esiti estetici penosi e deprimenti, che indebolisce nel tempo la pianta fino a farla morire e che, sempre “stranamente”, richiede interventi frequenti per eliminare i getti continui che l’albero cerca di opporre alla decapitazione nell’estenuante e straziante tentativo di sopravvivere. Gli esperti del settore possono confermare che questa tecnica è per un albero l’anticamera della morte.

Tre dubbi sorgono spontanei.

Il primo. Le ditte appaltate e chi le dovrebbe controllare non sono all’altezza del delicato lavoro affidato loro. Ci si chiede: chi e come viene incaricato di eseguire le potature? Chi controlla? Di quali consulenze tecniche e scientifiche si avvale il Comune di Firenze per garantire alla città la salute del suo patrimonio arboreo?

Il secondo dubbio apre l’orizzonte ad un’altra ipotesi, più triste e più probabile: sembra non esserci alcun interesse a trattare con il dovuto rispetto gli alberi della città, in modo particolare quelli delle zone destinate alla cementificazione, nelle sue più svariate forme…

Last but not least… non sarà che da qualche anno a questa parte, alcuni intraprendenti vivaisti abbiano trovato molto vantaggioso fare affari con i Comuni garantendo il periodico ricambio delle alberature delle città? Del resto si assiste a questo triste fenomeno anche in altre citta’italiane .

Verrebbe da pensare che ci sia un business derivato dalla potatura e dal ricambio degli alberi. Da una parte, l’interesse delle ditte ad intervenire il più spesso possibile e, dall’altro, quello di chi commercia con il legname prodotto dalle potature, rivenduto come materiale combustibile. Da qui l’esigenza di effettuare potature più radicali possibile e di “sostituire” con nuove piante quelle già esistenti.

Una verifica/interrogazione di ciò che avviene a questo riguardo si rende urgente e necessaria. E Ornella De Zordo di Per Unaltracittà si è già impegnata in tal senso.

Inoltre, da più fonti arriva notizia di qualche timido e speranzoso spiraglio apertosi nella discussione intorno alla questione dell’Alta velocità. Niente di certo, solo voci, ma sembrerebbe che tecnici, politici e media si stiano finalmente ponendo la domanda dell’opportunità di voler perseguire a tutti i costi la realizzazione di un progetto faraonico, quando lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto con una percorrenza su binari in superficie. Il progetto alternativo c’è e sembra stia facendo breccia un po’ alla volta, con quale esito è presto per dirlo, ma la speranza è ultima a morire e il dibattito è aperto. Lo stesso si può dire per la realizzazione delle linee due e tre della tranvia, i cui tracciati e la stessa realizzazione non sono ancora per nulla certi o definitivi.

Perché allora ostinarsi nel portare a termine lavori propedeutici, come quelli del Mugnone e dell’area Foster? Non varrebbe la pena, nell’attesa di una eventuale revisione del progetto, fermarsi a riflettere sospendendo lavori che potrebbero rivelarsi inutili? In viale Corsica la ex scuola media Ottone Rosai, è stata da poco smantellata e l’area è stata velocemente ripulita. All’interno si vedono numerosi alberi (circa una trentina) di particolare bellezza: alcuni pini ad ombrello che formano un bellissimo viale e poi pini ed abeti enormi e in buona salute. Che fine faranno questi alberi? Saranno buttati giù in fretta e furia, come e’ avvenuto per i tigli di viale Morgagni, per poi scoprire che tanto quella inutile stazione non verrà mai costruita?

Al progetto di tunnel e di stazione sotterranea si contrappone un progetto di potenziamento delle linee ferroviarie di superficie elaborato dall’Università di Firenze con il Comitato contro il Sottoattraversamento AV che non comporta alcun problema per il nostro quartiere e ha un costo ridottissimo. Nello stesso progetto si prevede l’uso delle linee ferroviarie come tranvia o metropolitana: questo accorgimento renderebbe superflue le linee 2 e 3 della tranvia. Perché non si adotta questo progetto che risparmierebbe tutti gli alberi della nostra zona?

Legata al progetto di tunnel è la costruzione di 145.000 m2 di residenze, alberghi e centri commerciali nelle aree ferroviarie, compresa la zona Belfiore. Un progetto che strangolerebbe ancor di più una città come la nostra, assediata dal traffico.

Sperando che gli amministratori della città rinsaviscano ci chiediamo perché non lasciano almeno per ora in pace i nostri alberi?

0 Comments

  1. simonetta paloscia

    E’ chiaro che ai nostri amministratori delgi alberi e di conseguenza della salute della gente e della bellezza e vivibilita’ della nostra citta’ non importa assolutamente niente. Cosa si puoì fare prima che Firenze si trasformi in uno sterile deserto di cemento? A cosa serve avere come assessore all’ambiente un laureato in scienze forestali che evidentemente ha conseguito la specializzazione nel deserto del Sahara?
    Sissipal

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  2. Maria Grazia Fallai

    Ho vissuto la mia gioventù vicino al Mugnone, a volte minaccioso, a volte quasi secco e io mai e poi mai avrei tagliati gli alberi lungo le rive perchè tutti sanno che quelle enormi radici sostengono gli argini, evitano smottamenti. Allargare il greto? Ma chi ha ideato e approvato questi progetti? Dove erano I soliti tree huggers? Gli ecologisti? O qualche pezzo grosso che voleva vedere meglio il panorama? Anche levare gli alberi nei viali per il tramvia fu una grande bischerata, gli alberi non sono come i denti di latte che una volta persi, escono fuori quelli più grandi. Firenze ha bisogno di più verde non di cemento.

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