Strage di Beslam. 'Noi' in mezzo a 'loro'.

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di ALESSANDRO ROBECCHI
Vale sempre quello che diceva il vecchio Vonnegut: non c’è niente di
intelligente da dire a proposito di un massacro. Solo, forse, che il
concetto di scontro di civiltà tanto in voga tra i crociati di entrambe le
parti andrebbe rivisto. Non ci sono due civiltà che si ammazzano
barbaramente a vicenda (noi contro loro) come piacerebbe a Oriana & Osama,
ma i vertici, le élites politiche ed economiche di due schieramenti che
ammazzano la gente che sta in mezzo. I ragazzini di Beslan sono la
fotografia della situazione: presi in trappola tra due follie
contrapposte, tirassegno d’allenamento tra due eserciti stupidi e rozzi
come soltanto gli eserciti sanno essere. Di qui l’indipendentista
aspirante martire e di là lo zar che non cede e mostra i muscoli: in mezzo
rimane il ragazzino osseto, stritolato, innocente, effetto collaterale,
briciola inevitabile. Questa volta. Le altre volte erano i pendolari
madrileni, gli impiegati di New York, i civili di Falluja, i passeggeri
degli autobus di Gerusalemme o degli aeroplani russi, i bambini
palestinesi bombardati e chiusi dietro un muro, i ragazzini di Kabul. Ecc.
ecc, aggiungete a piacere, riempite qualche riga pure voi di gente
innocente che ci lascia la pelle, l’elenco della barbarie è infinito.
Dalla Cecenia a Guantanamo, è uno scontro di civiltà? Se ammettiamo questa
ipotesi bisogna subito aggiungere un corollario: civiltà comandate da
teste di cazzo.
Il (debolissimo) pensiero emergente vorrebbe questo: che si considerasse
il mattatoio quotidiano come uno scontro tra occidente e islam, tra buoni
che devono difendersi (noi, ovviamente) e cattivi che attaccano (loro).
Mentre se si fa la conta dei morti e dei feriti, delle sofferenze e dei
traumi, si scopre che ci sono due leadership di pazzi (loro Bush, loro
Osama, loro Putin, loro terroristi) contro circa sei miliardi di persone
che non c’entrano niente e che temono di finirci in mezzo (noi). Noi che
andiamo a scuola o a prendere il treno, o che finiamo per sbaglio sulla
traiettoria di un missile o con gli elettrodi attaccati alle palle in una
prigione. E’ solo un piccolo cambio di prospettiva, uno spostamento della
visuale, ma credo che in questo senso sì, sia possibile vedere una reale
contrapposizione tra «noi» e «loro»: noi le vittime e loro quelli che
sparano, da una parte o dall’altra, circondati da ideologi e consiglieri e
affaristi e strateghi della forza furbi come faine, che abitino in una
grotta sperduta o in una casa bianca a Washington. Tanto per piccolo
esercizio, basta un’occhiata ai manifesti ideologici: i siti più trucidi
della Jihad non hanno nulla da insegnare quanto a desiderio di dominio,
alle patinate home page dei pensatoi Usa che spiegano e spingono il New
American Century. C’è una specularità tra queste due follie, una
somiglianza ideologica: da entrambe le parti il pallino è in mano ai
falchi, la prevalenza dello stronzo è conclamata in ognuna delle fazioni
in lotta. Sei miliardi di moderati guardano attoniti e stanno nel mezzo.
Intendo in questo caso per ‘moderati’ tutti quelli che rivendicano come un
diritto di non essere ammazzati né da un falco né dall’altro e né da tutti
e due come nella scuola di Beslan. Anche altre letture convincono poco. Le
democrazie sono sotto attacco, ci dice Mauro su Repubblica. Vero, ma non
ci dice quanto virtuali siano queste democrazie. Che se ci fosse stata una
vera democrazia in Spagna, in Iraq non ci sarebbero andati, e non
avrebbero raccolto duecento cadaveri (nostri!) alla stazione di Atocha.
Uguale per l’Italia. Uguale per il Regno Unito di mr. Blair. Se gli
americani fossero informati come tutti pensiamo dovremmo essere in una
democrazia, saprebbero che Saddam non era Osama e forse si sarebbero
opposti alla guerra, chissà, non si sa mai cosa può combinarti la
democrazia se per caso ti metti ad applicarla. L’esercizio di cercare chi
ha cominciato, che è stato il primo, indagare su chi è stato più stronzo
con chi negli ultimi duecento anni, può spiegare molte cose, ma non
allontana il mirino da quelli che stanno in mezzo, che siamo noi, parecchi
miliardi di scudi umani. Sinceramente, credo che dovremmo cominciare a
prenderla proprio come una questione personale, dopotutto è a noi – a noi
sei miliardi di ragazzini di Beslan – che queste due bande di stronzi
sparano addosso.

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