Suicidi in carcere, più di 70 nel 2009 e già 3 nel nuovo anno

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di Benedetta Guerriero, da PeaceReporter

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Il 2009 è un anno che i carcerati italiani non potranno dimenticare. Morti sospette, episodi di violenza e suicidi sono fatti che quasi quotidianamente riempiono le cronache di giornali e televisioni. Eppure l’Italia sembra un Paese condannato a vivere di emotività e facili proclami. Finché il fatto è caldo, politici, sociologi ed esperti di turno animano i talk-show televisivi, desiderosi di non far mancare il proprio contributo sulla questione dibattuta. Ma il mondo gira velocemente e ci si annoia in fretta. Nel mese di ottobre la tragica scomparsa di Stefano Cucchi, il giovane ragioniere romano arrestato perché in possesso di una modica quantità di stupefacenti, morto per le percosse ricevute in carcere, aveva scosso l’opinione pubblica e sembrava in grado di mettere profondamente in crisi l’istituzione penitenziaria. Speranze che, però, col trascorrere dei giorni, si sono infrante contro la rigidità e lo spirito di conservazione del sistema carcerario, destinato all’immobilità.

Che le prigioni non siano luoghi di umanità è una storia antica, ma alla crescita smisurata della violenza negli istituti penitenziari andrebbe messo un argine. I suicidi al ventisei dicembre 2009 sono stati settantadue. Lo ha reso noto l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere, sostenuto da Ristretti Orizzonti, Radicali italiani, le associazioni Il detenuto ignoto, Antigone, A Buon Diritto e Radio Carcere. Nel 2001, quando i detenuti che si erano tolti la vita erano stati sessantanove, si erano levate già molte voci per chiedere condizioni di detenzione più clementi. Non erano mancate promesse di impegno da parte del mondo politico per evitare il ripetersi di un simile dramma. Sono passati solo otto anni e i casi di suicidio sono aumentati. Spontaneo chiedersi: “Perché?”.

L’ultimo carcerato che si è tolto la vita è stato un transessuale brasiliano di trentaquattro anni, che il giorno di Natale si è impiccato alle sbarre della sua cella nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Su settantadue sono ben 22 i prigionieri stranieri che non hanno retto alla violenza carceraria. Ma in prigione non si muore solo di suicidio. Si muore anche per le percosse degli agenti penitenziari, per le malattie non curate e per overdose. Questo il caso di Gaetano Sorice, trentotto anni, deceduto il trentuno gennaio 2009 nel penitenziario di Teramo. Spetta, però, a Napoli il primato della città con il più alto numero di morti in prigione. Undici in tutto nel 2009, di cui sette nella struttura di Poggioreale e quattro in quella di Secondigliano. Nel capoluogo della Campania si muore soprattutto per le malattie, visto che su undici decessi, cinque sono da imputare a questa causa.

Anche il 2010 non è iniziato bene. Sono già tre i carcerati che si sono tolti la vita dall’inizio del nuovo anno. Si tratta di Pierpaolo Ciullo di 39 anni, detenuto ad Altamura, in provincia di Bari, di Celeste Frau, 62 anni, in prigione a Cagliari e di Amato Tamarro, di soli 28 anni, recluso nel supercarcere di Sulmona.