Sudafrica, dove una piccola Ong sconfigge il colosso Monsanto

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di Stephanie Nieuwoudt – IPS Notizie

Dopo una battaglia durata sette anni, la piccola organizzazione ambientalista sudafricana Biowatch ha vinto una battaglia legale per assicurare la gratuità dell’accesso alle informazioni sulle colture transgeniche contro la multinazionale dell’agro-chimica Monsanto. Il giudice Albie Sachs della Corte costituzionale del Sudafrica ha da poco emesso una sentenza che ribalta un precedente verdetto della Corte Suprema, in cui si costringeva Biowatch al pagamento delle spese legali per il ricorso presentato contro la Monsanto e il ministero dell’agricoltura del paese.

La prima azione legale risale al 2002, quando Biowatch – Ong che promuove pratiche agricole sostenibili – presentò un ricorso alla Corte Suprema sull’accesso alle informazioni sugli organismi geneticamente modificati (OGM) prodotti dalla Monsanto. “Vincemmo la causa, ma ci costrinsero al pagamento di tutte le spese processuali, sia del ministero dell’agricoltura che della Monsanto. Se avessimo dovuto pagare tutto, non saremmo sopravvissuti”, assicura la direttrice di Biowatch Rose Williams. Nella sentenza, Sachs dichiara che i processi di pubblico interesse “potrebbero essere a rischio per i gravi oneri finanziari imposti alle organizzazioni che dovessero presentare ricorso. La tutela dei diritti ambientali non dipende solo dalla diligenza dei dipendenti pubblici, ma anche dalla presenza di una società civile disposta a fare causa nell’interesse di tutti”. “Questo caso è di estremo interesse per la legge, per il pubblico e per gli enti coinvolti nelle cause di interesse pubblico”, aggiunge. Secondo Williams, “la sentenza dimostra che la corte costituzionale tutela i diritti costituzionali dei sudafricani. A nostro parere, le tecnologie transgeniche comportano gravi pericoli sanitari e ambientali, e le informazioni su questi rischi devono essere rese pubbliche”. In risposta al verdetto, la Monsanto ha dichiarato che “ovviamente si atterrà alla decisione della corte”.

Mariam Mayet, direttrice del non governativo Centro africano per la biosicurezza, si è detta soddisfatta dell’esito della sentenza, in quanto “dimostra che lo stato di diritto viene ancora applicato”. Il centro è un organismo di vigilanza no profit che studia la biosicurezza, la biopirateria e l’ingegneria genetica in Africa. “Qui è in discussione la sicurezza degli OGM; non c’è accordo sul fatto che i prodotti geneticamente modificati siano sicuri”, ha detto Mayet. “C’è grossa preoccupazione sul fatto che le coltivazioni GM minaccino la biodiversità agricola, portando ad alterazioni nella struttura genetica dei prodotti agricoli e finendo per sostituirsi ad essi – ha proseguito-. La Monsanto ha il monopolio, e controlla la produzione e la distribuzione di semi GM a livello mondiale”. “E se si utilizzano i semi della Monsanto, si è costretti anche a comprare i loro altri prodotti, come erbicidi e pesticidi. È un’organizzazione molto aggressiva quando si tratta di esercitare pressioni sui governi provinciali, ed è una multinazionale potente con una fortissima influenza politica”, ha aggiunto. “In Sudafrica, il ministero della scienza e tecnologia è favorevole alla tecnologia transgenica perché riceve grosse quantità di fondi da fonti straniere che fanno ricerca nel campo degli OGM”, ha segnalato Mayet. “Gli agricoltori sono mossi dai profitti e scelgono questa tecnologia perché ottengono ricavi sul breve periodo, con una maggiore resa agricola, e quindi minori costi di manodopera. Ignorano però l’impatto a lungo termine sulla salute e l’ambiente”, ha aggiunto.

Il 60 per cento del mais coltivato in Sudafrica è transgenico. All’inizio di quest’anno, tre varietà di mais bianco ibrido non sono arrivate a maturazione, interessando un’area di 82mila ettari in tre diverse provincie. Sono rimasti colpiti circa 280 su mille agricoltori che hanno utilizzato i semi GM. In un comunicato, la Monsanto ha attribuito il problema alla scarsa fertilizzazione in laboratorio, a condizioni climatiche sfavorevoli e pratiche agricole inappropriate. Gli agricoltori sono però stati risarciti dalla compagnia. Intanto, prosegue senza sosta il dibattito mondiale sulle coltivazioni transgeniche, e diversi paesi europei continuano ad opporsi. Nel 2007, il presidente francese Nicolas Sarkozy ha proibito la coltivazione di OGM, e nello stesso anno un tribunale francese ha imposto alla Monsanto una multa di 15mila euro per aver tenuto nascosto l’impatto ambientale del loro erbicida Roundup.

Le autorità per gli standard pubblicitari del Sudafrica hanno costretto la Monsanto a cambiare il testo di un annuncio in cui si affermava che i prodotti transgenici non avevano mai provocato danni. Diversi ricercatori del paese sostengono che gli OGM potrebbero dare benefici, ma avvertono che servono ulteriori ricerche. Nel suo libro “Invaded: The Biological Invasion of South Africa” (pubbl. Wits University Press), la scrittrice scientifica sudafricana Leonie Joubert scrive che il controllo delle piante aliene invasive è un’arma a doppio taglio. Il frequente utilizzo di sementi geneticamente modificate alimenta la diffusione di varietà di colture resistenti agli erbicidi, rendendo ancora più problematico il controllo dell’infestazione. “Sfortunatamente – ha detto Joubert – si è data troppa attenzione al tema degli OGM, così come alla questione del nucleare, e questo è controproducente. I transgenici hanno un enorme potenziale per aiutarci a sfamare gli affamati della terra e adattarci al cambiamento climatico”.

“Il problema è che non sono sufficientemente regolati, e il loro sviluppo è guidato soprattutto da interessi commerciali. Quindi, tantissimi prodotti OGM entrano nel mercato agricolo e potenzialmente nell’ambiente, mentre potrebbero non essere stati analizzati a sufficienza per determinarne la sicurezza; ad esempio, verificando che le colture GM non si mescolino con le varietà autoctone, che non si ricoprano di erbacce o non diventino esse stesse invasive”. “I transgenici devono essere trattati caso per caso, e non rifiutati o accettati indiscriminatamente”, ha concluso Joubert. Secondo Melodie McGeoch, del Centre for Invasion Biology, un istituto di ricerca affiliato all’Università di Stellenbosch di Città del Capo, “è importante migliorare il profilo di rischio ambientale ed ecologico della biotecnologia. Questa scienza può essere sicura, ma prima dobbiamo assicurarci che venga esaminata e studiata adeguatamente”. “Bisognerebbe adottare delle misure per evitare potenziali rischi, ma ancora non siamo a quel punto. Molti OGM vengono liberati prima di aver attuato adeguati sistemi di valutazione della sicurezza”, ha dichiarato.

Secondo Williams, i geni di erbicidi e pesticidi utilizzati nelle colture transgeniche possono anche avere effetti nocivi sugli esseri umani e sugli animali. Biowatch segnala che il Sudafrica ha la dubbia reputazione di essere il primo paese ad aver coltivato un OGM, il mais bianco, a scopi commerciali. I consumatori vogliono conoscere le ragioni di questa scelta, sapere quali sono le conseguenze sulla salute derivanti dall’assunzione di mais bianco e perché non possono esercitare il loro diritto a poter scegliere prodotti non transgenici dall’etichetta. William assicura che non sono state diffuse le giuste informazioni.

[Fonte Ips Notizie]

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