13 dicembre 2018

Tav, a Bologna i cittadini infuriati in Procura per la "class atcion"

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di Daniela Corneo

Dopo l’esposto in Procura quaranta famiglie di via Carracci hanno deciso di passare alle vie legali con un’azione collettiva Tav, parte la super causa dei residenti della Bolognina Rfi, Comune, Provincia e Regione saranno citate in tribunale: a giugno erano già 190 gli sforamenti di pm10.

Quelle polveri sono talmente fuori legge che Rfi, il Comune, ma anche la Provincia e la Regione verranno presto trascinati in tribunale da un «esercito» di migliaia di cittadini che temono per la loro salute. La legge parla chiaro: gli sforamenti di pm10 in un anno possono essere al massimo 35. A fine giugno la centralina nel cantiere della Tav ne aveva già segnalati 190. E con dati così una causa di questa portata potrebbe mettere in ginocchio le Ferrovie e gli enti locali. A dare il via a quella che si preannuncia una guerra all’ultimo sangue sono state quaranta famiglie di via Carracci che si sono cercate, insieme al comitato no Tav guidato da Dino Schiavoni, un avvocato disposto a rappresentarle in una super causa collettiva.

La class action ancora non è legge, ma poco importa: il risultato non cambia. E nemmeno l’oggetto del contendere, che è sempre quello che stanno sottoponendo ormai da un anno a enti pubblici e Rfi: lo sforamento illegale delle soglie di pm10. Era stato fatto un esposto in Procura, era stata allertato il Comune, il caso era pure stato portato in consiglio comunale. «Ma siccome nessuno finora ha fatto nulla e non è iniziata nemmeno l’indagine epidemiologica sulla popolazione residente che doveva essere fatta da Comune e Ausl spiega Dino Schiavoni, capofila della protesta i cittadini si sono rivolti al comitato per intraprendere un’azione a livello privato». Detto, fatto.

L’altra sera si sono riuniti tutti insieme nel bar di Schiavoni e hanno invitato un avvocato, Nicola Giudice, che non è nuovo a cause di questo tipo. E non ha alcun dubbio: qualcuno è responsabile di quel che sta succedendo alla Bolognina. «La legge spiega l’avvocato consente 35 sforamenti l’anno: a fine giugno di quest’anno gli sforamenti sono già stati 190. Basterebbe un solo sforamento per costituire un illecito: questa gente praticamente vive in una miniera». Il legale scelto dai residenti di via Carracci si stupisce che nessun avvocato finora abbia mai preso l’iniziativa per tutelare gli abitanti. «Io lo faccio perché ho una coscienza e mi sono limitato a chiedere una cifra simbolica per nucleo familiare: spero che il tribunale alla fine mi liquidi una bella somma a carico della controparte». E la controparte, secondo il legale, è piuttosto «corposa». «Senz’altro va coinvolto il committente, cioè Rfi, ma ci sono anche gli estremi per colpire gli enti pubblici: il Comune, la Provincia ma anche la Regione che deve tutelare la salute pubblica».

Quindi un attacco diretto all’amministrazione comunale: «Il Comune fa delle convenzioni che risolvono il problema in modo cinico a mio avviso: hanno dati indennizzi per le polveri facendo il calcolo di quanto costa una colf all’ora, però non hanno previsto risarcimenti perché quella polvere alla fine viene anche respirata. Insomma, ci sono gli estremi per colpire anche l’ente pubblico». E siccome le pm10 sono sottilissime e hanno un raggio d’azione piuttosto ampio è molto probabile che la causa collettiva che verrà fatta possa coinvolgere, oltre alle 40 famiglie che sono già partite all’attacco, anche tutti i residenti della Bolognina. Almeno quelli che abitano nelle laterali di via Carracci. A quel punto gli enti pubblici e Rfi si troverebbero a fare i conti con un «esercito» di migliaia di abitanti che quelle polveri le stanno respirando da anni. «La causa spiega Giudice si può estendere a chiunque pensi di essere stato danneggiato pur abitando nelle strade che si ramificano da via Carracci. Hanno il diritto tutti di far qualcosa e di dire che non ne possono più. E poi bisogna capire da cosa sono composte queste polveri, anche se c’è tutto l’interesse a non renderlo pubblico».

Visto che i dati della centralina dell’Arpa nel cantiere della Tav sono pubblici e facilmente leggibili, potrebbe anche volerci molto poco perché i cittadini arrivino dritti al bersaglio. Chissà, a quel punto, cosa succederebbe al cantiere dell’Alta velocità.

[Fonte Corriere di Bologna]

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