26 settembre 2018

Tanta igiene, a chi conviene?

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Grazie a un recente decreto firmato da Antonio Marzano, fino a ieri Ministro delle Attività Produttive, a partire dal 5 Luglio verranno immesse sul mercato delle minerali in bottiglia le “monodose”, bottigliette da 125, 250 e 330 ml, che nei bar potrebbero sostituire i normali bicchieri di vetro. L’iniziativa dovrebbe tutelare la salute del consumatore, essendo la monodose igienicamente più sicura della bottiglia.
L’Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori, contesta “Non ci sembra che sia chissà quale situazione pericolosa per l’igiene pubblica. Non viviamo in un Paese del Terzo Mondo con condizioni igieniche precarie. Esistono delle regole, per l’acqua come per i cibi del ristorante, che vanno fatte rispettare con adeguati controlli. In questo modo si elude il problema facendo pagare la presunta sicurezza al consumatore”.
Anche Legambiente accusa il decreto di “rafforzare la cultura dell’acqua in bottiglia, eliminando la classica caraffa. La tutela alla salute dei cittadini non diventi un pretesto per cancellare l’accesso al bere per tutti e incrementare i profitti delle multinazionali delle bollicine. Senza considerare che ci troveremo con una quantità enorme di materiale da imballaggio da smaltire a spese della comunità; per i profitti di pochi, contro un diritto di tutti.”
L’Italia è uno dei più grandi consumatori di acqua minerale. La spesa annua per famiglia è di 250/300 Euro nonostante i prezzi siano tra le 500 e le 1000 volte più cari dell’acqua potabile del rubinetto. Le bottiglie costano tra i 20 e i 50 centesimi al litro mentre un metro cubo di acqua dell’acquedotto pubblico (1000 litri) costa solo 1 Euro, e viene consegnata da ogni rubinetto di casa.
Per ottenere questo strabiliante risultato la lobby delle imbottigliatrici investe ogni anno circa 700 miliardi di vecchie lire in pubblicità, diventando il terzo comparto dopo automobili e telefonia.
Verrebbe da pensare che le aziende delle minerali abbiano già vinto la loro battaglia, imponendo abitudini insensate ma ormai radicatissime. Ma allora perché un comparto così ricco, e così potente, che è riuscito a modificare gli stili di vita e di consumo dei cittadini e che ha ottenuto ogni tipo di agevolazione possibile, viene ulteriormente agevolato da questo incosciente regalo fattogli dall’ex Ministro?
Tommaso Fattori, portavoce del Social Forum Europeo e dinamico sostenitore della Proposta di Legge Popolare per la Ri-Pubblicizzazione dell’Acqua, ha una teoria: “Abbiamo visto Riccardo Petrella ospite a Domenica in, e La Stampa dedicare una pagina intera alla proposta di legge popolare per la ri-pubblicizzazione dell’acqua. I movimenti con la loro opera certosina di sensibilizzazione e di diffusione di iniziative e discussioni stanno trasformando sia i consumi che le sensibilità. La minerale è stata messa in discussione e i fatturati stanno calando. Il Decreto è una controffensiva, la risposta, sotto forma legislativa, ad una diversa coscienza che si sta sviluppando nel paese e che viene vissuta come un pericolo”.
Effettivamente il lavoro dei movimenti è stato importante. Ma vogliamo anche credere che i cittadini, in ristrettezze finanziarie generalizzate, ri-acquistino il buon senso del consumatore critico, e valutino quali siano le voci d’acquisto davvero superflue. Sommando le due cause ecco la flessione nelle vendite, e, prontamente, ecco il “regalo” del Ministro.

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