Stranieri fin da piccoli? Una firma per cambiare con "L'Italia sono anch'io"

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Alessia Benelli per l’Altracittà

Alice e Alì sono nati lo stesso giorno nel reparto maternità dell’ospedale di Careggi, entrambi vivono nello stesso quartiere, frequentano la stessa scuola e parlano con la “c” aspirata come tutti i fiorentini, ma fin dalla nascita qualcosa li differenzia: Alice ha genitori d’origine italiana e per questo è automaticamente una cittadina italiana mentre Alì ha genitori algerini, per questo è cittadino algerino e soltanto a 18 anni potrà fare domanda per diventare un italiano a tutti gli effetti.

Sono seimila i bambini che ogni anno in Toscana nascono da genitori stranieri e che devono aspettare fino al 18 esimo anno per intraprendere un percorso burocratico che alla fine gli farà acquisire gli stessi diritti civili dei loro coetanei. La procedura va a buon fine se riescono a dimostrare di essere stati ininterrottamente residenti in Italia e se fanno ancora parte del nucleo familiare di origine. Però hanno soltanto un anno di tempo per farlo, compiuti i 19 anni per diventare italiani devono percorrere lo stesso iter burocratico che devono fare gli stranieri immigrati nel nostro paese.

“La cosa più drammatica – ci ha detto Assan Kebe della Rete Antirazzista di Firenze – è che dai 18 anni, pur essendo nati in Italia, sono costretti a rinnovare continuamente il permesso di soggiorno, dimostrando di avere un lavoro o di studiare. Se non lo rinnovano, diventano “clandestini” e come estrema conseguenza potrebbero anche essere espulsi, quindi allontanati dal luogo in cui sono nati e cresciuti”. La burocrazia ha contribuito a costruire un vero e proprio muro nella nostra società, discriminando le persone sulla base delle loro origini etniche. “Tutte le leggi italiane sull’immigrazione – ci ha detto Mathias Mesquita, Presidente dell’Associazione Angolana di Firenze – non favoriscono la convivenza, anzi, contribuiscono a creare delle etichette che costruiscono steccati sociali, basta pensare alla legge Maroni che ha introdotto il reato di clandestinità”.

In Italia la legislazione in materia è alquanto arretrata, prevede soltanto il principio dello ius sanguinis (diritto del sangue), per cui sono cittadini italiani dalla nascita soltanto i figli di persone che hanno la cittadinanza italiana. Nella maggioranza dei paesi europei sono previste forme diverse di ius soli (diritto del suolo), per cui si diventa automaticamente cittadini dello Stato in cui si nasce, fissate comunque certe condizioni. Per esempio, in Germania un bambino figlio di stranieri è cittadino alla nascita se almeno uno dei due genitori risiede nel paese da più di otto anni, mentre ne bastano 4 per la Gran Bretagna; uno nato in Francia acquista la cittadinanza automaticamente a 18 anni, ma può richiederla già a partire dai 13.

Negli ultimi anni ci sono stati tentativi da più parti politiche di mettere mano alla nostra normativa sulla cittadinanza, tentativi finiti nell’oblio, che spesso sono sembrati soprattutto spot elettorali.

Quest’estate però è partita la campagna “L’Italia sono anch’io”, promossa da un comitato costituito da 19 associazioni, che sta raccogliendo le firme – ne servono 50 mila – per presentare in Parlamento due leggi di iniziativa popolare. La prima mira ad introdurre il principio dello ius soli: i bambini nati in Italia da genitori stranieri diventano automaticamente cittadini italiani se almeno un genitore è legalmente presente in Italia da minimo un anno. La seconda proposta di legge invece vuole introdurre il diritto di votare e candidarsi alle elezioni amministrative per gli stranieri in possesso di titolo di soggiorno da 5 anni.

In tutta Italia stanno fiorendo comitati di sostegno alla campagna, il 1° ottobre ha iniziato ufficialmente la sua attività anche quello di Firenze, raccogliendo in una sola giornata 1000 firme per ognuna delle proposte. “La politica non è molto impegnata sul fronte dei diritti di cittadinanza in generale – ci spiega Francesca Chiavacci, Presidente di Arci Firenze – figuriamoci per quanto riguarda quelli degli immigrati. Spesso il tema dell’immigrazione è affrontato soltanto sotto il profilo della sicurezza. La campagna non ha solo il fine di raccogliere le firme ma anche di sensibilizzare la cittadinanza: gli immigrati sono una ricchezza per il nostro paese, sono soggetti già oggi fondamentali per il nostro sviluppo economico, che però non godono dei fondamentali diritti politici e civili”.

Alla presentazione ufficiale della campagna erano presenti rappresentanti di tutte le associazioni promotrici fiorentine e le autorità locali, con l’eccezione del Sindaco di Firenze. L’unica voce che mancava, e che manca, è proprio quella dei cittadini stranieri: di fatto nessuna delle numerose associazioni di stranieri presenti sul territorio fiorentino è stata direttamente coinvolta nell’iniziativa. Da una parte ciò è comprensibile perché soltanto i cittadini che godono di diritti politici possono firmare le proposte di legge, d’altra parte però sarebbe opportuno riuscire a coinvolgere di più e direttamente gli stranieri nell’ottica di costruire non tanto una società dell’integrazione quanto della condivisione. «È vero – ci dice Chiavacci – poche associazioni di cittadini stranieri hanno aderito direttamente all’iniziativa, però abbiamo visto un grande interessamento da parte dei ragazzi delle seconde generazioni, che sono i veri protagonisti di queste proposte di legge. Sono tanti i cittadini che hanno aderito individualmente, tra i quali molte maestre, che conoscono bene le conseguenze di quest’assurda normativa».

Chi fosse interessato a sottoscrivere le proposte, può farlo presso la sede di Arci e del Comune di Firenze. Il comitato fiorentino organizzerà poi delle iniziative il 29 novembre, in occasione della giornata del dialogo interculturale.

Altre informazioni su: http://www.litaliasonoanchio.it/

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