Strage dei Georgofili. “Il pendolo della politica e i nomi fantasma”

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di Giampiero Calapà

“Ci sentiamo presi in giro per l’ennesima volta. Sono anni che girano i nomi di Berlusconi e  Dell’Utri attorno alle inchieste sui mandanti occulti delle stragi del ‘93, ma anche questa volta non ci toglieremo il dubbio, anche questa volta l’aria è cambiata improvvisamente ed è cambiata dopo l’intervento di Napolitano”. Usa queste parole Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione vittime di via dei Georgofili. Per lei gli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Firenze sulla strage del ‘93 sarebbero stati condizionati dalla politica, anche da quanto il Quirinale ha detto sulla necessità che “la magistratura si attenga alle sue funzioni” perché “nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza”.

Secondo lei, quindi, la procura di Firenze si sarebbe fatta condizionare?

Noi confidiamo nella magistratura, ma i giudici avranno i telefoni caldi, altrimenti non si spiega questa nuova frenata. È evidente l’azione trasversale in corso fin dal ‘93 con cui la politica cerca di nascondere la verità. Sono 16 anni ormai, che quando sembra che si sia arrivati al dunque, l’indagine vira su un altro pesce piccolo, di questo si tratta quando si parla di esecutori. Noi abbiamo sempre detto che non tutti gli esecutori materiali già noti furono condannati nel modo giusto. Ma questo non basta più. Vogliamo sapere chi tirava le fila dall’alto, lo dobbiamo ai nostri figli che abbiamo perso in via dei Georgofili il 27 maggio 1993.

Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha parlato di un altro esecutore, appunto. Però ha confermato che la nuova indagine debba rivedere il contesto generale che portò alle bombe.

Ottenere dopo tutto questo tempo uno o due ergastoli in più alla mafia non è il massimo del risultato per nessuno oggi. Dopo che a molti politici è ritornata la memoria, dopo che molti si sono improvvisamente ricordati nuovi particolari. Ma tutto questo non porta mai al vertice, noi non vogliamo dire che Berlusconi e Dell’Utri siano colpevoli. Vorremmo toglierci il dubbio, però. Alla fine il modus operandi è sempre quello: si rispolverano incartamenti dagli scaffali, si aggiungono altri incartamenti e poi si rimettono tutti negli stessi scaffali”.

Secondo lei, invece, in un momento di tale pressione, la Procura di Firenze non ha voluto in questo modo tutelare le indagini? Considerando anche che in passato le posizioni di Berlusconi e Dell’Utri furono già archiviate per mancanza di prove.

È possibile che questo sia il senso di quanto ha detto ieri Quattrocchi. È anche vero, però, che a furia di tutelare le indagini non siamo arrivati mai a niente. La mia impressione è che si sia ritornati indietro, che si sia frenato in un momento in cui stava di nuovo emergendo qualcosa di serio. Non riesco a spiegare diversamente la frenata del procuratore, arrivata nel giorno in cui i giornali di Berlusconi annunciavano invece che il premier e Dell’Utri sono indagati per mafia. Ora attendo di ascoltare le parole di Piero Grasso e dei magistrati di Palermo. Oggi noi saremmo dovuti andare in via dei Georgofili, con le telecamere di La7, per Exit, ma ci hanno fatto sapere che la trasmissione è stata rinviata. Tutti frenano, di nuovo.

Fonte Il Fatto

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