26 settembre 2018

Tassa sui permessi. Il governo tace, arriva il salasso

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cento se dura da uno a due anni, duecento se è un permesso per soggiornanti di lungo periodo, la cosiddetta carta di soggiorno. Soldi che si aggiungono alla settantina di euro che già si pagano oggi per un servizio inefficiente. Sono esentati solo i minori e alcune categorie deboli, come richiedenti asilo e persone che vengono in Italia per curarsi.

La stangata arriva mentre il governo tace. Eppure il 4 gennaio scorso avevano parlato Andrea Riccardi e Anna Maria Cancellieri, promettendo un’ “approfondita riflessione”. “In un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri, c’è da verificare – dicevano i ministri – se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”.

Di quella “verifica” non si sa più nulla. è ancora in corso o è finita? E i risultati? “Chiamate il ministero dell’Interno, noi abbiamo fatto le nostre proposte, decidono loro” ci dicono dal ministero dell’Integrazione. Fosse facile. Sono giorni che chiediamo inutilmente lumi al Viminale.

Intanto, corre il conto alla rovescia e forse conviene ricordare che la legge non fissa un termine prima del quale non si può presentare domanda per il rinnovo del permesso di soggiorno. Chi lo fa tra oggi e domani eviterà la nuova tassa almeno fino al prossimo rinnovo. Chissà se per allora il governo avrà trovato il modo di mantenere le promesse.

 

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