24 settembre 2018

Strage di via Pistoiese. Due nuovi indagati per la rotonda maledetta

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Il consulente del pubblico ministero Leopoldo De Gregorio, il professor Alfredo Micucci della facoltà di ingegneria dell’Università di Bologna, l’aveva messo per iscritto alla fine dell’anno scorso: la maledetta rotonda di via Pistoiese — dove avvenne l’incidente della notte di Befana del 2008 in cui morirono tre ragazzi — è stata realizzata in modo difforme dal progetto originario. Ha cioè una forma ellettica che provocherebbe una sorta di inganno visivo negli automobilisti che la impegnano.

E’ per questo motivo che si è arrivati a una svolta sul secondo binario dell’inchiesta sulla morte delle due sedicenni Margaux Page e Francesca Sacchetti e del diciannovenne Mario Magnolfi: il primo è quello del guidatore della Lancia Y, il 19enne Gianmarco Tani, per il quale è stato raggiunto un accordo fra accusa e difesa su un patteggiamento a due anni e sei mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena e l’impegno all’attività in lavori socialmente utili. La svolta riguarda l’iscrizione nel registro degli indagati del direttore dei lavori di quella rotonda, il geometra in pensione Mario Ricciardi, e dell’impiegata comunale Carla Guerrini. Ai due — difesi dagli avvocati Gabriele Zanobini e Felice Cecchi — la procura contesta il concorso in omicidio colposo plurimo.

Per il pm De Gregorio, la rotonda della morte che si trova fra via Pistoiese e via Golubovich avrebbe dovuto essere circolare e così non è: ha una forma ovoidale che potrebbe esser stata preferita per favorire il transito dei bus più grandi in servizio all’Ataf. Una forma che però confonderebbe gli automobilisti nell’imboccarla. In base agli accertamenti, infatti, la Lancia Y non toccò proprio per niente la rotonda. Tani la vide solo all’ultimo momento e vi si immise a velocità troppo elevata: secondo il rapporto dei vigili, l’utilitaria non avrebbe avuto una velocità inferiore ai 70-80 chilometri orari, dato che fu ritrovata con la terza marcia innestata. E’ presumibile che Tani si fosse accorto di essere arrivato «lungo» sulla rotonda e che abbia disperatamente tentato di rallentare la corsa, frenando e scalando le marce. Ma il ragazzo perse subito il controllo della macchina.

Urtò prima il marciapiede di destra e poi scartò a sinistra contro il cordolo al centro della carreggiata che fece da trampolino: la Y s’impennò, imbarcandosi a destra e riatterrando a tutta velocità su quel fianco per poi finire la corsa contro l’albero sul lato opposto della direzione di marcia. Un impatto violentissimo e sfortunato perché avvenuto con la parte posteriore del tettuccio dell’utilitaria, una zona strutturalmente debole delle auto normali. E per i tre giovani seduti dietro non ci fu niente da fare.

Fonte La Nazione

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