19 settembre 2018

«Strage dei Georgofili decisa in villa». Nuovo indagato per uno dei misteri di Italia

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Francesco Tagliavia, già detenuto, è stato raggiunto da una misura cautelare disposta: l’uomo sarebbe tra gli organizzatori degli attentati a Firenze, Milano e Roma

FIRENZE – La strage dei Georgofili, avvenuta a Firenze il 27 maggio del 1993, venne discussa durante una riunione «tenutasi in un villino» nel comune di Santa Flavia (Palermo), alla quale parteciparono Gaspare Spatuzza, Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Cosimo Lo Nigro e Francesco «Ciccio» Tagliavia. E’ quello che emerge dall’ordinanza notificata in carcere al boss di Brancaccio, Francesco Tagliavia, 56 anni, riportando quanto riferito dal pentito Gaspare Spatuzza che il procuratore capo, Giuseppe Quattrocchi, ha definito molto attendibile.

Così, a 17 anni dalle stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, la procura di Firenze ha individuato un altro responsabile. In carcere a Viterbo, gli uomini della Dia di Firenze hanno notificato un’ordinanza di arresto a Francesco Tagliavia, già all’ergastolo per l’omicidio di Paolo Borsellino e adesso accusato di essere fra gli organizzatori degli attentati con autobombe del 1993-’94, oltre a quelli falliti a Maurizio Costanzo, allo stadio Olimpico e contro il pentito Totuccio Contorno. Secondo la procura di Firenze, Tagliavia, boss della famiglia palermitana di Corso dei Mille – accusato anche di 26 omicidi compiuti nel gruppo di fuoco di Riina – avrebbe messo a disposizione i suoi uomini per l’esecuzione delle stragi.

Riguardo Tagliavia, il gip spiega che dagli elementi acquisiti risulta che «ha partecipato, quale capo famiglia di Corso dè Mille, alla riunione ove è stato organizzato l’attentato a Firenze». Riferendosi all’incontro, «in tale sede (nella villa a Palermo, ndr) – scrive il gip – venne detto che c’era da fare un lavoro a Firenze, che la prospettiva era di colpire beni del patrimonio artistico». «Scopo della riunione – scrive il gip – così disse Giuseppe Graviano (secondo lo Spatuzza), era decidere sulla necessità di compiere questo attentato e sulle modalità esecutive dello stesso. Precisava poi che lui, Lo Nigro, Barranca e Giuliano erano stati incaricati di eseguire quel delitto e che l’autobomba fu collocata un centinaio di metri più distante rispetto all’obiettivo programmato». «Secondo Spatuzza – aggiunge il gip – Giuseppe Graviano, Messina Denaro e Ciccio Tagliavia avevano in quel contesto medesimo ruolo decisionale ed erano lì presenti per spiegare (agli uomini di Tagliavia, cioè Giuliano, Barranca e Lo Nigro, definiti «i tre ragazzi», ndr), incaricati dell’esecuzione dell’attentato, cosa dovevano fare». Riferendosi alle dichiarazioni del collaboratore Pietro Romeo, «affermava – scrive il gip – di aver saputo da Giuliano che a Firenze furono lui e Lo Nigro a collocare l’autobomba e che Spatuzza, coinvolto nell’esecuzione del delitto, era in quella fase rimasto in casa». «I soldi per finanziare le trasferte per eseguire le stragi – aggiunge il gip riferendosi a quanto spiegato da Romeo – circa 5-10 milioni a testa, provenivano da quest’ultimo (Tagliavia, ndr) ed erano tratti dall’attività di estorsione ai commercianti».

Tagliavia, secondo quanto spiegato, è indagato per strage, devastazione, detenzione di un ingente quantitativo di materiale esplosivo, in concorso con altre persone, tra le quali Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, Matteo Messina Denaro, Bernardo Provenzano, Salvatore Riina e Vittorio Tutino, tutti già condannati per l’inchiesta fiorentina sulla campagna stragista di Cosa Nostra. Gli inquirenti contestano a Tagliavia di aver contribuito alla realizzazione degli attentati, essendosi attivato, in ragione anche della sua collocazione ai vertici della famiglia di Corso dei Mille, nell’organizzazione dei fatti di strage, e nella gestione della fase attuativa dei delitti, mettendo a disposizione alcuni esecutori e finanziandone le relative trasferte. Alla nuova ordinanza di custodia cautelare si è arrivati dopo oltre due anni di indagini – dirette dalla procura della Repubblica di Firenze e svolte dalla Dia di Firenze in collaborazione con i centri operativi della Direzione investigativa antimafia di Roma e Palermo – che hanno interessato Toscana, Sicilia, Lombardia, Abruzzo, Lazio e Marche. Nel corso dell’operazione sono state eseguite diverse perquisizioni a Palermo, L’Aquila, Padova e Parma, nei confronti di soggetti «del contesto relazionale dell’indagato», con la collaborazione dei Centri operativi Dia di Padova, Roma e Palermo e di personale della polizia penitenziaria.

«Un contributo assolutamente determinante, forse primario, è stato fornito dal collaboratore Gaspare Spatuzza». A parlare è il procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi sul nuovo arresto di Francesco Tagliavia per l’inchiesta sulle stragi del ’93. Quattrocchi ha spiegato che «Spatuzza ha riferito circostanze e richiamato persone, situazioni e occasioni che hanno trovato rispondenza in una serie di verifiche che vedevano Tagliavia organicamente inserito in Cosa nostra e capace di manovrare forze operative, gli esplosivisti, che da lui dipendevano e che lui ha orientato nella preparazione e nell’esecuzione delle stragi». «Fate sapere a madre natura di fermare il bingo». È quanto dissero, secondo il collaboratore di giustizia Spatuzza, Francesco Tagliavia e il padre Pietro a Cosimo Lo Nigro, affinchè lo riportasse a Giuseppe Graviano, riferendosi alle stragi. Il colloquio sarebbe avvenuto il 12 gennaio del 1994 durante l’udienza di un processo. A riferirlo è stato proprio Quattrocchi, spiegando che il racconto «univocamente orientato» del collaboratore di giustizia Spatuzza ha trovato riscontri «anche in dettagli per noi importanti per verificarne l’attendibilità». «Spatuzza – ha spiegato Quattrocchi – ha fatto riferimento a un incontro fra Tagliavia e suo padre durante il quale avrebbero detto a Lo Nigro di riferire a Graviano che si dovevano fermare gli attentati. Abbiamo individuato l’occasione in cui sarebbe avvenuto. Tagliavia chiede di fermare il bingo, che noi riteniamo siano gli attentati». «Questo dimostra – ha aggiunto Quattrocchi – che non è Tagliavia che decide, perchè dopo, di stragi ce ne sono state altre. Ma Tagliavia è un personaggio che parla di stragi, che fa proposte a “madre natura”, il quale, a quanto pare, la pensava diversamente».

Francesco Tagliavia è tra i condannati all’ergastolo per la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992, nella quale morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Arrestato nel 1993, Tagliavia è attualmente detenuto nel carcere di Viterbo dove oggi gli è stata notificata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Firenze nell’ambito dell’indagini per le stragi in continente del ’93, in via dei Georgofili a Firenze (27 maggio), in via Palestro a Milano (27 luglio) e alle chiese di San Giovanni in Laterano e di San Giorgio al Velabro a Roma (28 luglio), e per i fallitti attentati a Maurizio Costanzo (14 maggio 1993), al pentito Totuccio Contorno (14 aprile 1994) e allo stadio Olimpico (23 gennaio 1994).

Fonte Corriere.it

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