12 dicembre 2018

Strasburgo condanna l'Italia per le torture alla Diaz

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Sono passati quasi 14 anni da quel luglio 2001 a Genova in cui lo Stato italiano toccò uno dei punti più bassi della sua storia. Le violenze in piazza, la morte di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” alla scuola Diaz. Mentre decine di manifestanti porteranno per sempre il segno di quei giorni e di quella notte, quasi nessuno ha pagato per quei fatti, anzi, alcuni dei maggiori responsabili hanno tranquillamente proseguito la loro carriera. Oggi dall’Europa arriva un po’ di giustizia per una delle vittime della Diaz, che vede accolto il proprio ricorso e sancito il diritto ad un risarcimento. Ma questa sentenza sarà ancora più importante se finalmente spingerà il parlamento a legiferare sul reato di tortura, per colmare quel vuoto che ha causato e causa l’impunibilità di comportamenti disumani.
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“Per i fatti di Genova c’è finalmente una giustizia, ma non in Italia. Le brutalità commesse alla scuola Diaz possono essere chiamate torture solo in Europa perché noi non abbiamo ancora introdotto questo reato nel codice penale. E’ un fatto vergognoso e gravissimo che abbiamo rimarcato più volte. C’è da rattristarsi che ci sia bisogno di una sentenza del genere per aprire gli occhi”. Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, commenta così la sentenza della Corte europea di Straburgo che ha riconosciuto il reato di tortura per le violenze commesse dalle forze dell’ordine ai danni dei manifestanti che dormivano nella scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001. All’origine del procedimento c’è il ricorso presentato da uno degli ospiti della scuola, Arnaldo Cestaro (nella foto), che all’epoca aveva 62 anni e che come gli altri soggiornanti nella struttura fu vittima di un violento pestaggio.

In particolare, la sentenza di Strasburgo condanna l’Italia perché quanto compiuto dalle forze dell’ ordine “deve essere qualificato come tortura”, ma anche per la mancanza di una legislazione adeguata contro questo tipo di reato. La discussione sul disegno di legge che prevede l’introduzione del reato di tortura anche in Italia è, infatti, ancora ferma alla Camera. Il dibattito dovrebbe riprendere proprio in questi giorni. “Speriamo che la condanna di Strasburgo acceleri i tempi dell’approvazione – aggiunge Gonnella – ma speriamo soprattutto che esca fuori un testo buono e coerente con quanto previsto dagli organismi internazionali. Non vogliamo solo un’operazione di facciata, ma chiediamo un testo valido che configuri tale reato in coerenza con il testo delle Nazioni Unite. In ogni caso, ancora una volta bisogna aspettare una sentenza europea per far aprire gli occhi su questi temi a coloro che hanno la responsabilità politica – conclude Gonnella – Così come il sistema penitenziario italiano è riuscito a riformarsi solo dopo la sentenza Torreggiani, solo dopo questa sentenza si arriverà forse all’ introduzione del reato di tortura. E’ triste che questo paese sia incapace di riformarsi da solo”. (ec da Redattore Sociale)

> L’Associazione Antigone invita a firmare la petizione per introdurre anche in Italia il reato di tortura a questo link.

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