Moretti denuncia 24 notav per violenza privata; il Gip archivia: contestare non è reato

indagati per violenza privata nei confronti dell’amministratore delegato di ferrovie dello stato Mauro Moretti. I fatti risalgono al 9 settembre 2011 quando Moretti arrivò a Genova alla festa provinciale del partito democratico per partecipare a un dibattito sull’alta velocità.

Ma l’accoglienza fu piuttosto “calorosa”: l’ad di Trenitalia fu accolto da fischi, tamburi e qualche insulto da parte di un gruppo di no tav. Gli organizzatori decisero di annullare il dibattito e Moretti fu costretto a lasciare Genova in tutta fretta, protetto dalla polizia oltre che dalla scorta di Rfi. A contestarlo quella sera non c’erano però solo gli antagonisti, bensì anche un nutrito gruppo di parenti delle vittime della strage di Viareggio, decedute nell’incidente ferroviario del 29 giugno 2009, che diedero vita a una manifestazione assolutamente pacifica con le foto dei 32 morti. Tra loro anche Riccardo Antonini, dipendente (allora) di Rfi in qualità di tecnico della manutenzione e consulente di parte civile nell’incidente probatorio sulla strage, poi licenziato dallo stesso Moretti.

L’ad di Trenitalia aveva denunciato sia Antonini sia i no tav per violenza privata. Per tutti il pubblico ministero Francesco Cardona aveva chiesto l’archiviazione ma, sempre per tutti, Moretti si è opposto portando davanti al gip la sua scorta a testimoniare. Il Gip un paio di mesi fa aveva già archiviato definitivamente la posizione di Antonini. Ora ha archiviato gli altri, condividendo in toto la posizione del pubblico ministero che aveva parlato di “urla e alcuni insulti” ma negato la violenza.

“Prima e sul nascere dell’intervento del dottor Moretti – precisa il gip – non si sono verificati significativi episodi di violenza, fatta eccezione per un contatto tra i manifestanti e gli addetti al servizio d’ordine, prontamente sedato dai presenti senza necessità di intervento da parte degli agenti di polizia”. Non si sono state “violenza ” o “minaccia” spiega Baldini nel provvedimento, che sono indispensabili a configurare il reato di violenza privata e la scelta di interrompere il dibattito “non può costituire di per sé prova della sussistenza di quel clima di concreta ed attuale intimidazione che i documenti filmati non hanno al contrario fatto emergere”. Resta in piedi solo il reato di ingiurie, punibile però con una pena pecuniaria.

Articolo di Katia Bonchi per Genova24




Val Susa, preti No Tav, niente messa in galleria

il 6 dicembre, nella galleria che si sta scavando in Val Susa? Il vescovo di Susa, uno con due cognomi (Baldini Confalonieri) fa il vago: nessuna polemica, ci sono pochi officianti da queste parti, il prete verrà da fuori per quella messa.

Ma Notav.info, uno dei siti del movimento, ha un’altra versione. «La verità la conosciamo tutti, è un’altra e molto più semplice. La valle di Susa rifiuta quest’opera inutile e devastante nella sua totalità, la comunità intera lotta e si espone. Gli stessi parroci insistentemente contattati da LTF, che si occupa dello scavo, hanno rifiutato. Dopo il primo rifiuto di benedizione del tunnel ancora agli inizi, lo scorso anno sempre in occasione della festa dei minatori oggi, ne arriva un altro, ancora più pesante, ancora più netto.

Crolla ogni giorno di più la giustificazione politica accampata dal commissario Virano e dai referenti istituzionali delle cooperative di costruzione-devastazione, la valle non ha cambaito idea, la valle di Susa non vuole una nuova inutile infrastruttura tra le proprie montagne. Sono le balle di fumo raccontate in tv per far credere che il progetto, modificato con le sedute dell’osservatorio speciale è ora condiviso e che solo pochi estremisti si oppongono ancora.

Rifiuti come questo hanno il peso e il valore di un corteo come quello del 16 novembre 2013, oltre 40000 no tav in marcia in una valle che conta poco più di 30000 abitanti. Sono i segni del tempo che cambia, dell’opposizione no tav che cresce e dura nel tempo. Sono piccoli segni che dicono molto».

Santa Barbara è una santa piuttosto indaffarata: è patrona di minatori, artificieri, armaioli e più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa. Molto invocata dai militari, è anche la protettrice della Marina Militare Italiana, dei Vigili del fuoco, delle armi di Artiglieria e Genio. E trova il tempo per patrocinare geologi, montanari, lavoratori nelle attività minerarie e petrolifere, architetti, stradini, cantonieri, artisti sommersi e campanari, nonché di torri e fortezze.




Degrado è la camorra nell'appalto Tav o chi truffa lo Stato, non i dieci Rom di S.S.Annunziata

800pxApprofittiamo della lettera inviata alla redazione di Repubblica Firenze da Fuori Binario, il giornale di strada, in merito ad un articolo pubblicato dal quotidiano sui “bivacchi” di Piazza Santissima Annunziata per affrontare l’abusato sillogismo che lega i Rom al degrado.

Al centro della vicenda, come spesso accade, un gruppo di “zingari” costretto a vivere in piazza e che fa l’elemosina nei dintorni. A quanto pare anche il quotidiano di Carlo De Benedetti, l’editore che si è appena schierato a sostegno di Matteo Renzi, è obbligato ad aggiustare la sua linea e ad assecondare il giustizialismo bene espresso dalla vicesindaca Saccardi proprio oggi, quando descrive come unica soluzione quella poliziesca, dopo aver constatato il fallimento di politiche di accoglienza paternaliste e insufficienti considerato che nessuna madre accetterebbe di separare se stessa dai figli e dal marito, visto che di questo si parla. Per Saccardi servono invece “Pattuglie di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza”.

Così anche Repubblica – dobbiamo riconoscere con altro stile, un minimo di contraddittorio viene espresso facendo parlare Ornella De Zordo – mette al centro della propria agenda la questione Rom, quella che gli altri quotidiani in edicola da mesi definiscono “degradante” per la città e su cui attivano campagne di odio perbeniste e perniciose a danno dei più poveri, di chi vive in miseria, di chi è escluso dal mondo del lavoro da sempre e non a causa della crisi bensì per pregiudizi atavici e stereotipi duri a morire.

“La comunità Rom è stata, da secoli, una parte importante della cultura europea. Pregiudizi e discriminazioni, però, hanno da sempre accompagnato la sua storia e, soprattutto in tempi di crisi economica, i Rom sono sempre più visti come un capro espiatorio”. Così il New York Times ha aperto un mese fa un suo editoriale [qui l’articolo] commentando la difficile situazione di questa comunità. Alcuni paesi dell’Unione Europea, secondo il quotidiano americano, invece di affrontare i problemi economici e la disoccupazione, trovano più facile espellere dai loro territori gli “zingari”, evitando di accompagnarli nella società o a fornire loro degli alloggi. “Tutto questo – continua il NYT – viola anche le direttive della Comunità Europea che condannano la discriminazione nei confronti dei Rom”. Solo pochi Paesi europei stanno cercando di risolvere in maniera costruttiva questo problema. E tra questi non c’è l’Italia.

Non c’è nemmeno Firenze, assurta agli onori della cronaca per la strage razzista di Piazza Dalmazia, città in cui amministratori e media slegano con troppa disinvoltura i concetti di legalità e giustizia. La nostra Costituzione, infatti, impegna lo Stato, e tutti noi, a riconoscere e a garantire i diritti inviolabili dell’uomo e della donna. Richiede allo stesso tempo l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, normalmente sanciti dalla legge ma dimenticati oggi con troppa disinvoltura.

Eppure a Firenze si portano in palmo di mano, (anche sulla stampa, immaginiamo per i grandi budget destinati alla pubblicità sui media), imprenditori come gli Aleotti, indagati – il processo è ancora in corso – per reati come l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei delitti di riciclaggio e reimpiego di denaro proveniente da attività illecita ed altro; truffa continuata ed aggravata ai danni dello Stato; ricettazione di materie prime utilizzate in farmacologia, plurime violazioni fiscali. Per la procura di Firenze, la più grande azienda farmaceutica italiana, la Menarini, è divenuta tale grazie a una colossale truffa ai danni dello Stato e dei consumatori. Per questo a suo tempo i magistrati sequestrarono loro un miliardo e centoventi milioni di euro.

Firenze è anche la città di un appalto miliardario, quello del tunnel Tav, che vede protagonista la camorra in un intreccio pericoloso tra imprese, cooperative, amministratori e partiti. Non abbiamo notato nessuna inchiesta giornalistica, solo la pubblicazione di stralci degli atti delle indagini.

Imprese, politica, malavita organizzata che fanno sistema sono per noi il vero degrado in cui è precipitata la città. Per di più considerato che amministrano, e godono, di miliardi di euro. Soldi a palate da distribuire agli amici degli amici che a quanto pare li rendono troppo forti e potenti, quindi intoccabili. E’ in quei mondi che le pattuglie di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza dovrebbero fare il solco. Invece li vedremo in S.S.Annunziata – con l’ausilio della Polizia Municipale – a sequestrare materassi bagnati dalla pioggia e gettare sacchetti con due miseri vestiti dentro. Questa è l’Italia del 2013, in cui l’indignazione di un’opinione pubblica perbenista viene indirizzata verso una decina di Rom, colpevoli di essere senza lavoro, senza casa, senza diritti.

Riccardo Capucci per l’Altracittà

***

L’articolo di Repubblica e la lettera inviata alla redazione da Fuori Binario

Senza tetto né legge il bivacco in S.S.Annunziata
http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/11/13/news/senza_tetto_n_legge_il_bivacco_in_ss_annunziata-70892144/

 …Maria e suo marito di tanto alternano la questua all’attività di strilloni, vendono “Fuori Binario”, la rivista dei senzatetto che ha pubblicato qualche articolo con le loro foto. Per lo più chiedono soldi, Maria ha ormai una sua “clientela fissa” e potrebbe aprire una scuola di accattonaggio grazie all’esperienza accumulata…

Alla Redazione di Repubblica Firenze

Leggendo il 13 novembre il vostro articolo “Senza tetto, né legge…” di Simona Poli che secondo noi tratta in modo offensivo e discriminatorio la quotidianità dei Rom di Piazza S.S.Annunziata dobbiamo ulteriormente prendere atto della campagna diffamatoria a mezzo stampa e non solo (sic) da parte del quotidiano La Nazione.

Visto che nell’articolo veniamo citati, vogliamo precisare che i Rom muniti di cartellino e autorizzazione, specie nel caso di Maria e suo marito, è da ben 4 anni che distribuiscono il nostro mensile regolarmente ritirandolo e pagandolo 70 cent a copia per venderlo come citato ad offerta libera, la differenza è il loro guadagno. Al momento ci sono 12 persone autorizzate che lavorano con noi.

Ci spiace che La Repubblica si allinei in questo modo alla campagna continua di discriminazione verso il popolo Rom, il nostro agire ben diverso, ha invece dato loro la possibilità di guadagnare socializzando, in molti li aiutano. Quindi, piuttosto che imbastire articoli di questo tenore, vi invitiamo ad approfondire le questioni che li riguardano come la mancanza di servizi (BAGNI, DOCCE, LAVANDERIA) e di accoglienza.

E’ sicuro che a nessuno fa piacere di dormire a terra sotto i portici questo è un rifugio estremo, dato che le attuali politiche non si interessano del problema. Inoltre vi ricordiamo che nell’ambito vi sono pesanti accuse da parte della comunità europea verso l’Italia tacciata di razzismo e discriminazione verso di loro, è proprio di oggi l’articolo online che alleghiamo.

Chiediamo che finisca questa gogna mediatica, non serve a nessuno e mantiene stereotipi che una stampa seria dovrebbe già avere superato.

Saluti

Redazione Fuori Binario – Giornale di Strada autogestito e autofinanziato dal 1994




Quando il "Nemico Pubblico" è la stampa. La Val di Susa e la criminalizzazione dei NoTav

Copertina-NEMICO-PUBBLICO1di Riccardo Capucci

Simone Franchino è un attivista No Tav valsusino. Da anni cerca di fermare con tutta la popolazione della valle quell’assurdo progetto ferroviario che il governo e i partiti, spinti dai cementificatori più compromessi del paese, cercano di realizzare proprio in Val di Susa per collegare Torino a Lione.

Abbiamo voluto raccogliere la sua testimonianza in occasione dell’incontro pubblico che si è tenuto a Villa Arrivabene lo scorso 4 novembre organizzato dal lupi e sciacalli” in cui si affronta la terribile criminalizzazione del movimento No Tav da parte dei mass media.

Ascoltate le sue parole e poi acquistate il libro. Vi troverete un’analisi attenta e precisa di come giornali e televisione giocano sulla pelle delle persone in nome di un presunto progresso. Grazie agli interventi di Wu Ming, Erri De Luca, Claudio Calia, Ascanio Celestini e Chiara Sasso vengono messi a nudo alcuni dei meccanismi “perversi” che regolano il mondo dell’informazione e di quello, a esso strettamente connesso, del Potere.

>>> l’articolo continua dopo il video

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L’analisi dei fatti compiuta dagli autori rivela un attacco mediatico in piena regola capace di creare ad arte il “mostro” per colpirlo e distruggerlo, distogliendo l’attenzione dalla lotta all’alta velocità. Una manovra subdola e purtroppo perfettamente riuscita, che ha saputo smuovere gli istinti più bassi e beceri della popolazione, annebbiando le sue scarse e residue capacità di analisi e di critica sui movimenti sociali e sui meccanismi di manipolazione dell’opinione pubblica.

Nella stessa occasione abbiamo sentito anche Claudio Giorno, attivista valsusino anche lui, che ci ha raccontato come nella notte del primo novembre sia stato dato fuoco, da mano ignota, al presidio No Tav in Val Susa, un rifugio in legno costruito dal movimento a Vaie nel 2005.

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Tav, "Renzie la talpa" devasta Firenze. La denuncia del M5S

il sindaco “assenteista” reo di tacere sul progetto di alta velocita’ che coinvolge anche la sua citta’, Firenze. Nel blog del leader M5S il primo cittadino fiorentino, ‘Renzie’ per i grillini’, e’ ritratto in un fotomontaggio nella veste di una talpa. “La talpa ‘Monnalisa’ e’ la maxitrivella che deve scavare il tunnel di sette chilometri dell’alta velocita’ ferroviaria sotto l’abitato di Firenze – si spiega nel post – da Campo di Marte a Castello”.

Segue la lunga spiegazione di Alfonso Bonafede, deputato M5S vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera. “A Firenze e’ previsto che l’alta velocita’ passi attraverso un doppio tunnel di circa 7,5 km che sventrera’ il sottosuolo fiorentino compromettendolo per sempre – denuncia il parlamentare – Si tratta di un’opera folle da tutti i punti di vista. Partiamo dai costi. I comitati contrari al sottoattraversamento hanno sempre avanzato, grazie al contributo di professori universitari e tecnici, una proposta alternativa che permetterebbe ai treni dell’Alta Velocita’ di avere una linea di attraversamento in superficie con minori costi (circa 300 milioni di euro contro un miliardo e 500 milioni, possibili tre miliardi, preventivati per il sottoattraversamento) ed in tempi inferiori (viene stimato un quinto del tempo necessario per il sottoattraversamento)”.

“Il sottoattraversamento, inoltre, ha anche numerose incognite ed e’ prevedibile, come sempre avviene in Italia, che i tempi (gia’ in ritardo) si allungheranno notevolmente. Quali sono i rischi per Firenze? – rimarca Bonafede – Sono tantissimi e riguardano le case dei fiorentini vicine al tracciato, circa 280 palazzi vanno almeno periziati secondo le stime Rfi (secondo l’Osservatorio Ambientale il monitoraggio deve riguardare circa 2.000 edifici) e la salute dei cittadini per l’innalzamento dell’inquinamento atmosferico legato alla cantierizzazione e per il rischioso smaltimento delle terre di scavo”.

Sulla questione, “la procura di Firenze e’ gia’ intervenuta. I cittadini contrari al sottoattraversamento hanno denunciato da sempre (dal 2006) il rischio dell’impatto di quest’opera sulla falda sotterranea – incalza Bonafede – Il rischio e’ che il flusso della falda venga interrotto e che ci sia un innalzamento del livello dell’acqua da una parte ed un abbassamento dall’altra. Oggi questi rischi sono confermati da una nota ufficiale dell’Arpat. Sono stati realizzati soltanto i lavori preparatori e c’e’ gia’ un dislivello accertato della falda”.

Segue l’attacco al primo cittadino. “E Renzi? – chiede polemico il deputato M5S – Cosa pensa Renzi? Il sindaco assenteista cosa rispondeva ai cittadini nel 2010? Ascoltava la loro voce? Come rispondeva alla lettera della prof.ssa Teresa Crespellani sui rischi dell’opera? Renzi era (ed e’) troppo impegnato ad inseguire la poltrona della segreteria del Pd per rispondere ai cittadini. Da politico vecchissimo stampo diceva, nel febbraio 2011: ‘Penso che i comitati non debbano fare terrorismo psicologico’”.

“Renzi, oltre che interessarsi una volta tanto della sua citta’, dovrebbe almeno chiedere scusa ai comitati contrari al sottoattraversamento – incalza Bonafede – Altro che terroristi psicologici, le ombre su un progetto cosi’ folle si moltiplicano ogni giorno! Il M5S, sia a livello locale sia a livello nazionale, continuera’ a battersi perche’ la voce informata e competente dei comitati trovi risposta nelle istituzioni. Ieri abbiamo raggiunto Renzi in Palazzo Vecchio e gli abbiamo chiesto un incontro pubblico con i cittadini. Faremo intervenire i professori ed i tecnici che, documenti alla mano, gli dimostreranno ancora una volta la follia dell’opera. Renzi faccia intervenire almeno se’ stesso”.

Fonte AdnKronos




Tav, allarme falda a Firenze, il Comitato denuncia: "Siamo stanchi di avere ragione"

crolli di edifici e allagamenti”. Sono alcuni dei rischi denunciati dal comitato No tunnel Tav Firenze dopo aver letto la valutazione di Arpat sul monitoraggio della falda nei pressi dei cantieri.

Abbiamo letto e analizzato la valutazione di ARPAT sul monitoraggio della falda nei pressi dei cantieri TAV di Firenze. Fin dal primo studio fatto nel 2006/7 dai tecnici del Comitato No Tunnel Tav, in particolare dalla professoressa Teresa Crespellani, era emersa la pericolosità dei lavori e i rischi di impatto pesante sulla falda; soprattutto fu denunciata da subito l’inadeguatezza degli interventi tecnici progettati per mitigare il fenomeno. Fu denunciato che la serie di sifoni previsti, l’integrazione di pozzi drenanti collegati da pompe, non avrebbero potuto mitigare il pesantissimo impatto causato dalle paratie ai Macelli (profonde più di 40 metri) e a Campo di Marte (oltre i 30 metri).

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Adesso giunge una nota dell’ARPAT che valuta l’andamento della falda dal gennaio 2012 al marzo 2013 dove è chiarissimo il progressivo impatto sulla falda col procedere dei lavori, fino ad un dislivello di 1,5 metri. In particolare al Campo di Marte si vede come l’acqua si sia innalzata progressivamente con l’avanzamento della realizzazione delle paratie e della galleria artificiale (pagina 4 della nota ARPAT). A nulla pare siano valsi neanche i pozzi drenanti realizzati su prescrizione dell’Osservatorio Ambientale e su pressioni del Comitato.

Nella zona della stazione ai Macelli risulta ancora più evidente come la variazione di livello tra la serie di pozzi a monte e a valle delle paratie/dighe sotterranee sia massima in corrispondenza del manufatto e minima al di fuori. Val la pena di ricordare che gli effetti di queste variazioni della falda possono essere molto pesanti: a valle, dove si abbassa il livello dell’acqua, si possono avere cedimenti del terreno su cui poggiano interi isolati; a monte, dove si ha un innalzamento, si possono avere allagamenti di scantinati, ma soprattutto si riduce la capacità portante delle fondazioni degli edifici esistenti.

Restano da valutare i dati sull’inquinamento rilevato della falda; è probabile che i lavori abbiano messo in contatto la falda profonda (poco inquinata) con quella superficiale che risulta invece molto inquinata. La nota dell’ARPAT non aiuta a capire.

Di fronte a questi dati evidenti il comitato si chiede come sia possibile difendere ancora questo progetto assolutamente inutile e dai rischi enormi. Questi dati (pur forniti ad ARPAT dalle Ferrovie dello Stato) smentiscono ancora una volta tutti i proclami di politici e costruttori tesi a tranquillizzare l’opinione pubblica.

Sommando questo alla situazione economica in cui si trovano le principali imprese interessate, al quadro vergognoso che emerge dalle indagini della Procura (corruzione, associazione a delinquere, infiltrazioni camorristiche, materiali di costruzione scadenti, traffico di rifiuti…), il Comitato rileva lo stato disastroso in cui versa tutta la politica toscana: dalla Regione, che continua a sostenere l’impossibile ripresa dei lavori, al Comune, dove il sindaco Matteo Renzi tace da troppo tempo su questo disastro che tocca da vicino la sua città e le sue responsabilità.

Il Comitato ribadisce le sue richieste che sono semplicemente ragionevoli, dettate dal buon senso:

– abbandono del progetto di sottoattraversamento
– dirottamento delle risorse allo sviluppo del trasporto regionale e dell’intero nodo fiorentino

Una politica che non riesce in questo elementare obiettivo è totalmente inutile per la cittadinanza.

Il Comitato No Tunnel Tav di Firenze




Erri De Luca: "Con i No Tav fino alla vittoria o alla deportazione"

salvo pochissimi casi”.




Tav, dossier terre di scavo per il ministro Orlando

Indagini TAV a Firenze: un dossier-Amendola e un dossier-Europa sono a disposizione del ministro dell’Ambiente. Lo annuncia Idra in una lettera indirizzata ad Andrea Orlando dopo il suo colloquio in Procura a Firenze.

di Associazione Idra Firenze

Ogni giorno porta nuovi sviluppi dell’inchiesta della magistratura che ha scoperchiato il vaso di Pandora dei lavori per il Nodo TAV di Firenze. Forse proprio la gravità delle ipotesi di reato, che lasciano paventare preoccupanti complicità ai piani alti delle istituzioni, ha spinto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando a richiedere un colloquio a Firenze col capo della Procura Giuseppe Quattrocchi e coi pm Giulio Monferini e Gianni Tei, che indagano sulle modalità di attuazione del progetto di sottoattraversamento ferroviario AV nella città patrimonio mondiale dell’UNESCO.

L’Associazione ecologista Idra, costituitasi parte civile nel procedimento penale sui gravi danni ambientali prodotti dalla cantierizzazione TAV per la realizzazione della tratta appenninica Bologna-Firenze, e parte ad adiuvandum nel procedimento aperto dalla Corte dei Conti per danno erariale (circa 14 milioni di euro) a carico di pubblici amministratori e dirigenti coinvolti nell’approvazione dell’opera, ha deciso di mettere a disposizione del ministro dell’Ambiente il capitale di informazione e i risultati delle iniziative assunte in sede europea, a partire dal luglio 2012, proprio in relazione al tema caldo che – leggiamo – avrebbe spinto il ministro a cercare il contatto con la magistratura fiorentina: la normativa sulle terre da scavo.

“Da oltre un anno a questa parte – scrive Idrala nostra Associazione si è attivata presso il Parlamento europeo e presso il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik proprio sul tema della disciplina delle terre da scavo, e delle perplessità che lasciano nutrire al riguardo i contenuti della normativa italiana, le sue modalità di attuazione, l’efficacia delle misure di controllo. L’intervento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano conferma del resto in modo preoccupante la piena plausibilità dei dubbi che abbiamo sollevato in sede comunitaria, dove la nostra iniziativa è sostenuta attivamente dalla presidente della Commissione Europea Antimafia, Sonia Alfano”.

E aggiunge: “Della qualità e serietà delle argomentazioni da noi prodotte siamo debitori a un esperto storico di tutela e legislazione ambientale nel nostro Paese, il dott. Gianfranco Amendola”, del quale l’Associazione fiorentina inoltra al ministro l’ultimo contributo scientifico prodotto in materia, “L’apoteosi del partito delle terre da scavo”, pubblicato lo scorso 25 settembre (all’indirizzo web http://lexambiente.it/rifiuti/179-dottrina179/9795-rifiutilapoteosi-del-partito-delle-terre-da-scavo.html) su Lexambiente.it, la rivista giuridica online a cura di Luca Ramacci. Con l’augurio esplicito che esso possa aiutare il ministro e il suo staff tecnico a “raggiungere piena consapevolezza delle criticità legate alla normativa in questione, e delle conseguenze non minori che il suo avallo potrebbe produrre sul piano della tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni”.

“Restiamo a Sua disposizione, chiude l‘associazione toscana, per ogni auspicabile approfondimento: saremmo lieti di poterle consegnare e illustrare, se Ella vorrà accogliere la proposta di incontro che qui le formuliamo sulla scorta della quasi ventennale esperienza maturata in materia TAV, il dossier-Amendola e il dossier-Europa che in questi mesi abbiamo via via arricchito con nuovi importanti ingredienti.




Tav, il Tribunale conferma le gravi accuse per le imprese Nodavia e Seli

L’inchiesta sul tunnel Tav di Firenze ha portato alla luce circostanze estremamente pesanti: frodi, rischi di cedimenti strutturali, truffe, gestione «abusiva e clandestina» dei fanghi di lavorazione, interessi privati prevalenti sull’interesse pubblico. Lo conferma il tribunale del Riesame, che ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico di Furio Saraceno, già presidente di Nodavia, la società che esegue i lavori, e di Aristodemo Busillo, procuratore della Seli, che deve realizzare il tunnel con la trivella Monnalisa, anche se quest’ultimo è stato rimesso in libertà perché, essendo la Seli decotta, il tribunale ha ritenuto che non vi sia più il rischio di reiterazione dei reati.

Riguardo ai danni causati dai lavori alla scuola Ottone Rosai, «appare circostanza incontrovertibile — scrive il tribunale — l’avvenuto superamento sia della soglia di “allerta” che di quella di “allarme”, con omesso e carente monitoraggio di ciò, ed il timore del Saraceno… che di tali eventi venisse a conoscenza la parte pubblica». Saraceno «si era raccomandato con tutto il cantiere di “tenere la bocca cucita”» e «mostrava preoccupazione non tanto per l’incolumità delle persone bensì per l’eventualità che venissero interrotti i lavori». «Pretestuosa» viene giudicata la riduzione delle frese da due a una «per mere esigenze economiche, prospettate invece agli enti pubblici come esigenze tecniche». «Poco tranquillizzante e sistematica » «la interazione fra soggetti controllanti e controllati», «con sottordinazione dell’interesse pubblico». Per Saraceno è stato confermato l’obbligo di dimora a Rapallo.

di Franca Selvatici per Repubblica Firenze




Tav, la corruzione di Firenze stasera su Rai Tre a Presa Diretta

strade, porti, vi mostrerà quanto c’è ancora da fare per modernizzare le nostre infrastrutture e i mille cantieri che si potrebbero aprire per dare lavoro a centinaia di migliaia di persone. Mentre il “cantiere Italia” non riesce a decollare, le grandi opere rischiano di trasformarsi in grandi sprechi di denaro pubblico.

PRESADIRETTA racconta stasera alle 21.05 su Rai Tre l’ultima inchiesta aperta dalla Procura di Firenze sul cantiere dell’alta velocità di Firenze, quella  che ha portato agli arresti domiciliari l’ex governatrice della Regione Umbria Lorenzetti e un gruppo di dirigenti pubblici.

Vi racconterà il disastro dei collegamenti ferroviari del sud Italia, stazioni abbandonate, treni soppressi, linee tagliate. Un pezzo del nostro paese staccato dal resto del mondo. E quanto paghiamo per questo ritardo?  Pensate che c’è chi ha stimato in 92 miliardi di euro il costo dei 700 chilometri di ferrovie convenzionali non costruite.

PRESADIRETTA vi porta sulla Salerno – Reggio Calabria, l’autostrada degli eterni cantieri. E’ stato il più grande affare per le cosche della ndrangheta. Non c’è un solo chilometro che non sia entrato in un inchiesta della magistratura. Testimonianze esclusive, intercettazioni e retroscena dell’operazione “Alba di Scilla”. L’ultimo tratto della Salerno Reggio Calabria doveva essere ultimato alla fine dello scorso anno e invece, dopo una spesa di 12 miliardi e mezzo di euro, mancano ancora 58 chilometri.  Ma i soldi sono finiti.

Come lavorano i più grandi porti italiani e quelli del nord Europa? PRESADIRETTA  ha scoperto che 1 milione e 240mila tonnellate di merce, destinate all’Italia, passano per il porto di Anversa, in Belgio, invece che attraverso i porti italiani.  Quanta ricchezza perdiamo ogni anno per colpa della disorganizzazione e per l’eccesso di burocrazia che strangola il porto di Genova?  Un’immensa ricchezza che se ne va altrove.

“Lavori in corso” e’ un racconto di Liza Boschin, Giulia Bosetti, Raffaella Pusceddu, Rosita Rosa, Federico Ruffo